Pablito, che ci portò sul tetto del mondo senza conoscerlo
di Marco Romano, vicedirettore responsabile Giornale di Sicilia
Paolo Rossi non era un fuoriclasse. Era semplicemente un calciatore straordinariamente furbo e opportunista. Era l’onirica dei nostri favolosi nascenti Anni Ottanta. Più di Michael Jackson, delle Timberland sulle calze a scacchi, del Ciao senza casco, del ciondolante Zab Macahan, delle cinture Avirex. Il paradigma del riscatto, l’eccellenza della normalità fisica e morale imperfetta ma vincente. Siamo stati Paolo Rossi in tanti, l’anatroccolo che si fa cigno, nell’Italia brutta sporca e cattiva che un giorno decise di prendersi il mondo. Non era bella a vedersi, non lo era lui. Poi decisero di essere i più forti. E lo furono. E lui più di tutti. Chi non ha tatuati nell’anima della sua generazionale passione calcistica quei mondialidellottantadue può a lungo menarla con il 2006 quanto vuole: gli mancherà l’essenza, lo spirito..