Sono trascorsi appena 91 giorni dall’elezione di Michele Sodano a sindaco di Agrigento. Era l’8 giugno e Ismaele La Vardera, che ne aveva promosso la candidatura con Controcorrente, piangeva davanti alle telecamere: la vittoria nella città dei Templi doveva diventare il modello da esportare alle Regionali. Tre mesi dopo, sono già scintille.
La prima rottura riguarda Giovanni Crosta, vicesindaco ed esponente dello stesso movimento. La Vardera ne ha chiesto il passo indietro per una casa ereditata dal padre, costruita abusivamente e interessata da un’istanza di sanatoria risalente al 1985. Non perché Crosta sia accusato di un reato, precisa il leader di Controcorrente, ma per una questione di opportunità politica e per le ricostruzioni fornite sull’utilizzo dell’immobile.
Sodano però non ci sta. Dice di avere appreso dai giornali della richiesta di dimissioni, invoca il passaggio dal Collegio dei probiviri e difende Crosta come «uno dei migliori amministratori che Agrigento abbia avuto». La Vardera replica che il sindaco conosceva da giorni la posizione del movimento. Uno sostiene di essere stato informato dalla stampa, l’altro gli risponde pubblicamente, con faccine e bacetti, che non è vero.
Nel frattempo Controcorrente ha accolto Antonio Ingroia, arrivato agli Stati generali per mettere la propria esperienza al servizio di un movimento nel quale «la legalità rappresenta un elemento centrale e non negoziabile». Evviva il giustizialismo: a Crosta non è contestato alcun reato, ma la sentenza politica è stata pronunciata lo stesso, naturalmente sui social.
È tutto molto Controcorrente. Il movimento nato per cacciare i mercanti dal tempio ha impiegato 91 giorni per allestire il primo teatrino dentro casa.


