Lorenzo Matassa

Ragione liquida,
giustizia senza regole,
Paese allo sbando

La "ragione liquida"? Subito vi sarete chiesti: “Ma cos’è mai questa strana assonanza tra qualcosa di immateriale unita alla fluidità dell’acqua?”. Bene. Non chiedetelo a me, ma ai supremi giudici delle leggi italiane che - non contenti di elaborare un concetto ed affermarne il contrario l’indomani - hanno letteralmente inventato questa idea vicina all’ossimoro, ma non lontana dalla tautologia sublime. Lo so, parlo complicato. Cercherò di semplificare il tutto. Però, prendetevi la pazienza di seguirmi fino in fondo e forse apprenderete qualcosa in più sul nostro incredibile Paese. E, allora, secondo la Cassazione il “principio della “ragione più liquida”, impone un approccio interpretativo con la verifica delle soluzioni sul piano dell’impatto operativo piuttosto che quello della coerenza logica e consente di sostituire il profilo di evidenza a quello dell’ordine delle..

Il suicidio Lombardo, metafora di una terra senza futuro

Non è facile raccontare le storie siciliane. Sarà perché la nostra isola è quella in cui, secondo la consolidata regola pirandelliana, l’uomo ha un volto che ne nasconde mille altri. E forse sarà pure perché l’abbagliante luce del sole - che fa bella la nostra terra - troppo spesso, in luogo di illuminare, acceca lo sguardo dei suoi abitanti. Con questa premessa provo a trovare le parole giuste per narrarvi qualcosa che accadde tanti anni fa e che nei miei pensieri non ha mai avuto un’adeguata giustificazione. Vi chiederete a cosa stia facendo riferimento. Ebbene, alludo all’incredibile storia del “suicidio” del maresciallo Antonino Lombardo avvenuta a Palermo il 4 marzo 1995. Un “civil servant” sacrificato all’altare dell’apparente ragione di Stato. L’ottica con la quale cercherò di porre riflessione su quegli..

Onora un procuratore
ma disonora Palermo
Politica senza pallore

"Non c'è buon ragionamento che sembri tale quando è troppo lungo..." (Miguel De Cervantes) Cercherò di rendervi un ragionamento davvero breve su ciò che è accaduto davanti ai miei occhi questa mattina. Ho la fortuna - e la sfortuna - di abitare proprio al centro della città di Palermo. La via è quella che porta il nome di uno statista piemontese, tale Camillo Benso Conte di Cavour, uno che voleva cambiare l'Italia. Paradosso della Storia e della toponomastica, quella via è la metafora sublime delle contraddizioni del nostro Paese: un immenso, infinito caos diuturno e notturno. Vi si affollano posteggiatori abusivi di ogni sorta (ne ho contati dieci in un solo giorno) e moto che sfrecciano a velocità da autodromo di Monza. I marciapiedi sono in uno stato pietoso coperti..

L’insostenibile leggerezza della giustizia italiana

"Non vi è peggiore ingiustizia della tardiva giustizia..." (Rudolf Von Jhering) Una delle opere, in forma di romanzo, più filosoficamente innovative degli ultimi decenni è quella di Milan Kundera. La sua intuizione psicologica travalica la vicenda che egli narra negli anni in cui la violenza della Storia stava sommergendo i sogni di libertà dei cittadini praghesi. "L'insostenibile leggerezza dell'essere" è descritta come una strana possessione che pervade l'anima di chi è cosciente della forza del tempo. Concetto difficile, questo, tanto quanto l'entità imprendibile e indefinibile che scandisce la vita di ogni essere sulla terra. L'autore scopre al lettore la sua fragilità fin dalla prima pagina del romanzo e dialoga con sé stesso sugli strani effetti del fluire della vita. Guardando una foto stinta ed ingiallita di Adolf Hitler, a circa..

