Dopo la bomba, il depistaggio.
Ne sono convinti, secondo quanto riportano le cronache, gli inquirenti della procura di Roma che stanno acquisendo le numerose interviste di Valter Lavitola rilasciate quotidianamente a giornali e tv: il presunto mandante dell’attentato a Sigfrido Ranucci starebbe, attraverso le sue dichiarazioni pubbliche, tentando di condizionare e deviare il corso delle indagini. E’ un’altra anomalia di questa inchiesta, che però è figlia di un’altra anomalia più grande: la mancata adozione di misure cautelari nei confronti di Lavitola. C’è una sproporzione enorme tra il capo d’imputazione e il trattamento di riguardo riservato all’indagato. Un unicum nella storia repubblicana per un’inchiesta su una strage aggravata dal metodo mafioso. Astraiamoci dal caso specifico. Era possibile immaginare, prima del caso Lavitola-Ranucci, che la persona indagata per essere il mandante di un commando che ha messo una bomba ai danni di un personaggio di rilevo nazionale fosse lasciata libera durante la perquisizione di parlare con la vittima? E che poi fosse lasciato libero, nei giorni successivi, di comunicare con il suo factotum, nel frattempo allontanatosi in un paese esotico, indagato per aver ingaggiato il commando terroristico-mafioso?
E che poi fosse lasciato a piede libero, e soprattutto a bocca libera, in E che poi fosse lasciato a piede libero, e soprattutto a bocca libera, in grado cioè di usare le interviste e i giornali per mandare messaggi trasversali ai presunti complici e alla vittima? A chiunque sarebbe sembrata una follia. Eppure è esattamente ciò che è accaduto, e sta accadendo, in questa surreale vicenda.
Durante la perquisizione, che tra l’altro prevedeva il sequestro dei telefoni cellulari, Lavitola ha telefonato a Ranucci e gli ha scritto dei messaggi. Poi ha parlato con il suo uomo di fiducia, Clesio Tavares Gomes, che secondo l’accusa ha messo a disposizione l’auto agli esecutori materiali dell’attentato e che dopo la bomba se n’è andato in Camerun. E questo sebbene, secondo gli inquirenti, Lavitola sia “il soggetto dal quale dipende il ritorno in Italia” di Gomes. In sostanza, da oltre una settimana Lavitola parla con tutti. Tranne che con i pm


