È l’amministrazione bellezza! La Corte dei conti informa sullo stato d’attuazione del Piano nazionale di Ripresa e Resilienza. Mette in evidenza quanto sia deteriorato il quadro. Due terzi delle opere previste e approvate in sede comunitaria restano ancora da completare. Il dato è ancora peggiore in Sicilia, regione speciale. Perché qui lo stato di avanzamento è più indietro. Fino a compromettere il risultato finale che dovrebbe essere raggiunto entro agosto di quest’anno.
Il criterio della prossimità, si è risolto nella prevalenza di logiche assistenziali e clientelari. Qui le amministrazioni sono state strutturate con un metodo di reclutamento quasi sempre volto ad eludere la previsione costituzionale del concorso pubblico, la scelta in base al merito. Prevalendo quasi del tutto l’assunzione che Cassese ha definito “a scoppola” e cioè preferendo amici e qualche volta anche parenti, ai giovani più preparati.
Con l’ovvio risultato che a gestire la cosa pubblica e gli affari locali sono stati chiamati, in generale e salvo lodevoli eccezioni, sprovveduti, specificamente ignoranti, pavidi e asserviti agli interessi della classe politica. Sempre meno colta e autorevole anch’essa col passare del tempo. Mentre i giovani migliori se ne vanno. E l’amministrazione invecchia male.
La Sicilia, e anche la Calabria devono infatti “confrontarsi con una macchina amministrativa meno consolidata rispetto alle regioni settentrionali.” Le realtà del Nord beneficiano di “strutture burocratiche più fluide e di una maggiore capacità di convalida dei pagamenti”. Mentre la Sicilia “risente di fragilità strutturali e di un turnover del personale non ancora completato”.
Un quadro allarmante e deprimente. Che dovrebbe essere ben chiaro all’Ars, titolare di competenza esclusiva nella materia dell’ordinamento proprio e degli enti locali. Invece di apprestare una irrinunciabile e assai tardiva riforma del sistema delle autonomie, avvalendosi della competenza assegnata dallo Statuto, si va avanti a forza di mance e piccoli favori ai comuni in cui si sono presi i voti. Tutti finanziariamente stremati.
Così l’autonomia agonizza e rischia di morire. E con essa i servizi che sono a rischio di collasso. Si reclamano più finanziamenti, senz’altro necessari. Ma continuare a mettere benzina in un carburatore intasato e inefficiente significa perdere tempo. Come lavare la testa all’asino.
Schifani che legittimamente vuole durare potrebbe fare come Clemanceau, il quale diceva: “Quando sono in difficoltà vado in Parlamento, prometto una riforma dell’amministrazione. Tutti si mettono a ridere e il governo va avanti.” Magari non proprio come un treno che in Sicilia va lentissimo e spesso non c’è proprio.


