In Sicilia ci sono categorie che non passano dai concorsi e non vincono elezioni. Attraversano governi e scandali, e non temono neppure le bonifiche. Sono i pagnottisti: una specie adattabile, tenace, mimetica, sempre a un passo dal comando. Il punto è che la Regione continua a mostrarsi permeabile alla loro presenza.

Negli ultimi anni il turismo è stato il laboratorio più generoso di questa pratica. È lì che il pagnottismo ha smesso di essere una patologia collaterale ed è diventato un metodo di governo. Promozione, eventi, festival, vetrine, produzioni, storytelling: un mercato permanente della visibilità, in cui il confine fra interesse pubblico e convenienza politica è diventato sempre più rarefatto, dando la possibilità a costoro di incunearsi.

Dentro questo quadro, Manlio Messina è il punto di partenza (ma non d’arrivo). Non solo per il ruolo avuto nella stagione nera della corrente turistica, quella di Cannes e di SeeSicily, dello spendi e spandi elevato a sistema. Il Balilla è stato uno dei protagonisti della stagione in cui il turismo ha smesso di essere costruzione dell’offerta ed è diventato soprattutto palcoscenico e immagine. SeeSicily doveva aiutare il comparto nel dopo pandemia; è finita nei rilievi europei, con quasi 21 milioni di spese irregolari o non certificate. Cannes non è stata una stonatura. È stata la manifestazione più impudica di una visione. E in quella visione qualcuno ha mangiato più degli altri.

L’ex capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, fuoriuscito dal partito dopo il caso Auteri (e i contributi assegnati alle associazioni amiche), aveva promesso di parlare, di “aprire il telefono”, di spiegare “cosa muove me e cosa invece muove chi gestisce il partito di Fratelli d’Italia”. Poi ci ha ripensato (dando comunque appuntamento a sabato prossimo su Omnibus). Secondo Repubblica, sul suo passo indietro ha pesato la moral suasion arrivata dai piani alti del melonismo. Tradotto: c’erano fili che era meglio non spezzare. E Messina ha preferito rimettere il telefono in tasca.

L’ex assessore oggi fa il deputato semplice e si occupa d’aviazione, ma il suo metodo continua a proliferare. Il governo Schifani – con dentro l’erede di Messina: Elvira Amata, sotto inchiesta per corruzione – ha blindato una corposa operazione Rai per il biennio 2026-2027. Ma la tavola non finisce con la concessionaria pubblica. Nel decreto con cui la Regione avvia la campagna, accanto ai 3 milioni e 856 mila euro destinati all’acquisto degli spazi editoriali sulle reti Rai, compare già un’altra voce assai più interessante: 800 mila euro nel 2026 e altri 800 mila nel 2027 per i “servizi connessi all’organizzazione della trasmissione L’anno che verrà”. E lo stesso decreto precisa che per questa fetta si aprirà una procedura ulteriore per individuare gli affidatari. Ed è in quel mercato che, in Sicilia, i pagnottisti cominciano di solito a sentire l’odore del pane. Non basta sapere chi comparirà in video. Ma chi monterà la macchina, chi organizzerà, chi produrrà, chi entrerà nella filiera dei servizi esterni.

Il nome di Maurizio Scaglione, allora, riaffiora quasi da sé. E’ lui l’interprete di un altro modello che ha fatto scuola (ma ha tagliato fuori i potenziali allievi: il povero Tony Siino – esperto per la comunicazione del presidente della Regione – si era aggiudicato, in partnership con Digical, una commessa da 175 mila euro per la Bit di Milano, beccandosi i rimbrotti e un’interrogazione dal Pd). La specialità di casa Scaglione è costituita dagli affidamenti diretti per video, format, racconti istituzionali, produzioni promozionali: un rosario di commesse che ad altri restano precluse e che a lui, invece, sembrano arrivare con invidiabile regolarità. Soprattutto da Palazzo d’Orleans. Non bastavano gli 87 mila euro per venti video, i 30 mila per la prima edizione di “Sicilia Gourmet”, i 48 mila per la seconda, i 79 mila per “Invito in Sicilia”. Sono spuntati pure altri due video da 8.748 euro per il Castello Utveggio.

Il pagnottismo, però, non riguarda solo il turismo. Contagia anche il cuore politico del governo. Lo dimostra il piano di comunicazione dell’assessorato all’Economia: 600 mila euro in tre anni per “migliorare la reputazione dell’Amministrazione regionale”. E qui il cortocircuito si fa ancora più istruttivo. Con l’ultima Finanziaria, l’Ars ha istituzionalizzato per il triennio il contributo all’editoria: tre milioni per l’editoria giornalistica e uno per quella libraria. Solo che, fra le tante misure sbandierate dal governo, proprio la legge sull’editoria è rimasta impantanata, ancora in attesa della misura attuativa. Per raccontare meglio se stesso, il governo corre. Per sostenere davvero il pluralismo dell’informazione, si muove con una lentezza esasperante.

