È difficile comprendere se per insipienza o cattiva fede o che altro a pagina due del giornale la premier dica che a quattordici o quindici anni si è abbastanza grandi per rispondere dei reati che si commettono, a pagina tre un ministro dica che a quattordici o quindici anni si è abbastanza grandi per avere coscienza delle proprie azioni, e a pagina quattro un altro ministro dica che a quattordici o quindici anni si è troppo piccoli per accedere ai social.
L’ultimo atto di guerra del governo contro i ragazzi è stabilire che i maggiori di quattordici anni e i minori di diciotto siano sempre imputabili. Fino a oggi lo decideva il giudice, di volta in volta, secondo il presupposto che un ragazzo non ha la stessa capacità di intendere e volere di un adulto, e la soluzione non è per forza penale. Ora invece lo diventa – a meno che l’avvocato non sappia dimostrare il contrario – “come per gli adulti”, ha detto il ministro Nordio, quello garantista.


