Il Tribunale del Riesame ha accolto il ricorso della difesa di Salvatore Iacolino e disposto la restituzione degli 87.790 euro sequestrati nella cassaforte della sua abitazione. Secondo i legali Giuseppe Di Peri, Arnaldo Faro e Pietro Canzoneri, la somma era pienamente compatibile con i redditi familiari. Le motivazioni del provvedimento, firmato dal collegio presieduto da Simona Di Maida, si conosceranno entro 45 giorni.

Dopo il sequestro probatorio, la Procura di Palermo aveva disposto anche quello preventivo, ritenendo che il denaro potesse essere provento di corruzione. I soldi, custoditi in tre buste, una sacca e un borsello, erano stati indicati come possibile riscontro del presunto patto corruttivo tra Iacolino e l’imprenditore favarese Carmelo Vetro.

Per l’accusa, Iacolino avrebbe messo a disposizione i propri contatti nella pubblica amministrazione per favorire Vetro e soggetti a lui vicini. La difesa ha invece sostenuto che si trattasse di risparmi leciti, accumulati tra il 2009 e il 2014, fra stipendi pubblici, esperienza da europarlamentare e somme riconducibili anche ai regali di matrimonio della figlia. A supporto del ricorso è stata depositata una consulenza sui prelievi.