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Davide Faraone

Contro la Sicilia appaltata ai notabili che portano voti

C’è una tentazione che in Sicilia ritorna con una puntualità quasi commovente: quando una riforma non produce gli effetti sperati, invece di chiedersi perché non abbia funzionato, si decide che la colpa sia della riforma. E così la si smonta. Succede anche adesso. Siccome il governo regionale arranca e il voto segreto all’Assemblea Regionale Siciliana è diventato il rifugio dei franchi tiratori, dei ricatti e delle vendette interne, qualcuno propone di abolire l’elezione diretta del Presidente della Regione. È una cura curiosa. Noi siamo esattamente dalla parte opposta. Perché il passato la Sicilia lo conosce bene: Presidenti scelti nei palazzi, governi costruiti nei corridoi, assessorati trattati come fiches di un casinò permanente, notabili che pesavano più degli elettori. L’elezione diretta aveva un obiettivo semplice: spostare il potere dai salotti della..

Scappa, ragazzo, scappa: questa regione non fa per te

Scappate finché siete in tempo Ogni volta che un ragazzo lascia la Sicilia, si dice sempre la stessa cosa. «Che peccato.» Poi, quasi per consolarci, arriva l’elenco delle nostre meraviglie. Il sole. Il mare. Il cibo. Le arancine, i cannoli, il pesce, le granite. Come se tutto questo bastasse. Come se una cassata potesse compensare uno stipendio da fame. Come se un tramonto potesse sostituire un asilo nido. Come se il mare potesse rimpiazzare un treno che funziona. Come se il profumo dei gelsomini rendesse meno pesante l’odore del clientelismo. Scambierei volentieri qualche cannolo con città più pulite. Qualche arancina con l’acqua nei rubinetti anche ad agosto. Qualche granita con strade pulite e senza buche. Qualche cartolina perfetta con un ospedale che non costringa le persone ad aspettare mesi per..

Il Sud è ormai un bancomat
L’ultima scempiaggine di Fitto

C’è sempre un momento in cui le idee geniali si distinguono da quelle semplicemente sbagliate. L’ultima trovata di Raffaele Fitto appartiene alla seconda categoria. Per affrontare il caro bollette propone di utilizzare i fondi di coesione europei. Tradotto: prendere i soldi destinati a ridurre i divari territoriali e usarli per tamponare un’emergenza energetica. Ora, i fondi di coesione non sono un salvadanaio generico. Non sono il fondo cassa da rompere quando manca il resto. Servono a costruire strade, ferrovie, scuole, ospedali, reti idriche. Servono a creare sviluppo dove lo sviluppo manca. Servono a creare occupazione. Servono a dare una ragione ai giovani per restare nella propria terra invece di fare la valigia e partire. Servono, appunto, a ridurre le disuguaglianze. In Italia circa l’80 per cento di queste risorse è destinato..

La Sanità in Sicilia è il regno delle scatole vuote

La sanità non è una materia qualsiasi. Non è un dipartimento da spostare in un organigramma, non è una casella da riempire in una tabella. La sanità è il punto in cui lo Stato incontra le persone: quando stai male, quando aspetti, quando hai bisogno. È il luogo dove le parole finiscono e comincia la realtà. E in Sicilia, quella realtà, fa acqua. Il Ministero della Salute ha rispedito indietro la rete ospedaliera regionale. Non perché non fosse d’accordo. Ma perché non si capiva. Posti letto “da attivare” indicati con valori negativi: meno 49, meno 35. Centotrentacinque posti di psichiatria senza corretta identificazione. Strutture con codici inesistenti, come il caso del P.O. Casazza. Reparti attribuiti senza una unità operativa di riferimento: gastroenterologia ad Agrigento, neuro-riabilitazione a Messina, pneumologia al Giglio...

La Sicilia è allo sfascio morale, Meloni non può più tacere

In Sicilia la questione morale non è più una formula buona per i convegni. È cronaca quotidiana. È l’impressione sempre più netta che attorno alla Regione si sia addensato un sistema opaco, dove bandi, nomine, finanziamenti, inchieste e arresti finiscono per comporre un quadro devastante. Il punto non è soltanto giudiziario. È politico. Ed è persino peggio: è istituzionale. Perché quando i cittadini cominciano a pensare che tutto dipenda dai soliti mediatori di potere, dai ras di territorio, dagli affaristi che sanno sempre dove bussare, allora salta il vincolo minimo di fiducia tra istituzioni e società. E senza fiducia resta soltanto il sospetto. Che in Sicilia, ormai, è diventato sistema. A questo punto Giorgia Meloni non può continuare a voltarsi dall’altra parte. Tacere non è prudenza. È corresponsabilità. Se davvero..

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