Lo scrittore Roberto Saviano, con un pezzo pubblicato ieri su Repubblica, ha offerto un punto di vista nuovo – ma per lui neanche tanto – sulla pandemia in corso. Riassunto perfettamente da un tweet di Francesco Massaro: “La mafia del virus. Niente, Saviano non si rilassa neanche dopo sei anni di quarantena”. Lo scrittore di Gomorra, che vive sotto scorta da tempo, per lunghi tratti a New York, non è nuovo a certi ragionamenti. “Uno Stato che nel giro di un paio di settimane ha invitato prima a chiudere, poi a sdrammatizzare e far girare l’economia, e poi di nuovo a barricarsi in casa è uno Stato debole, facilmente preda di qualsiasi forma organizzata il cui principio di autorità è ottenuto tramite violenza e danaro pagato subito”, spiega Saviano. Chi, quando, come e perché Saviano non lo dice. Anzi, ammette che quel che faranno “i clan, le strutture meglio organizzate del capitalismo contemporaneo (…) è quasi impossibile capirlo ora”. Ma una cosa è certa: la pandemia “è il luogo ideale per le mafie”. Nostradamus (come l’ha ribattezzato “Il Foglio” nell’edizione odierna). “Le mafie sanno ciò di cui si ha o avrà bisogno, e lo danno e lo daranno alle loro condizioni”. Come? Boh. Dallo scrittore è giunta una critica, stavolta più assennata, anche all’Europa: “Si è dimostrata totalmente impreparata. Questa Europa ha tradito completamente le aspettative e i sogni dei padri fondatori. Alla prima occasione di emergenza ci troviamo in una situazione in cui le gelosie nazionali impediscono la possibilità di avere una piattaforma comune per valutare la pandemia. L’Europa oggi sembra anche voltare le spalle al buonsenso e all’unico modo che abbiamo per salvarci la vita: condividere tutto. Questa Europa, così com’è, finirà probabilmente con il coronavirus”.