I riferimenti classici son sempre quelli, Giulio Andreotti dalle suore a Cortina, Aldo Moro col cappotto a Terracina, e altre scomodità che i politici 1.0 erano tenuti a esibire per farsi perdonare la vacanza, ulteriore privilegio in un paese ancora povero e rurale dove onorevoli e ministri già godevano di lussi sibaritici tipo acqua corrente ed elettricità. Erano gli anni dei film con i democristiani penitenziali, immortalati nelle pellicole della commedia all’italiana tipo “I complessi” con Ugo Tognazzi ma oggi, oggi che in vacanza vanno, o fan finta di andare, tutti, i politici son giudicati ancor più severamente che pria per l’eventuale spiaggiamento. Ecco le ultime vibranti proteste: durante tutta la questione Ceuta, il premier spagnolo Sánchez è stato molto criticato perché se ne sta in vacanza a Lanzarote con l’aggravante di condividere sui social le sue playlist preferite dell’estate (“la banda sonora de mi verano”). Ma anche il premier inglese che mi pare si chiami Burnham – ormai è impossibile ricordare i nomi dei premier inglesi, in confronto l’Italia è diventata la Svizzera in quanto a noia da stabilità – ha annunciato che si prenderà qualche giorno di vacanza, dopo aver assunto la carica solo due settimane fa. L’opposizione subito lo ha attaccato, “comportamento poco serio”. Siamo in piena sindrome Marchionne, col suo “in vacanza da cosa?” come chiese l’ad italo-canadese arrivando in una fallimentare Fiat nell’agosto del 2004.

Continua su ilfoglio.it