La prova generale di tutto questo sarà presto sotto gli occhi di tutti: gli ottant’anni dello Statuto al Castello Utveggio. Un appuntamento con la storia che rischia di diventare l’ennesimo rito dell’autoreferenzialità, con tutto il catering relazionale che di solito accompagna queste operazioni: produzioni, incarichi, confezioni d’immagine. E soprattutto questo pesa un’assenza eloquente. Sergio Mattarella ha scelto di non esserci: per quel giorno ha preso un altro impegno. È anche un modo per prendere le distanze da un contesto in cui la promozione, troppo spesso, ha finito per divorare il senso delle cose.

E allora eccoli, i pagnottisti di ieri, oggi e domani. Quelli di ieri hanno trasformato il turismo in una macchina di consenso e comparsate. Quelli di oggi prosperano tra affidamenti, format e produzioni su misura. Quelli di domani sono già in fila, pronti a contendersi la prossima celebrazione da impacchettare.

Il M5s presenta mozione di censura contro Amata

“La gestione dell’Assessorato al turismo delle ultime due legislature, anche a prescindere da eventuali responsabilità penali, si è rivelata oltremodo opaca, inefficiente ed inadeguata a rispondere alle esigenze dei cittadini siciliani. L’avviso di conclusione indagini da parte della magistratura – nel quale, secondo quanto si apprende da fonti stampa, si ipotizzano delle gravi irregolarità nella gestione dei fondi da parte dell’attuale assessore al Turismo – e la successiva richiesta di rinvio a giudizio, costituiscono solo l’ultima, clamorosa, manifestazione delle criticità che da tempo affliggono l’operato dell’assessorato regionale al Turismo, Sport e Spettacolo. Nonostante la gravità delle contestazioni emerse e l’evidente inadeguatezza della gestione, il presidente della Regione, però, non ha ritenuto opportuno adottare alcun provvedimento a tutela dell’interesse pubblico e dei cittadini siciliani. Pertanto si esprime censura nei confronti dell’assessore regionale del Turismo, dello Sport e dello Spettacolo On. Elvira Amata, per aver mal espletato le funzioni connesse al suo ruolo”.

Lo scrivono i deputati regionali del Movimento 5 Stelle nella mozione di censura appena depositata all’Ars per chiedere al presidente della Regione Schifani di “provvedere senza indugio alcuno alla rimozione immediata” della componente del suo governo. Hanno sottoscritto l’atto tutti gli undici componenti del gruppo M5S e il deputato di Controcorrente Ismaele La Vardera.

Nelle quattro pagine della mozione, i parlamentari 5 Stelle ripercorrono alcuni dei flop dell’assessorato, ben prima dell’insediamento di Elvira Amata, che però “non ha posto in essere nessun intervento per rimediare alle gravissime irregolarità riscontrate con riferimento ai casi See Sicily e Cannes” che vengono ricordati nella mozione.

Il progetto “See Sicily”, nato per sostenere il comparto turistico, ha evidenziato gravi limiti nella sua attuazione. Grazie all’azione dei gruppi di opposizione e a diverse inchieste giornalistiche è emerso che “solo una minima parte dei fondi” sarebbe stata destinata ai voucher per i turisti, mentre la quota prevalente sarebbe stata assorbita dalla comunicazione. L’intervento è stato inoltre oggetto di un audit con esito “parzialmente negativo”, che ha rilevato “diverse irregolarità con impatto finanziario”, sfociate anche in accertamenti della Corte dei Conti. Analogamente critica la gestione della partecipazione al Festival di Cannes con il progetto “Sicily, Women and Cinema”, finanziato con 3,7 milioni di euro senza bando pubblico, con affidamento diretto a una società con sede in Lussemburgo giustificato da presunti requisiti di esclusività che le verifiche dell’Avvocatura regionale hanno evidenziato essere inesistenti. L’operazione, tra l’altro, presentava costi particolarmente elevati per servizi accessori e promozionali, a fronte dei quali non emerge una chiara ricaduta economica per il territorio.

“Le inefficienze e le opacità nella gestione dell’assessorato del Turismo, dello Sport e dello Spettacolo – si legge nella mozione – hanno più volte reso necessaria la presentazione di atti parlamentari su tematiche disparate e sono state al centro di numerosissime critiche da parte della cittadinanza e della stampa. A titolo esemplificativo si riporta: la totale inadeguatezza degli stanziamenti per il F.U.R.S.; l’esclusione del film su Biagio Conte; i finanziamenti della Sicilia Film Commission”.

Alla gestione Amata il M5S contesta anche il flop dei fondi FSC per le imprese turistiche e per il potenziamento degli impianti sportivi dei Comuni siciliani. “Nonostante il clamore con cui, il 27 dicembre 2024, l’assessorato ha annunciato lo stanziamento di 135 milioni di euro FSC per le imprese turistiche siciliane, a oltre un anno di distanza nessuna impresa ha ricevuto un solo euro. Analoga sorte è toccata ai 120 milioni di euro stanziati per il potenziamento degli impianti sportivi dei Comuni siciliani. A distanza di oltre un anno le risorse rimangono completamente inutilizzate.