Sezioni Tematiche

Gery Palazzotto per Il Foglio

Due o tre domande sulla candidatura dell’ex pm Scarpinato

È una vecchia storia, sin dai tempi di Tangentopoli. Ma come gran parte delle vecchie storie oscilla tra il diventare evergreen e lo scadere nella rottura di palle. Oggetto: candidatura di Roberto Scarpinato in politica coi 5 Stelle. Uno dice, vabbè almeno si fa avanti uno onesto, uno che ha combattuto la mafia, che ha cercato di svelare i legami tra cosche e potere istituzionale. Giusto. Ma non vi suona un campanellino? Non vi sembra che questa narrazione sia troppo bella per essere definitiva. Se non vi suona un bel niente, pensate a quanto sarebbe facile trovare l’elisir di lunga vita nella storia istituzionale della nostra repubblica. Basterebbe scegliere persone di specchiata onestà, possibilmente acculturate (e Scarpinato è uno coltissimo avendo scritto quasi più su Micromega e su giornali di..

I giovani, Borghese
e la voglia di trovare
un lavoro per la vita

Leggo reazioni indignate alla dichiarazione di Alessandro Borghese secondo il quale “lavorare per imparare non significa necessariamente essere pagati”. Evidentemente chi si ribella a questa ovvietà non sa cosa significhi sbattersi per apprendere un mestiere, lasciarsi conquistare da una passione, sacrificarsi oggi per godere domani. Solo quest’era social poteva lasciare che una frase così scontata per noi ex giovani divenisse pietra dello scandalo. Ho più volte espresso la mia avversione (anche ideologica) nei confronti del lavoro gratuito e, nel contempo, ho espresso gratitudine per chi mi ha sopportato e supportato agli inizi della mia attività professionale. Certo quando mi presentai, imberbe e rincitrullito da una giovinezza selvaggia, a Giuseppe Sottile non gli chiesi né quanto avrei guadagnato né quanto avrei lavorato. Chiesi semplicemente di poter scrivere. Sempre. Comunque. Avrei pagato..

“Internet è già finito”
Storia di un giornale
e della sua resistenza

C’è una storia che molti miei amici e colleghi conoscono perché gliel’ho raccontata diverse volte e loro, almeno i più malvagi, mi chiedono spesso di risentirla, perché probabilmente sono come i bambini che trovano sicurezza nella ripetitività: e hanno tutta la mia invidia, da ossessivo compulsivo che certi riti (quindi ripetizioni) devo invece evitare. Nel 1999 durante una riunione di redazione, il caporedattore centrale dell’epoca (pace all’anima sua), infastidito dalla mia insistenza per le nuove tecnologie, sbottò davanti a direttore e condirettore: “Propongo di non scrivere la parola internet sui giornali perché è una cosa che nel giro di pochi mesi finisce”. Amen. Fedele all’antico detto che tra le quattro parole rischiose – nel mondo, nella vita biologica, nell’intimo del nostro pensiero – ci sono “questa volta è diverso”, incassai..

Il Massimo saluta Giambrone, un uomo capace di cose folli

Niente peana per Francesco Giambrone che lascia il Teatro Massimo di Palermo e va a fare il sovrintendente dell’Opera di Roma. Solo la felicità per un amico che intraprende un nuovo percorso e l’occasione per mettere in ordine alcuni ricordi. Perché quando il futuro ci viene incontro velocemente, come nel caso di un avvicendamento al vertice o di una nomina importante, è bene ricordare da dove si proviene e chi si è stati. Con Francesco la mia avventura al Teatro Massimo è cominciata il giorno di ferragosto di sette anni fa. In una Palermo deserta e torrida mi chiamò e mi disse: ci vediamo? Ci vedemmo. Io allora mi occupavo di tutt’altro e avevo chiuso con Palermo. Lui mi chiese di dargli una mano con la comunicazione del teatro, soprattutto..

