Non è quel che si dice un esempio di rinnovamento, Mirello Crisafulli, candidato alla carica di sindaco di Enna.
È semmai onusto di glorie e successi, l’ultimo dei quali per la verità abbastanza lontano. Da anni fuori dall’impegno diretto nelle istituzioni, è tuttavia rimasto un protagonista della politica isolana, un personaggio a tutto tondo. Vladimiro, giusto come Lenin, è stato sempre atipico fin dalla sua militanza nel vecchio partito comunista, rigorosamente irreggimentato, con un linguaggio clericale e castigato.
Il nostro, viceversa, anche allora risultava semmai imprevedibile, con tratti quasi anarchici, un eloquio franco, diretto ed efficace, senza peli sulla lingua. Ha saputo occupare la scena sfidando le convenzioni, rintuzzando accuse anche gravi e mantenendo un prestigio che non è stato messo in discussione dai suoi compagni e dagli avversari.
A chi scrive è piaciuto il personaggio, proprio perché lo ha considerato atipico nel mondo politico isolano e in specie in quello di provenienza, alla cui memoria Crisafulli, come ha detto di recente, rimane fermamente legato, ricordando che l’unico trauma l’ha provato solo quando è finita la storia iniziata proprio con colui del quale porta il nome.
L’ho ascoltato con interesse nelle riunioni degli organismi regionali del Pd, notando il rispetto e l’attenzione con i quali ogni volta era accolto, ogni volta ostentando quasi disinteresse e sufficienza per quello che dicevano molti degli altri partecipanti.
Anche fisicamente, nei movimenti, Mirello risulta atipico e in qualche modo originale e fuori dal comune è la motivazione con la quale si candida, rintuzzando il riferimento non certo benevolo alla sua età veneranda: non ci sono più i giovani, di conseguenza tocca a lui che, al di là delle apparenze, giovane è convinto di essere.
Com’è difficile riconoscere che c’è un tempo per ogni cosa e ogni cosa ha il suo tempo!
Potrebbe non avere più la lucidità e la freschezza dei vent’anni Mirello, di essi mantiene semmai l’irruenza e l’impulsività. Non so quanta forza, quanta improntitudine gli rimanga da spendere in una campagna elettorale che sta affrontando solo contro tutti.
Comunque la battaglia l’ha voluta, con determinazione. Doveva essere il candidato del cosiddetto campo largo per conto del suo partito. Ma fin da subito se ne sono sfilati quelli di Cinque stelle e di Verdi e sinistra. Poi ha perso perfino la rappresentanza formale del Pd, dovendo fare a meno del simbolo quando, a seguito di un gioco perverso, con tratti di infantilismo, che ha visto protagonista, oltre a Crisafulli, il noto segretario regionale dei democratici, ne è stato privato.
Dopo il consenso unanime degli organi provinciali e la decisione della direzione regionale, che avevano accettato la candidatura, per un improvviso e inspiegabile ripensamento Barbagallo, confortato dagli organi nazionali, ha deciso che il candidato di Enna non può utilizzare l’emblema.
E così si presenta in solitudine, contro quelli che avrebbero dovuto essere i suoi alleati e contro tutte le forze del centro-destra riunite attorno ad un loro rappresentante con ben sei liste, potendo a quanto sembra Crisafulli contare su quattro e su una frazione della Lega e dei cuffariani, ché di Cuffaro, del resto, egli era e rimane amico senza infingimenti.
Aveva pure tentato di utilizzare il simbolo della Kore, l’Università che nel passato concorse a far nascere ad Enna, ma anche questo gli è stato impedito.
Non sarà una battaglia facile per il vecchio leone.
Il confronto si direbbe impari. E tuttavia Crisafulli lo affronterà con la convinzione espressa alcuni anni fa, quando sostenne che nella sua città avrebbe sempre vinto anche se, anziché al voto, si fosse ricorso al sorteggio.
Sarebbe stato estratto Vladimiro.
Il 24 e 25 maggio si estrarranno le schede dalle urne e c’è da ritenere che per lo più recheranno il nome di un anonimo esponente della grigia politica di oggi, privando Enna della guida di un interprete di notevole impatto.

