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Davide Faraone

La Sanità in Sicilia è il regno delle scatole vuote

La sanità non è una materia qualsiasi. Non è un dipartimento da spostare in un organigramma, non è una casella da riempire in una tabella. La sanità è il punto in cui lo Stato incontra le persone: quando stai male, quando aspetti, quando hai bisogno. È il luogo dove le parole finiscono e comincia la realtà. E in Sicilia, quella realtà, fa acqua. Il Ministero della Salute ha rispedito indietro la rete ospedaliera regionale. Non perché non fosse d’accordo. Ma perché non si capiva. Posti letto “da attivare” indicati con valori negativi: meno 49, meno 35. Centotrentacinque posti di psichiatria senza corretta identificazione. Strutture con codici inesistenti, come il caso del P.O. Casazza. Reparti attribuiti senza una unità operativa di riferimento: gastroenterologia ad Agrigento, neuro-riabilitazione a Messina, pneumologia al Giglio...

La Sicilia è allo sfascio morale, Meloni non può più tacere

In Sicilia la questione morale non è più una formula buona per i convegni. È cronaca quotidiana. È l’impressione sempre più netta che attorno alla Regione si sia addensato un sistema opaco, dove bandi, nomine, finanziamenti, inchieste e arresti finiscono per comporre un quadro devastante. Il punto non è soltanto giudiziario. È politico. Ed è persino peggio: è istituzionale. Perché quando i cittadini cominciano a pensare che tutto dipenda dai soliti mediatori di potere, dai ras di territorio, dagli affaristi che sanno sempre dove bussare, allora salta il vincolo minimo di fiducia tra istituzioni e società. E senza fiducia resta soltanto il sospetto. Che in Sicilia, ormai, è diventato sistema. A questo punto Giorgia Meloni non può continuare a voltarsi dall’altra parte. Tacere non è prudenza. È corresponsabilità. Se davvero..

C’è un dissalatore che miscela sprechi e malgoverno

C’era una parola magica. Una sola. Emergenza. Con quella parola si può fare tutto: ribaltare decisioni, smentire promesse, calpestare territori. E soprattutto trasformare il provvisorio in definitivo senza nemmeno il fastidio di spiegare perché. Succede a Porto Empedocle, sotto il sole di una spiaggia che nei libri di Andrea Camilleri profumava di ironia e dignità, e che oggi profuma solo di arroganza amministrativa. Lì dove la Sicilia raccontava se stessa al mondo, tra i fantasmi civili di Luigi Pirandello, lo Stato ha deciso che un dissalatore piantato in mezzo a una zona turistica era una buona idea. Anzi: un’idea temporanea. Anzi no: definitiva. Il copione è sempre lo stesso. Prima la rassicurazione: “State tranquilli, è mobile”. Poi il rumore che non fa dormire nessuno. Poi le tartarughe che finiscono disorientate..

Ma il monito del vescovo è anche per noi dell’opposizione

C’è una frase, tra le molte pronunciate dall’arcivescovo di Palermo Corrado Lorefice, che dovrebbe togliere il sonno a chi oggi ha responsabilità politiche: “La politica che si distacca dalla gente, dalla vita, diventa antipolitica, preda la città, la disperde”. Non è retorica, non è omelia. È una diagnosi. E riguarda tutti noi. Lorefice ha parlato con franchezza, e chi parla con franchezza va ascoltato sempre. Non si è limitato a elencare i guasti di questa terra, la disperazione dei giovani, l’assenza di futuro, la rassegnazione che diventa convenienza, la connivenza che diventa sistema. Ha denunciato un clima nel quale “proliferano le complicità che continuano a distruggere la nostra isola”. È un atto d’amore, non un atto d’accusa. E proprio per questo pesa di più. Il silenzio del potere è una..

Requiem per Cristina. Ora la resurrezione della sanità

Nel "Libretto Rosso" di Mao Zedong, testo simbolo della Rivoluzione culturale cinese molto citato daimovimenti studenteschi del 1968, si legge una frase divenuta proverbiale: “Ci sono morti che pesano come piume e morti che pesano come macigni.” 
Quella di Maria Cristina Gallo, professoressa di Mazara del Vallo, pesa come un macigno. Pesa per la immensa tragedia personale e familiare, ma anche perché rappresenta con spietata chiarezza l’immagine di una sanità che non è più in grado di as sisters i cittadini. La sua vicenda è lo specchio di un sistema sanitario regionale che si è avvitato su se stesso, dove la disorganizzazione si intreccia con la politica, la scarsità di competenze, la frammentazione amministrativa e l’indifferenza burocratica. E, come talvolta accade, il destino di una sola persona finisce per illuminare..

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