Salvatore Merlo per Il Foglio

Silvio giù, Meloni su. Scarpinato
aggiorna la teoria sulle stragi

Le bombe negli anni Novanta le ha messe all’incirca Giorgia Meloni con Chiara Colosimo. Anzi: “C’è un filo nero da Rauti a Meloni, i neofascisti dietro le stragi”. E state a sentire, perché il ragionamento non fa una piega: Chiara Colosimo si è fatta una foto con Luigi Ciavardini, ex terrorista dei Nar, quindi è un po’ ex terrorista pure lei (anche se a quei tempi non era ancora nata) e dunque ha sostanzialmente e moralmente partecipato anche alle stragi mafiose degli anni Novanta, ai tempi della sua prima elementare, perché Stefano Delle Chiaie, ex terrorista che non era dei Nar ma di Avanguardia nazionale (quindi “cugino” terrorista di Ciavardini), nei giorni delle stragi di mafia stava a Palermo. Tutto chiaro, no? Chiarissimo. E’ infatti l’esito di questa straordinaria settimana..

Rivoluzionaria? No, Elly è una
magnifica anguilla democristiana

lla, anzi Elly, a volte parla come Nichi Vendola, quello dell’omonima rubrica satirica “Nichi ma che stai a di’?”, ma poi sempre si comporta come Nicola Zingaretti ed Enrico Letta. Sicché ogni qual volta qualcuno come Enrico Borghi o Carlo Cottarelli ha lasciato il Pd accusandola di “eccessivo radicalismo” o addirittura di estremismo, siamo stati noi a essere avvolti da un estremo stupore. E infatti siamo convinti che ella, ovvero Elly, cioè Schlein, faccia politica travestita da paracadutista, ma che alla fine si lanci sempre dal pianterreno. Prendiamo spunto adesso dal lungo colloquio pubblicato ieri da Repubblica, bontà sua. Tra le domande alle quali sostanzialmente la segretaria del Pd non ha risposto, o quelle alle quali ha risposto con la voce di Letta o quelle che lei infine non ha..

La Schlein dice di aver vinto
Scene da una conferenza irreale

i siede al tavolino davanti ai microfoni, fa un commento sulle elezioni di dodici minuti e quindici secondi, dice all’incirca di avere vinto, poi si volta verso sinistra e lascia intendere che da ora in poi risponderà il tizio pelato che le sta seduto accanto, tale Davide Baruffi. Se ci sono domande, fatele a lui. I giornalisti lo guardano come si guarda un piatto di minestra fredda. Al che, a un certo punto, dal fondo della sala un cronista si rivolge all’anonimo pelato: “Scusi, può chiedere alla segretaria se farà i comizi con Conte?”. È iniziata così, ieri, con una nota di commedia, la seconda conferenza stampa di Elly Schlein da quando è leader del Pd. Considerato il contenuto del prologo alla conferenza stampa, anzi della breve prolusione, forse ben..

La destra occupa la Rai? Così Salvini allontana il sospetto

Oggi come oggi conosciamo solamente un genio, ed è un genio della sintesi: si chiama Matteo Salvini. Quello che quando Fabio Fazio annuncia l’addio alla Rai twitta: “Belli ciao” e manda un bacione. L’uomo è fatto così. Rifugge da dichiarazioni e atti precipitosi e non meditati. Ci pensa e ci ripensa. Due, tre anche dieci volte; ma al momento giusto sgrana un rosario, citofona o twitta. Ed è inesorabile. Un cecchino. Il Pd in crisi di idee e di identità imputa al governo un’arroganza d’altri tempi? I giornali d’opposizione tentano di scorgere nelle iniziative del centrodestra un on ne sait quoi di minacciosamente staraciano nelle nomine alla Rai? Ebbene, quale mossa migliore, geniale appunto, poteva fare un vicepremier se non quella di intestarsi l’uscita di Fazio dalla Rai, con quel..

Ascolti dimezzati, troppe perdite
Perché lo stop di Cairo a Giletti

hissà perché viene raccontato come un mistero. Urbano Cairo ha chiuso il programma di Massimo Giletti su La7, quello grazie al quale l’Onu è stata sul punto di inserire l’Italia nell’elenco dei paesi sottosviluppati, perché ormai Giletti gli faceva perdere una barca di soldi. E nell’ultimo mese la situazione si era fatta addirittura insostenibile: circa centocinquantamila euro di passivo ogni puntata. Insomma ogni santo giorno in cui “Non è l’Arena” andava in onda, Cairo, uno che a La7 riesce a tagliare i costi persino delle colazioni al mattino, che rinegozia al ribasso pure i contratti già chiusi verbalmente, era costretto alla più spaventosa (per lui) delle ginnastiche: quella di svuotare il portafogli. Circa duecentomila euro di spesa a puntata per tenere in piedi la trasmissione di Giletti, quando un talk-show,..

