Per parlarne è presto, ma le danze le ha aperte lei, Giorgia Meloni. “Non è detto che non possa superarsi anche un altro grande tabù, quello di avere un presidente della Repubblica che non è di centrosinistra”, ha pronunciato la premier ai microfoni di Rete4. S’affolla già, a distanza di tre anni, la lista dei quirinabili. Per il Colle sono parecchi i nomi di Fratelli d’Italia. “Giorgia presidente della Repubblica? Lo escludo”, dice chi milita con lei da una vita. Anche se la premier sarà eleggibile dall’anno prossimo, quando avrà compiuto 50 anni, in pole oggi spuntano il sottosegretario Alfredo Mantovano, il ministro della Difesa Guido Crosetto e “occhio a Raffaele Fitto”, dicono i meloniani, visto il suo standing e il fatto che la Commissione europea scadrà proprio nel 2029. Voci che rimbalzano tra gli altri partiti di centrodestra. E in Forza Italia non tramonta il sogno di Antonio Tajani.

“Nel nostro campo ci sono personalità importanti, qualificate e autorevoli per ricoprire quel ruolo”, mette a verbale il portavoce berlusconiano, Raffaele Nevi, che non si sbilancia di più. Fedelissimo del ministro degli Esteri, è chiaro che in Forza Italia il nome è uno. Ma la ricerca di un profilo più moderato per il Colle sarà tema dei prossimi anni. Soprattutto, dipende tutto da quale coalizione uscirà vincente alle urne.

Il salto di livello, però, c’è tutto. Meloni, ospite di Nicola Porro a Mediaset, non inciampa in un ostacolo di percorso. Anzi, compie una mossa meditata. Come ragionano in FdI, la premier “non ha bestemmiato”, ma solo voluto ribadire “cosa c’è in palio” alle prossime elezioni. Chi uscirà vincente avrà la chance di nominare il prossimo presidente della Repubblica. Un richiamo anche al fenomeno Vannacci, che con Futuro Nazionale rischia di far saltare la coalizione di centrodestra. In via della Scrofa temono che il generale stia alzando l’asticella, così da farsi dire di no e non passare lui come un impedimento. Ma per il centrodestra, dove tutti e tre i maggiori partiti poco gradiscono il protagonismo dei vannacciani, è una questione di “coerenza” e l’alleanza con Vannacci non è affatto certa.

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