Sezioni Tematiche

Ma quale Dc. Per favore separate Cuffaro da De Gasperi

L’avevano chiamata Democrazia cristiana. Ma del partito di De Gasperi, di Moro e di Piersanti Mattarella aveva poco o nulla. Era una formazione personale venuta meno con i problemi giudiziari di chi l’aveva creata ed era riuscito a darle consistenza numerica e potere rilevante. L’indagine giudiziaria aveva indotto Schifani a mettere fuori dalla giunta gli assessori designati da Cuffaro, che pure erano immuni da responsabilità personali. Parve un moto di indignazione morale manifestato con invidiabile prontezza, in realtà era solo un esercizio di convenienza. Schifani colse l’occasione per dare il colpo decisivo ad una forza di notevole capacità attrattiva per deputati con attitudine alla transizione, di ottima disposizione al potere e capace di creare problemi seri al traballante rapporto tra i partiti a dimensione nazionale. Mentre prendeva le distanze dai..

C’è un dissalatore che miscela sprechi e malgoverno

C’era una parola magica. Una sola. Emergenza. Con quella parola si può fare tutto: ribaltare decisioni, smentire promesse, calpestare territori. E soprattutto trasformare il provvisorio in definitivo senza nemmeno il fastidio di spiegare perché. Succede a Porto Empedocle, sotto il sole di una spiaggia che nei libri di Andrea Camilleri profumava di ironia e dignità, e che oggi profuma solo di arroganza amministrativa. Lì dove la Sicilia raccontava se stessa al mondo, tra i fantasmi civili di Luigi Pirandello, lo Stato ha deciso che un dissalatore piantato in mezzo a una zona turistica era una buona idea. Anzi: un’idea temporanea. Anzi no: definitiva. Il copione è sempre lo stesso. Prima la rassicurazione: “State tranquilli, è mobile”. Poi il rumore che non fa dormire nessuno. Poi le tartarughe che finiscono disorientate..

Schlein e i suoi cacicchi: doveva cacciarli, ora ci governa

E ora Michele Emiliano va a fare l’assessore. C’erano una volta i cacicchi, e c’era una segretaria del Pd che prometteva di cacciarli. Poi vennero le elezioni. E i cacicchi restarono. Anzi, entrarono in giunta in tutto il sud. Dall’altra notte infatti Roberto Fico, sospinto dai voti di Vincenzo De Luca, governa la Campania con gli uomini del super cacicco e con quelli di Clemente Mastella. E il 7 gennaio Antonio Decaro, in Puglia, dopo aver eletto otto emilianisti in regione, ci dicono che farà la sua giunta con lui, il gran visir di tutti i satrapi locali: Emiliano in persona. L’Emiro sarà assessore per intercessione di Elly Schlein. E il suo motto infatti, ci assicurano da Bari, ora è “sono pazzo di Elly”. Tutti pazzi per Elly. Un principe..

La tragedia di Crans-Montana
47 morti e italiani fra i dispersi

C'è un bilancio definitivo dei dispersi italiani a Crans-Montana? "Non ancora e proprio per questo, per l'estrema delicatezza di questa terribile tragedia, per la legge sulla privacy, è necessario essere estremamente prudenti. Posso solo dire che, per fortuna, con il passare delle ore, molte delle persone che si ritenevano disperse sono state poi trovate negli ospedali e quindi l'ultimo bilancio disponibile è di sei italiani dispersi e tredici feriti ricoverati". Lo ha detto l'ambasciatore italiano in Svizzera, Gian Lorenzo Cornado, in un'intervista a Repubblica. Tra i 115 feriti nell'incendio di Crans-Montana, in Svizzera, "80-100 persone sono in condizioni critiche", ha specificato il capo del dipartimento della sicurezza del Canton Vallese, Stéphane Ganzer, alla radio francese Rtl, lasciando intendere che il bilancio potrebbe ancora aggravarsi. "Delle centinaia di persone ricoverate negli..

Il pacifismo corazzato di Mattarella contro ogni ipocrisia

Sergio Mattarella non è antirusso. Perché dovrebbe esserlo? Però è un pacifista corazzato, per così dire. In una nuova formulazione della sua idea di mondo civile e delle relazioni internazionali, nel discorso di fine anno ha definito “ripugnante”, definizione che più netta e aspra non si potrebbe, il rigetto della pace in nome del criterio della maggior forza, che è precisamente la strategia bombardiera di Putin contro la logica del negoziato, strategia incoraggiata da Trump, negli atti e nelle cose, e contrastata da un pezzo dell’America democratica e repubblicana oltre che dall’insieme dell’Europa politica, con le note eccezioni filorusse. La chiara e insistita difesa dell’Ucraina, in quanto difesa dell’autodeterminazione di un popolo e della sicurezza e libertà europee, è un tratto permanente della predicazione mattarelliana dal pulpito del Quirinale. Per..