Elly, di’ qualcosa. Nel Pd non c’è una linea, ma “opinioni”

Una voce anonima dal Nazareno, sede del Pd, ha consegnato ieri all’Adnkronos queste parole: “Quelle di Sandro Ruotolo sono opinioni personali”. Ruotolo, ora membro della segreteria del Pd, nonché giornalista e modello di coscienziosi ragguagli sin da quando accusava il Pd di rapporti con la camorra, si era espresso contro il termovalorizzatore di Roma. E si era rivolto con loquela sismica, per così dire, al sindaco Roberto Gualtieri che è del suo stesso partito: “Il suo è un modo per abbandonare la raccolta differenziata”. Opinioni personali, spiega la voce misteriosa del Nazareno. D’altra parte tutte le opinioni sembrano personali nel Pd. Anche quelle di Arturo Scotto, e di quegli altri deputati che, per esempio, vogliono il disarmo dell’Ucraina. Ma le opinioni sono importantissime. Sono il sale della convivialità di ogni..

Il commissario Elly Schlein e il solito rassicurante Pd

Ella, anzi Elly, ha commissariato il partito in Campania. Il Pd ha questo di buono: che non ci procura mai soprassalti di sorpresa. Non appena infatti uno viene eletto segretario, fa una delle seguenti cose: o vuole cambiare nome al partito, o annuncia un cambio di sede, o dichiara guerra alle correnti e distribuisce commissari per tutto il sud Italia come foglioline di prezzemolo sul pesce lesso. Una delle tre. E talvolta anche tutte queste tre cose insieme. Dipende dal carattere. O, come direbbe Francesco De Gregori, dal coraggio, dall’altruismo e dalla fantasia. Nicola Zingaretti, per dire, dopo aver immaginato un nuovo battesimo, alla fine si era orientato per l’opzione trasloco: andò da Fabio Fazio a spiegare che voleva chiudere il Nazareno e aprire una libreria. Ai tempi di Enrico..

La Russa & soci. Nasce un nuovo partito: Fratelli d’italiano

Peccato che alla Rai non ci sia più “Alto gradimento”, perché Renzo Arbore se li sarebbe presi tutti, assieme a Bracardi. Non solo il presidente del Senato Ignazio La Russa che riapre dopo settantanove anni la polemica del 1944 sui fatti di via Rasella ma pure quei venti deputati di FdI che, guidati da Fabio Rampelli, hanno depositato alla Camera un disegno di legge per vietare – badate bene – l’uso delle parole straniere nella pubblica amministrazione, e non solo. In pratica, secondo questi allievi del Devoto-Oli, chi si macchia di “forestierismo linguistico” dovrà essere multato “di una somma da 5.000 euro a 100.000”. Da “prima gli italiani” a “prima l’italiano”, verrebbe da dire. Solo che Matteo Salvini, consapevole forse dei suoi limiti scolastici, non s’era spinto a tanto. Per..

Salvini da Vespa con il micro-ponte. Ma perché l’ha fatto?

Mercoledì sera, da Bruno Vespa, Matteo Salvini ha mostrato “in esclusiva” il plastico del Ponte sullo Stretto di Messina. Lo stesso plastico che Silvio Berlusconi portò, sempre a Vespa, ventidue anni fa. Negli ultimi decenni il ponte in miniatura, l’unico che in effetti sia mai stato costruito, era rimasto in un corridoio del ministero dei Trasporti. Finché il ministro non lo ha fatto riesumare. E da allora pare che lo propini a tutti. In pratica, se entri al ministero, Salvini ti acchiappa e ti fa vedere il micro-ponte. Ovviamente è bellissimo. Finirà sul suo comò, come una statuetta gentile. C’è chi in camera da letto tiene i pastorelli di terracotta, chi gli angioletti di porcellana, e chi come Salvini ci tiene un Ponte sullo Stretto. Con scritto sotto, ovviamente: “Bacioni..

Non solo Lucia. La difficilissima arte di dire “cazzo” in tv

In principio fu Cesare Zavattini, estroso intellettuale che con notevole scandalo, nell’Italia del 1976, sparò un sonoro “cazzo” (pardon) mentre conduceva una trasmissione sulla radio Rai. E a riprova forse che il turpiloquio non è sempre espressione di malcostume né soltanto una patologia lessicale, in questi ultimi giorni i colpi di “cazzo” (pardon) nel nostro paese sono stati ben tre: quello celebratissimo di Dario Nardella all’imbrattatore ambientalista a Firenze (“che cazzo fai?”), quello spiritosissimo di Checco Zalone e Aldo Cazzullo sul Corriere (Zalone: “Non faccio un cazzo”, Cazzullo: “Quella parola non si può dire sul Corriere”, Zalone: “Capisco. E, conoscendo il suo cognome, capisco anche il suo dramma”) e domenica infine Lucia Annunziata rivolta al ministro Eugenia Roccella: “Prendete la responsabilità di fare queste leggi, cazzo!”. Una lingua deprivata della..

Gerenza

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