Un atto di ingiustizia
quella perquisizione
Mettiamola così, l’atto insopportabile della Procura di Catania che ha sequestrato computer e telefono e perquisito l’abitazione del giornalista di Repubblica Salvo Palazzolo non è un attacco alla libertà di stampa, ma qualcosa di peggio. Perché tocca le corde di un’inchiesta vergognosa, quella sui depistaggi di Stato per la strage di via d’Amelio, e suona sgraziata e offensiva. Nei confronti di tutti quelli che da 25 anni aspettano una parola di verità, soprattutto dei parenti delle vittime. Ed è incredibile la prontezza con la quale alcuni magistrati si sono mossi su denuncia di addetti ai lavori, nello specifico i poliziotti accusati di avere avuto un ruolo nella gestione dell’impostore Vincenzo Scarantino, un finto pentito che ha tenuto per decenni - ripeto decenni - la macchina della giustizia lontana da un..