Il segreto del successo. E Meloni va, nonostante tutto

C’è una legge non scritta delle democrazie di tutto il mondo che prevede che in corso di navigazione i consensi percepiti e fotografati dai sondaggi calino. Una legge non scritta che ha i suoi corollari nelle elezioni amministrative e locali che si svolgono a legislatura in corso. Prendiamo il caso di Donald Trump, assai preoccupato dalle elezioni di mid term dell’anno prossimo, gli indici di gradimento che presentano una costante curva verso il basso. Per non parlare di Keir Starmer, una brevissima luna di miele e poi pasticci e crollo a picco nelle rilevazioni, se si votasse domani i laburisti otterrebbero il bottino più magro degli ultimi decenni. O della Germania, dove i socialisti sono stati prosciugati dagli anni di governo di Olaf Scholz, e ai popolari non va molto..

Droni colpiscono casa Putin
Mosca annuncia rappresaglia

Chi avesse creduto che fosse la volta buona fra Russia e Ucraina, è rimasto gelato da un repentino passo indietro del negoziato. La Russia accusa l'Ucraina di aver cercato di colpire direttamente Vladimir Putin, con 91 droni lanciati nella notte tra il 28 e il 29 dicembre contro la residenza presidenziale di Novgorod, tra Mosca e San Pietroburgo, tutti abbattuti dalla contraerea russa. Ancora riecheggiano le parole di Volodymyr Zelensky nel suo discorso di Natale, sul sogno condiviso da tutti gli ucraini "che Putin muoia". Così Sergei Lavrov annuncia che sono stati già decisi "i tempi e gli obiettivi della rappresaglia", che la Federazione russa non lascerà il tavolo con gli Stati Uniti, ma "rivedrà la sua posizione negoziale" e quindi anche la sua flessibilità nelle richieste. Zelensky respinge con..

Il miracolo di Checco: non ti chiede di essere colto né giusto

La critica può dire “cinepanettone”, “usato sicuro”, “minestra riscaldata”. I giornali — ammesso che ci sia ancora qualcuno che li legga — possono dividersi: ne apri uno e trovi scritto “record”, ne apri un altro e trovi la parola “flop”. Può capitare che una parte della sinistra legga Zalone come una “strizzata d’occhio agli anti-woke”. Può capitare che la destra lo trasformi in bandiera contro i “salottini rossi”. Ma la ragione per cui gli italiani lo amano è più disarmante, e più triste: Zalone ci piace perché ci somiglia. Non nella parte migliore. Nella parte che non postiamo. Nella parte che, per un’ora e mezza, finalmente non dobbiamo difendere. E alla fine, sul Cammino — quello spagnolo del film e quello italiano di questi giorni — non conta chi ha ragione. Conta..

Elly misteriosa e inafferrabile persino negli auguri

Se questi sono gli auguri di Elly Schlein meglio il bianco silenzio. Perché partecipare a una gara di foto natalizie con Meloni, Salvini, Conte, Salis, quando il risultato è il Deserto Rosso di Antonioni, l’alienazione a Lugano? Cinque foto pubblicate da Schlein sui social raccontano la strategia politica da buio in sala, la linea dell’esisto io, il mio sogno (fare la premier), il mio piatto. Schlein rivolge gli auguri alle famiglie ma non si vede mai un viso. Non c’è un tavolo, ma un angolo di tavolo, sempre e solo il suo. Non c’è un parente, non c’è una smorfia, non c’è la casa. Non c’è neppure lei. Che Italia è? Si dirà: è una scelta di privacy, ed è comprensibile, ma se la ragione è questa perché non affidarsi..

2026, l’anno in cui capiremo
se Giorgia Meloni è imbattibile

Sala Tatarella, Camera dei deputati. Giorgia Meloni prende in mano un bicchiere. Sgoccioli all’anno nuovo, un brindisi atteso dal sapore dolceamaro: “È trascorso un anno tosto ma non preoccupatevi, perché il prossimo sarà molto peggio”. Realismo o pessimismo, saranno i prossimi mesi a dirlo. Quando la premier, sempre forte nei sondaggi, dovrà districarsi tra le sfide internazionali, in bilico tra l’irascibile amico Donald Trump e gli alleati europei, resistendo alle pressioni leghiste sull’Ucraina, con un’economia interna stabile ma che non cresce e le sfide referendarie all’orizzonte. Un 2026 che ci dirà se Meloni invincibile lo è veramente. I timori sono noti. La cavalcata di tre anni fa non ha portato alla rivoluzione, ma alla stabilità governativa. Non poco, passando in rassegna gli esecutivi italiani. Non abbastanza, ragionano negli ambienti meloniani,..

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