Quando un dibattito
diventa un pericolo
per la democrazia

A Palermo, all'Ars, si è celebrato allegramente il convegno anti-green pass: un cosiddetto dibattito democratico sulla scelta di contestare le regole di una democrazia negli stessi luoghi simbolo della democrazia. Addirittura c'era un assessore regionale che pur di allinearsi all’insensata manifestazione di no-tutto ha detto testualmente: “…in una sede istituzionale come il parlamento siciliano ogni idea e punto di vista può essere espresso democraticamente”. Infatti a seguire una professoressa di lingue dell’Università del Salento ha mitemente dichiarato che “chi oggi ci controlla il Green Pass e se abbiamo fatto il vaccino è come i kapò dei campi di sterminio nazisti”. E siccome ogni idea e ogni punto di vista hanno diritto di trovare ospitalità all’Ars, forse domani le sale dell’Ars saranno impegnate da esperti di 5G iniettabile in vena, e..

Le molte indecenze
di Palermo
viste dal monopattino

Ero in piazza Magione, a Palermo, e ho cercato di muovere quattro passi tra bottiglie rotte, cartacce, lattine e altri rifiuti abbandonati da persone che vivono vite infelici. Perché solo chi è infelice può pensare che un mondo lordo sia il posto ideale in cui stare e al quale dedicare disattenzioni ad hoc. Poi ho percorso col mio monopattino i cinque chilometri che mi separavano da casa utilizzando le poche vie ciclabili della città – tutte criticate senza imbarazzo da un’intellighenzia prêt-à-porter che è una vera metastasi culturale – e ho rischiato di essere investito da una signora che dava più attenzioni al suo telefonino che alla strada. Ha frenato all’ultimo istante e, risentita per essere stata distratta dalla sua conversazione, mi ha incautamente guardato male: sui trenta secondi seguenti..

Macerie di giustizia. Quando arrestarono mio padre

E' una storia di ventisette anni fa. E mi è tornata alla mente – che è una maniera imprecisa di dire che è riaffiorata dato che non se n’è mai andata – leggendo di questa storia.  Nel 1994 mio papà venne arrestato per una storia di abuso d’ufficio nell’ambito di un’inchiesta sulla sanità siciliana. Non mi inerpico nei dettagli, dico solo che era una ramificazione giudiziaria e mediatica del mood “mani pulite” che pure aveva più di un attaglio nel clima di illegalità diffusa in Italia. Ma la storia di mio padre è emblematica. Presa una tesi, nella pubblica amministrazione si ruba, si costruì un’architettura che la giustificasse. Si inventarono consulenti al limite del ridicolo – bastava che parlassero un qualunque dialetto nordico e i pm siciliani della procura di Caselli li..

Direttore o direttrice:
polemica imbarazzante
e francamente inutile

C'è una recrudescenza di un dibattito a mio parere sterile sul problema di usare il femminile per ruoli e cariche generalmente indicati col maschile. E soprattutto c’è un equivoco di fondo che tende a confondere le acque, peraltro non cristalline di loro, nell’ambito del cosiddetto linguaggio sessista, identificando in qualche modo nella maschilizzazione del vocabolario quotidiano uno dei problemi connessi a questo strapotere logico-grammaticale dell’uomo. Il linguaggio sessista è altra cosa, è offesa, è oltraggio senza bisogno di ricorrere al Cencelli della divisione di genere. Chiamare “ministro” una donna e non “ministra” è (o può essere, a seconda delle intenzioni) una scelta che non vale nemmeno la pena di essere discussa: io ad esempio uso il maschile in certi casi (“ministro” è uno di questi) perché il ruolo, l’antico minister, e..

C’è tanta vita nei teatri, anche in quelli chiusi

Quando nel 2015 sono arrivato al Teatro Massimo di Palermo la situazione era molto diversa da oggi. Dentro e fuori. Dentro, c’erano una cultura analogica e granitica, i computer e il digitale erano usati a malapena per spedire qualche mail, lo spettacolo era tutto sul palcoscenico. Fuori, c’era un mondo disordinatamente ordinario fatto di spettatori paganti, di contatti, di relazioni, di progetti a scadenze fisse. L’innovazione tecnologica è arrivata come spesso arrivano queste cose, per scelta di pochissimi, in una semi clandestinità da intrusi, con contorno di abbondante sospetto da parte di tutti gli altri, a parte i pochissimi di cui sopra. La decisione più dirompente, e importante, fu quella di mandare in diretta web in forma gratuita tutte le prime delle nostre opere. Da lì iniziò un cambiamento lento..

Gerenza

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