È il Notturno di Meloni con Urso al posto di Chopin. È buio il Senato, piove, buio il cielo di governo, dopo la rinuncia di Freni alla Consob. Buio in sala. La sola novità importante che Meloni annuncia al Premier time è il nucleare, la legge delega, altra materia che rimanda al grigio della scoria. Vince l’opposizione, Francesco Boccia, il solito Renzi che paragona il governo alla Famiglia Addams, salvo aggiungere: “Gli unici che si dovrebbero offendere sono Morticia e Zio Fester”. Anche il corteggiamento fra Meloni e Calenda, con Meloni che dice: “Le porte sono aperte” e Calenda che si augura: “Speriamo che diventi un portone” (e una cabina di regia), ha come riflesso la legge elettorale, il Melonellum grigio cenere.

È sottotono Meloni, Renzi dice “sotto botta”, tanto che deve precisare alla stampa che il suo viaggio ad Atene, la sua partecipazione allo Europe Gulf Forum, nel fine settimana, con l’editore di Repubblica, Theo Kyriakou, non “è segreto” e che non ci saranno i fondi come BlackRock e le banche JP Morgan, un po’ come se stesse parlando di Satanassi e non di attori da finanza internazionale. È cambiato il mondo dopo il referendum sulla giustizia ma non l’idea di Meloni sul diritto di veto in Europa che per Meloni “non è il problema”, perché il problema è “la burocrazia” come lo era il traffico a Palermo per Johnny Stecchino. È grigia l’epoca e l’unico che riesce a dominarla è Casini, il vecchio lupetto grigio della Dc, a cui tutti promettono: “Stiamo lavorando per te al Quirinale” e lui: “Sì, per portarmi fuoristrada”. Continua su ilfoglio.it