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Gery Palazzotto per Il Foglio

Venezi e non solo. C’è del marcio nei teatri dell’opera

Sulle accuse a Beatrice Venezi sul fronte artistico nulla ho da dire perché non ne ho la competenza. C’è però un campanello di allarme che suona nella mia testa quando si verifica simile un fuoco di fila sincronizzato contro una artista: ed è, paradossalmente, la mia indole democratica a farlo squillare. Mi chiedo quanto la componente politica pesi su una presa di posizione che con la politica non dovrebbe avere a che fare. Vado subito al punto. Di scelte partitiche, irritanti, è lastricato lo scenario dei teatri in Italia che vivono, anzi sopravvivono, grazie a figuranti piazzati ad arte col bilancino del manuale Cencelli. Potrei farvi un elenco, ma basta vedere i risultati (botteghino, programmi, eccetera) per farsi un’idea. Venezi non è la prima e nemmeno il caso più eclatante..

Dicesi galvagnismo: com’essere sputtanati e vivere felici

È un naufragio lento, ma inesorabile. Come una nave che ha una falla minuscola in un angolo della stiva e continua a navigare nonostante la linea di galleggiamento salga sempre più, Palermo vive il suo momento più pericoloso. Quello in cui il disastro è all’orizzonte e pare lontano, ma in realtà si avvicina di giorno in giorno. Il principale errore nel quale si può cadere nella ricerca delle cause è quello di buttarla in politica. No, qui la politica non c’entra. C’entrano gli uomini, di qualunque partito siano. Per capire meglio è bene rifarsi a un fenomeno che ci arriva dalla cronaca giudiziaria: il galvagnismo, dal nome del presidente dell’Ars Gaetano Galvagno, coinvolto in un’inchiesta per corruzione e peculato, cioè per un presunto giro di favori ad amici, amiche e..

Preti e mafia. Nel nome del padre e anche del padrino

Don Marcello Cozzi si presenta come prete, lucano, impegnato da decenni sul versante del disagio sociale, nell’educazione alla legalità e alla giustizia, nel contrasto alle mafie e nell’accompagnamento ai pentiti di mafia e ai testimoni di giustizia. Racconta che dal 2004 è stato contattato da più di cento mafiosi e che con almeno cinquanta di loro continua a sentirsi, scriversi e vedersi. Talvolta l’accompagnamento sfocia in un libro. L’ultimo raccoglie le memorie di Giovanni Brusca che con malcelata modestia afferma: “Sono stato ritualmente affiliato all’età di 19 anni, credo di essere stato uno dei più giovani nella storia di Cosa nostra…”. L’ex enfant prodige che è maturato straziando corpi di giudici e poliziotti, strangolando bambini, sciogliendo i nemici nell’acido, oggi è un tranquillo pensionato del crimine. Si è definito lui..

Guai ai vinti. “Perché noi patrioti non accettiamo lezioni”

Se dovessi scegliere una frase per identificare il governo Meloni in tutte le sue sfaccettature, la frase sarebbe: non accettiamo lezioni da… E dopo i puntini ci mettete chi volete: la Francia, il Canada, Putin, una Ong qualunque, un civilissimo stato del Nord Europa o un attore di Hollywood, o una rockstar, o un graffitaro, o un'Ilaria Cucchi di questi, insomma una qualunque entità civile o una qualunque persona senziente e in piena facoltà di intendere e di volere. L’avrete sentita mille volte questa frase da parte della Meloni, di Salvini, di Piantedosi e di altri comprimari: non accettiamo lezioni da… A parte la ridicolaggine della questione – uno, soprattutto istituzionalmente, ha diritto di dire quello che gli pare assumendosene la responsabilità e l’altro ha lo stesso diritto di rispondere..

Un monologo è altra cosa rispetto alle banalità di Ferragni

Le argomentazioni a favore del monologo di Chiara Ferragni sono prevalentemente due: “Comunque lei arriva allo spettatore” e “comunque lei ha detto quello che pensa”. Ed è proprio mettendole insieme che si arriva al totale fallimento del monologo stesso. Perché il suo è stato un discorso costruito esclusivamente su queste basi, “arrivare” e "dire quello che si pensa”. Forse c’è chi si dimentica che quella del monologo è un’arte secolare e che raccontare una storia da soli su un palcoscenico in modo che non diventi una celebrazione onanistica, è davvero difficile. Ferragni ha inanellato una serie di banalità autoriferite parlando di sé in terza persona, tipo Papa, e addirittura indirizzandosi una letterina piena di insopportabili frasi vittimiste. “Arrivare” e “dire quello che si pensa” è la cosa più facile del..

È donna, è brava, è di destra: e quindi via con i pregiudizi

Premessa necessaria. Ho incrociato Beatrice Venezi per motivi professionali dato che qualche mese fa mi è stato chiesto un testo per un’opera di TaoArte (“Invertiti”, scritta con Fabio Lannino). Ciò ovviamente non influisce sulla mia opinione personale come dimostra la distanza che ho sempre rispettato tra ambito artistico, professionale ed esercizio della mia libertà di giornalista, di commentatore, di libero cittadino con una sua testa (bella o brutta che sia). Lo sanno bene i sovrintendenti del Teatro Massimo, per il quale lavoro, ai quali negli anni ho fatto vedere i sorci verdi per opinioni magari divisive sui temi dell’arte e della politica (e con i quali colgo l’occasione per scusarmi per passato presente e futuro). Inoltre, com'è noto a chi mi legge, non ho mai nutrito simpatie per la destra,..

L’informazione,
la politica,
l’avanspettacolo

Avvertenza per il lettore: questo articolo contiene alcune parolacce pur volendo stigmatizzare la volgarità disinvolta nella politica e nell’avanspettacolo a essa collegato. Da un paio di giorni il candidato alla presidenza della Regione siciliana Cateno De Luca è il reuccio incontrastato del web per via di un attacco a un giornalista che, a suo dire, sarebbe strumento di un complotto ai suoi danni ordito da poteri forti. Cioè un complotto messo su da un giornale talmente potente che, va detto, si ritrova da anni con le pezze al culo e che non ha nemmeno saputo difendere adeguatamente le sue tesi (e il suo cronista) nello specifico: quattro righe oggi e pezzo ritirato dal web (vabbè, ognuno sa come farsi male senza chiedere l’aiuto da casa). Per dire che questa storia..

Gerenza

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