Le finzioni del tonno
Una metafora marinara
per il caso Palamara

C'è una frase dell'antica tradizione marinara siciliana che racconta una immensa metafora del vivere sociale. La narravano i "Raìsi" (coloro che dirigevano la pesca nelle tonnare) ai bambini quando in Sicilia si praticava ancora l'antica mattanza. "Finiu comu un mistinu dintra la riti..." L'esperta sapienza dei cacciatori delle tonnare sapeva bene che il mare consegna le sue verità, a volte dolorosamente tragiche. Il "mistinu" è qualcosa che non era previsto entrasse nella rete dei tonni. A volte è uno squalo, a volte è un delfino. Pensiamo al delfino. Per gli umani è un mammifero sacro e non toccabile, se non si vuole sfidare Nettuno e le sfortune che quel Dio è in grado di infliggere. Nessuno può volere la morte di un delfino: non lo desiderano i tonni e neppure..

Vi spiego perché con Giovanni Brusca lo Stato ha perso

“Gli errori che commetti in profondità li pagherai in superficie” (Enzo Maiorca). Entro a gamba tesa su un argomento che ha indignato le coscienze di tutti. Lo faccio con la consapevolezza di stare commettendo un fallo, ma assolutamente necessario per evitare che un anziano giocatore possa andare in goal. Non è vero che lo Stato ha vinto la partita contro Brusca ed i suoi compagni di merenda. Non è vero per il motivo che spiegherò qui di seguito. La lotta alla mafia, soprattutto dopo la strage Chinnici (29/7/1983), andava trattata come un problema militare con leggi speciali e regole di ingaggio militari (molto simili a quelle utilizzate dagli inglesi contro i terroristi in Irlanda). Perché a chi uccide i servitori dello Stato e ti bombarda un’autostrada non puoi rispondere con..

Falcone e l’aeroporto: l’esito del patto con il diavolo

Ancora un anniversario. Ancora uomini sull’attenti e corone d’alloro. Ancora le note del silenzio militare a colonna sonora di un ricordo... In questa ricorrenza vi è qualcosa che il tempo ha saputo trasformare in dolorosa saggezza. Come se la strage - volendo cancellare un uomo e la sua idea - ne avesse, invece, iscritto per sempre il nome nel firmamento della storia umana. Ma la domanda è ancora lì, in tutta la sua esplosiva importanza: “Perché fu ucciso Giovanni Falcone?” Non mi interessa una risposta di tipo giudiziario, questa la lasciamo alle corti ed ai tribunali. D’altronde, qualcuno di voi conosce, forse, il nome dei militari romani che inchiodarono il Nazareno sulla croce? Ben altro occorre conoscere di quell’annunciato e tragico sacrificio. Ad esempio, occorre conoscere come mai il sud dell’Italia..

Il futuro è certo,
ma è il passato
ad essere imprevedibile

Sicuramente avrete riletto più volte il titolo di questo articolo. In effetti, a prima vista, potrebbe sembrare incomprensibile visto che recita l'esatto contrario della regola esperienziale umana. Eppure questa frase fu solennemente pronunciata da un uomo passato alla Storia come il padre della rivoluzione bolscevica. Correva l'anno 1920 e - nella Russia ancora grondante di sangue - Lenin usò quell'aforisma per indicare ai suoi compatrioti il radioso orizzonte del paese. Di fronte alla necessità di voltare pagina e aprirsi ad una nuova vita, quella frase era una orgogliosa (e molto rossa...) bandiera. Ma la lungimiranza politica e l'ottimismo della volontà non possono cancellare ciò che si è radicato nella Storia. Il contenuto di quel passato, la sua reale interpretazione non può (e non deve) mai essere dimenticata. Portando all'estreme conseguenze..

Berlino, il Covid e il diritto di ognuno a ritornare libero

Per qualche tempo ho vissuto a Berlino durante la guerra fredda in una città divisa dal muro. Di quel periodo coltivo tanti ricordi, tutti inondati dalla meravigliosa luce della giovinezza. Anche quando la città poteva sembrare fredda, tetra ed inospitale in realtà era avvolta dal brillante sogno della speranza. Non è casuale che questa speranza sia giunta - anni dopo - a suggellare il desiderio di libertà del suo popolo. Un pensiero, tra tutti, era stato la bandiera del movimento dei berlinesi dell'Est. Lo scrivevano su ogni faccia di quell'odiato ed alto muro poi demolito a colpi di piccone: "Potrò dormire solo quando sarò morto". In quella frase vi era il concentrato in purezza di ciò che un essere umano avverte allorché la sua libertà viene ingiustamente limitata. Era un..