Giuseppe Maria Del Basto

Giuliano Ferrara su Giorgia e gli sbroccati della destra

"Gli sbroccati della destra, ecco il vero problema di Giorgia Meloni". Comincia così la riflessione di Giuliano Ferrara sul 'Foglio', all'indomani delle dichiarazioni (e rivelazioni) di Giovanni Donzelli che, oltre al ministro della Giustizia Nordio, hanno messo in imbarazzo pure la presidente del Consiglio. "Lei - prosegue Ferrara - si è seduta su un divano di similpelle simildraghi, scelta razionale, profilo efficace di una gavetta di totale successo, dal Colle Oppio a Palazzo Chigi in dieci annetti e senza passare dal “via”, come si dice a Monopoly, ma in questa sospensione tra l’icona del banchiere occidentale e le memorie almirantiane ecco comparire il fantasma dello sbroccato, effettivo e anche potenziale: non solo il giovane Donzelli, monolocalizzato con il sottosegretario Delmastro, anche per non essere costretto alla vita dolce e notturna..

Alla Regione c’è un governicchio che gioca a mosca cieca

Mi dispiace di non avere a portata di mano la cultura scoppiettante del collega di Livesicilia, e di non potere quindi criticare Giorgia Meloni e la sua corte di patrioti con una robusta e croccante citazione di Leone Tolstoi. Cercherò comunque di arrangiarmi con i miei mezzi, con il mio linguaggio, con le poche cose che so. Quale autorevolezza potrà avere da ora in poi un presidente della Regione che, insultato e segnato a dito da Manlio Messina, il Balilla che per tre anni ha occupato il Turismo, finisce poi per ubbidire ai suoi diktat, diramati, manco a dirlo, dal quartiere generale di Fratelli d’Italia? E quale autorevolezza potrà avere l’assessore Francesco Scarpinato, anche lui di Fratelli d’Italia, cacciato dalla porta del Turismo tra mille sospetti e rientrato miracolosamente dalla..

Il boss, Ingroia, Campobello e l’invisibilità dell’evidenza

Ricordate Antonio Ingroia? E’ stato per anni la punta di diamante dell’antimafia chiodata. Con le sue inchieste ha fatto tremare i polsi agli uomini più potenti della Repubblica. Ha messo sotto torchio Marcello Dell’Utri e Bruno Contrada. Ha interrogato Silvio Berlusconi e Nicola Mancino. Per chiarire i retroscena della scellerata Trattativa tra lo Stato e i boss di Cosa Nostra ha passato a setaccio parole e opere di tre presidenti della Repubblica: da Oscar Luigi Scalfaro a Carlo Azelio Ciampi fino a Giorgio Napolitano. Ha indagato persino sui narcos annidati nella fragile repubblica del Guatemala. E’ stato erede di Giovanni Falcone e allievo di Paolo Borsellino. E’ cresciuto alla scuola di Gian Carlo Caselli. Ha sgominato cupole e cosche. Ha sbattuto in galera padrini e picciotti. Ha sequestrato patrimoni milionari...

Ma la casta perdona tutto

Copertura e solidarietà: Schifani ha risparmiato Armao e Razza. Lo schema varrà per Scarpinato?

Il nodo Razza. Cara Giorgia è qui il governo del merito?

Poche ma sentite domande per il presidente Schifani. Qual era la “stringente ragione” per cui bisognava assolutamente assegnare un assessorato a Ruggero Razza, ex imperatore della Sanità ed eminenza grigia di Nello Musumeci? Subito dopo il risultato elettorale del 26 settembre, Mario Barresi ha scritto su La Sicilia che il vecchio e il nuovo Governatore avevano stretto a Catania un patto di ferro: Razza tornerà comunque al governo della Regione. Ad ogni costo. A tutti i costi. E difatti, nella notte dei lunghi coltelli, al diktat col quale Francesco Lollobrigida, il nobile cognato, ha imposto la nomina in giunta del non eletto Francesco Scarpinato, si è unito l’ultimatum, altrettanto arrogante, del ministro Musumeci, divenuto da pochi giorni Pompiere d’Italia. Chiedeva al nuovo presidente della Regione il rispetto dei patti. Senza..

I siciliani ora sanno chi è il patriota e chi sono i barbari

Doveva essere la “gens nova”, dovevano essere gli uomini del nuovo mondo della politica. Invece si sono insediati nei palazzi del potere con arroganza e spregiudicatezza. E non sembrano avere altra missione se non quella di proteggere le loro clientele, le loro confraternite, le loro lobby. Altro che patrioti. Se ne fregano della patria e anche della Sicilia, che è un pezzo di patria flagellata dalla crisi, martoriata dal malgoverno e abbandonata al suo destino. Altro che Fratelli d’Italia. Alla resa dei conti si sono rivelati i coltelli d’Italia: il presidente Schifani componeva il mosaico della nuova giunta e loro lo scomponevano; il presidente ricuciva e loro tagliuzzavano ogni filo, ogni equilibrio, ogni intesa. Si sono mostrati insopportabili, ingestibili, inaffidabili. A cinquanta giorni dal voto c’era il rischio che tutto..

Antimafia vs antimafia nel giorno di Falcone e Borsellino

Alfredo Morvillo, fratello di Francesca, moglie di Giovanni Falcone, sabato non è andato all’aula bunker dell’Ucciardone per commemorare i due magistrati simbolo della lotta alla mafia e intitolare ai loro nomi quel luogo di giustizia. Ha motivato la sua assenza con queste parole: “Non partecipo a manifestazioni in cui ci sono personaggi che non hanno nulla a che fare con i nostri amatissimi giudici”. Il riferimento pesantissimo e brumoso era al sindaco Roberto Lagalla, la cui elezione – secondo Morvillo – si deve al sostegno politico di due condannati per mafia: Marcello Dell’Utri e Totò Cuffaro. Ma dove non c’era Morvillo, con la sua antimafia del risentimento, c’era Maria Falcone, sorella del giudice ucciso trent’anni fa nell’attentato di Capaci. Era, come sempre, in grande spolvero: baci e abbracci con il..

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