Non sappiamo se anche per Schifani e il suo governo, come per Eliot nell’avvio della “Terra Desolata”, aprile sia il più crudele dei mesi. Se cioè la crisi strisciante che attraversa i partiti della maggioranza dopo il referendum sulla giustizia perso malamente, si muterà in crisi vera o resterà come disagio permanente per l’anno che ormai ci separa dalle elezioni.
Secondo l’ex ministro Cardinale, bisogna essere ottimisti. Tutto si aggiusterà al più presto. Sarebbe infatti follia mettere in crisi vera il governo senza alternative reali. Eppure, continuano i rinvii, le esitazioni, le attese. E sembra emergere una dialettica interna a Forza Italia che tende a metterne in discussione l’assetto attuale. Per non dire delle consultazioni che la Famiglia svolge e che sembrano riguardare anche la Sicilia.
Tutto è coperto dalla tragedia della guerra in Iran che si aggiunge a quelle in Ucraina, in Palestina e Libano. E tende a rendere inquieti i giorni e le notti della politica siciliana: perché gli effetti di quelle guerre coinvolgono i siciliani, sia per il prezzo dell’energia che per l’incertezza che gettano sui mercati. A nulla vale sperare che le cose si risolvano da sole data la evidente impotenza italiana ed europea di fronte alla determinazione implacabile e maniacale con cui l’alleato (o ex tale?) americano si muove sulla scacchiera internazionale.
Il fatto è che, come è stato detto, la politica priva del riferimento istituzionale ed internazionale, diventa una grande volgarità. Si riduce a calcolo sugli assetti di potere, a scambio di consenso contro benefici a carico dell’erario, a disputa sulla quantità di ridicolo di cui ciascuno è responsabile. Senza avvedersi che uno scambio di accuse di questa natura comporta sempre il rischio che la visione popolare si confermi in un complessivo giudizio di inattendibilità. Che è già largamente presente nel rifiuto di recarsi alle urne per le scadenze ordinarie.
Insomma, siamo in una primavera difficile e per molti aspetti incomprensibile. Che richiede coraggio, visione e tempestività di scelte. Sempre più difficili da compiere. Nel frattempo, si muore nel mondo e si stenta in una regione che vede impallidire le proprie già scarse opportunità di lavoro. È vero che i conti sembrano tornare in ordine. Anche per merito di un bravo assessore al ramo. Ma questo non basta a compensare ritardi decennali che riguardano sanità, trasporti e salvaguardia del territorio. Tutte questioni che amareggiano il governo e lo rendono o fragile nonostante la buona volontà: ma il rimedio quale sarà? Durare ad ogni costo continuando una estenuante navigazione a vista. Oppure tentare di cambiare verso e passo ad una politica fragile ed esposta.
Qui è il nodo che non si scioglie solo con il buon volere. Occorre una strategia e una lungimiranza. Che per adesso non si vedono. Ma aprile passa come tutti i mesi e dopo viene il maggio che potrebbe essere radioso oppure recare ancora nuvole come in uno scenario inquieto e imprevedibile. Mentre continua la fuga dei siciliani verso altre aree meno disagiate. Il quesito sull’esito delle attuali difficoltà non si scioglierà presto. Non da solo. Nonostante le speranze e la volontà di fare bene. Continuerà l’angoscia per le mete mancate, gli obiettivi falliti, le speranze mal riposte. Continuerà la crudeltà di una stagione fatale dell’autonomia speciale. Eppure, è di nuovo primavera.


