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Biden, Kissinger
e altri. L’età
del rimbambimento

L’età del rimbambimento. Che non è senescenza dovuta a invecchiamento e a decadimento delle facoltà mentali. O almeno non soltanto quella. L’era del rimbambimento è oggi. Hic et nunc, in tutto l’Occidente. Sono le rughe di un’epoca che da anni celebra la sua fine come fosse eroica. E invece ormai è giunta al punto di raccontarsi col fiato corto del “pensiero unico”, che è la negazione della complessità dell’esistente. Un manicheismo ipocrita e occhiuto applicato alla realtà. Con sprezzo del ridicolo. Manco fosse l’Inquisizione. Solo così si spiega il protocollo - o la narrazione intorno al protocollo, fa lo stesso - sulla “vigile attesa” come linea guida per contrastare l’insorgere di una malattia. Attesa di che, esattamente? E noi che dopo due anni attendiamo ancora di sapere cosa è successo...

Lezioni romane: del cinghiale non si butta via niente

Per me è un grande onore essere stato scelto come portavoce dall’Unione Cinghiali Romani, che mi ha affidato una dichiarazione ufficiale. E’ un momento storico, per la prima volta in televisione non parlano solo cani e porci, ma anche i cinghiali. “Noi cinghiali romani condanniamo con fermezza il comportamento scorretto di una minoranza, che ruba le borse della spesa alle signore anziane. Si tratta di poche mele marce, metafora che usiamo con qualche dubbio perché non avete idea di quanto siano buone le mele marce. Ma la grande maggioranza dei cinghiali a Roma si comporta con senso civico, dando un contributo decisivo allo smaltimento dei rifiuti. E sopporta con dignità le manifestazioni ostili e discriminatorie degli umani, che ci fotografano e ci filmano, con urla di raccapriccio in sottofondo, come..

Enrico Berlinguer,
storia di uno sconfitto

Se Enrico Berlinguer si fosse affidato a un sondaggio per dire o meno che si sta più sicuri “sotto l’ombrello della Nato”, quelle parole forse non le avrebbe mai pronunciate. Non mangiavano i bambini i comunisti italiani, e preferivano i film di Hollywood rispetto ai viaggi a Mosca ma, insomma, il Vietnam, il Cile, i colonnelli in Grecia: il sondaggio avrebbe registrato un sonoro “yankee go home”. Sul compromesso storico l’esito sarebbe stato analogo, perché il popolo comunista voleva, sull’onda lunga del Sessantotto, l’alternativa al “regime democristiano”, al suo potere inamovibile e ai suoi “forchettoni”, custode anche opaco di uno status quo, nell’Italia della strategia della tensione e delle stragi di Stato. E se, per concludere, il sondaggio fosse stato su trattare o no con le Br per salvare Aldo..

Troppe fanfare e ipocrisie attorno al ricordo di Falcone

Trent'anni, d'accordo. Io però, sono sincero, sento il rischio che un velo d'ipocrisia avvolga questa giornata. La prima ipocrisia: una memoria senza verità è solo liturgia. E noi su Capaci (e su via D'Amelio) abbiamo verità minime, consolatorie, inoffensive. E un fatto, giudiziariamente acclarato, che la morte di Giovani Falcone e Paolo Borsellino rispondesse a urgenze ed interessi non solo mafiosi. Eppure sul ruolo che apparati dello Stato ebbero in quelle stragi sappiamo poco, pochissimo. I vertici della nazione, che questa mattina si sono dati festoso e commosso appuntamento a Palermo, dovrebbero pretendere dalle istituzioni che essi rappresentano un atto di onestà morale e di verità. Così non è stato in questi trent'anni. Non conosciamo le catene di comando dei servizi che acconsentirono alla manipolazione delle indagini, né gli affidavit..

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