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Pietrangelo Buttafuoco

La visione di Buttafuoco

Mulè e Varchi contro le cordate e i cordari di Sicilia. Un antidoto ai riti logori del centrodestra

Un divertito Buttafuoco per Palermo di chitarra e coltello

Sabbenedica che significa quello che significa: il saluto, tutto di augurio, di cose tutte buone e tutte belle. Dagli studi Rai di Venezia, da Palazzo Labia, ecco Lupus in fabula, il racconto del giorno fatto ogni giorno per arrivare a sera e trovare un libro sul comodino. Palermo di chitarra e coltello di Giuseppe Sottile è il libro di oggi. Cresciuto all’Ora di Palermo e poi protagonista nel giornalismo televisivo e al Foglio, dove cura il fantastico inserto culturale del sabato, Sottile – che, per inciso, è anche il mio maestro – è sostanzialmente un battezzatore di cose, un maestro di scrittura come pochi, raffinatissimo cesellatore della parola. Lontano dalla Sicilia da cartolina, Sottile la cui lingua diventa subito foto e immagine, trasfigura paesi su pizzi di montagna, trasfigura lavori nei campi,..

Buttafuoco scrive ad Avvenire
“la Biennale, un campo di forze”

Caro direttore, ringrazio moltissimo Antonio Spadaro per il suo intervento del 10 maggio su questo giornale, dal titolo “Tra arte e relazioni internazionali un nesso profondo ancora irrisolto”, innanzitutto per il folgorante incipit (“La Biennale di Venezia non è mai stata semplicemente una mostra d’arte”), che illumina la complessità delle questioni trattate. Ma lo ringrazio soprattutto per aver sviluppato un ragionamento che tiene conto in maniera chiara – e purtroppo non sempre ricordata e conosciuta – dei due pilastri fondanti su cui si regge tuttora la gloriosa storia delle Biennali: ovvero la mostra del curatore da una parte, e i padiglioni delle partecipazioni nazionali dall’altra. Antonio Spadaro parte sì, nel suo intervento, dalla Biennale quale “dispositivo diplomatico” di stampo ottocentesco, quale “mappa del mondo ridisegnata ogni due anni”. Ma conclude..

Buttafuoco propone Luca Zaia governatore della Sicilia

In considerazione del grande amore che ho per la mia terra, la Sicilia, il proposito mio è di mettere vicini vicinissimi – fosse pure in forma di una pulce in testa – degli elementi tanto improbabili quanto felicemente possibili. La testa è quella di Luca Zaia, formidabile presidente della Regione Veneto, la pulce è l’Autonomia speciale che difficilmente potrà essere realizzata nell’obbligata doppia velocità tra lesto Nord e bradipo Sud. Tanto utile sarebbe al Settentrione quanto mefitica è da sempre in Sicilia, l’autonomia regionale potrebbe trovare finalmente senso solo con un vero campione e siccome anche il terzo mandato di Zaia è di fatto difficilissimo, altra soluzione non c’è che fare di questo formidabile governatore il futuro e definitivo presidente della Regione siciliana. Ne farebbe il luogo della compiuta modernità...

Lo sberleffo del pilota tedesco nel cielo nero di Catania

Manco Franco e Ciccio, una fantasia così, come quella del pilota crucco di Lufthansa. In volo da Francoforte a Catania, dirottato su Malta – l'ennesimo volo sballottolato in ogni dove eccetto che a destinazione – l'aereo tedesco spurga per dispetto un disegno inequivocabile. Due cerchi a far da base e una mentula bislunga in verticale. Ebbene sì, una forma di minchia disegnata nell'esatta porzione di cielo che corrisponde alla patria degli ingravidabalconi. Ovviamente la compagnia aerea s'è premurata di smentire – non è quello che credete, fallo non fu – ma carta canta e non c'è altro tracciato di rotta del Flight Radar che quello: due cerchi e la cosa bislunga, messa per lungo. Come a voler significare, con una mentula in cielo, tutta la santa pazienza che ci vuole a sopportare il..

Una storia di famiglia, la destra
Canto in memoria di chi non c’è più

Alle tre di notte parla Giorgia Meloni e Lia — la signorina Lia, mia zia – batte le mani. La vincitrice del 25 settembre dedica il risultato a chi non c’è più e Lia batte le mani nella stanza importante della propria casa con la raggiante felicità delle sue ottantacinque primavere. Ognuno ha un mondo intero nei propri ricordi, pezzi di vita che sono solo batticuore ormai, la piccola bionda ostinata arriva al governo d’Italia, parla da Roma, e quella sua dedica – “a chi non c’è più” – fa commuovere Lia, mia zia, che di ogni lacrima se ne fa un film. Ed è una pellicola che va a svolgersi alle ore tre del mattino, questa di Lia – la signorina, mia zia – con tutti quelli che non..

Gerenza

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