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Pietrangelo Buttafuoco

Il comunismo furbo
del comparaggio
inghiotte Calenda

Il fascismo di certo non c’è più ma il comunismo furbo del comparaggio di potere quello sì, altroché. Rachele Mussolini che prende tutti i voti a Roma – con buona pace del Corriere della Sera che se ne scandalizza – non sposta un bicchiere ma Gualtieri che arriva al Campidoglio, di una torta a doppio strato guarnita di Giubileo in arrivo e l’Expo da fare, sa che farsene, altroché. Rachele può solo essere una nipote ma un Gualtieri cresciuto alla scuola di partito del Pci è un erede, e tutta quella furbizia della doppiezza ce l’ha nel suo corredo, altroché. Il comunismo da temere non è certo quello genuino di Marco Rizzo ma quello furbo che comanda, quello dei magistrati compiacenti, sempre loro, ed è quello dei giornalisti di regime..

La favola malinconica del Santo che suda ad Agira

Nella favola del Santo che suda, ad Agira, una stilla di dolce malinconia. Il priore che per primo ha raccolto il prodigio di San Filippo il Nero lascia la sua Abbazia. Il patrono di Agira, la cui sacra effigie più volte, senza mano umana, s’è intrisa da sé di un sudore simile ai preziosi olii dei riti antichi, vede andare via – in altra sede – don Giuseppe La Giusa. Rispettoso degli ordini dettati dal proprio vescovo, il mite ragazzo cui la Fede ha dato il fardello di una struggente responsabilità – contemplare un legno in preghiera, la Statua del Santo che suda – prosegue il suo cammino là dove il dovere impone, lontano dalla chiesa che l’ha visto bimbo, dai banchi dove è diventato sacerdote nel patto eterno tra..

Il ballo in maschera
della Regione Siciliana

L’unica cosa da fare è vaccinarsi, e va bene – fin qui la responsabilità individuale – ma quella della politica, col pretesto della pandemia, è un furbo culto dell’emergenza per dimenticare le urgenze. In una Sicilia dove le autostrade sono tutte rotte (per tacer del resto), che si fa? Ci si mette la mascherina. A Palermo dove i morti cuociono insepolti sotto il caldo, che si fa? Ci si mette la mascherina. In una terra devastata dagli incendi, che si fa? Ci si mette la mascherina. E allora sì che “ti conosco, mascherina!”: con la scusa dell’emergenza, non si risolve nessuna urgenza. La Sicilia diventa zona gialla, e va bene, ma essere presi per coppole di mentula proprio no.

Turisti e untori
in terra di Sicilia

Due milioni di turisti in due mesi. E se ne lamenta Nello Musumeci, presidente della Regione siciliana cui manco pare vero l’arrivo della zona gialla che per lui “non è una maledizione, ma l’effetto di un comportamento”. Intervistato dal Corriere, Musumeci accusa gli untori, i cittadini che si sono dati alle feste, e magari in compagnia di questi due milioni di visitatori i quali – sciagurati – hanno anche speso soldi, affittato case, prenotato alberghi, mangiato nei ristoranti e financo copulato in tutta Sicilia, a beneficio del Pil, invece che dire bravo al presidente sempre casto e sempre divo. Ps Casto, non crasto.

Un Pantheon di cocci
per la nobile Sicilia

C’è una cosa impossibile – forse più del Ponte di Messina – ed è quella d’immaginare il ritorno di Ade e della sua Venere, a Morgantina e d’immaginarlo questo abbraccio del tornare in una festa che renda onore all’amore degli Dei incidentalmente cocci di antiche statue, meritevoli di poesia, folla, festa, insomma: festival. Ed è Barbablù-Fest, dal 19 agosto al 4 settembre, che è ben più che un carosello in scena ma per l’appunto l’impossibile di Sicilia finalmente realizzato. Merito tutto di Alberto Samonà, nobile di nascita e volitivo assessore dei Beni Culturali e della Identità. E la nostra carta d’identità è quel pantheon di cocci. Tutti d’amore.

Se la realtà irrompe
la mascherina scompare

Nelle foto che arrivano dalla Germania prostrata dalla tragica alluvione – nelle immagini e così nei video – c’è un dettaglio proprio rivelatore: nessuno, pur assembrato, indossa la mascherina. Neppure Angela Merkel, tra i soccorritori nel fango, la porta. Neppure il Cancelliere, dunque, che pure è stata tra le più attente al rito della precauzione. All’emergenza si è sovrapposta un’altra emergenza potrebbe dirsi, oppure – ed è nell’ordine delle cose – l’irrompere della realtà. Quando le chiacchiere stanno a zero. La famosa variante livella: “Nuje simmo serie, appartenimmo à morte!”

Un gesto di sudditanza
a sua maestà la Paura

Da oggi, in Francia, niente più mascherine all’aperto. E così in tante altre nazioni. Cade l’obbligo da lunedì in Alto Adige mentre nel resto d’Italia – con la proroga dello stato d’emergenza – si continuerà con i bavaglini all’aria aperta. È ovvio che non ci sia alcuna necessità ma quello che permane – reiterando il nonsense – è la fedeltà a sua maestà la paura, sorella all’ottusità, madre della burocrazia che tutto riduce al fancazzismo dell’amministrazione (nonché figlia dell’ignoranza sempre di casa tra i caporali di giornata incautamente nominati ministri all’Egemonia della nuova normalità).

Il pepperepé del Pd
per l’ultimo sondaggio

In tutta questa felicità del Pd primo partito nei sondaggi ma con i gazebo deserti, nel pepperepè d’incontenibile gioia del giornalismo altolocato – proprio del salotto slegato dalla realtà – al di là della cosmesi cui attinge il sistema per darsi un tono, urge qualche osservazione ulteriore. Tre partiti – in un 3% di errori nel calcolo – sono dati alla pari e comunque, giusto per tagliare la testa al toro, diciamolo: sono gli stessi sondaggi che danno Roberto Speranza come il politico più amato dagli italiani. E come diceva Peppino a Totò: “Ho detto tutto”.

Salvini, la Chiesa
e l’amica del giaguaro

Matteo Salvini che regala coroncine del Rosario e dispensa benedizioni da Fatima non s’illuda adesso d’avere la Chiesa dalla sua. Padre Livio, il direttore di Radio Maria, gli fa da padre spirituale ma il leader leghista metta in conto l’atavico cinismo del potere vaticano. E gli basti l’esempio di Francisco Franco quando (coi comunisti e i repubblicani che ammazzavano i sacerdoti, i seminaristi e le suore in ogni dove), sollevava gli eserciti a difesa della cristianità in Spagna, restituiva la Chiesa alla sua centralità a Madrid per ritrovarla – passato manco un solo giorno – già nemica irriducibile. Amica del Giaguaro. Come sempre. Da sempre.

Gerenza

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