Sezioni Tematiche

Ci hanno rubato
anche il sorriso

Per carità, il ponte di Genova sarebbe crollato anche se alle elezioni del 4 marzo si fosse imposto il governo del Nazareno, con Silvio Berlusconi e Matteo Renzi felici e alleati per tutta la vita. Quindi non è proprio il caso di mischiare fatalità e politica, sciagure e improvvisazioni, disastri e improntitudine. Detto questo, resta tuttavia il fatto che abbiamo vissuto un agosto maledetto, con tragedie come quella di Bologna, come quella di Genova, come quella della Puglia. Lutti, lacrime, strazio e smarrimento. Capita, verrebbe da dire. Solo che alle sventure imposte dal destino si aggiunge la malinconia imposta dal cosiddetto governo del cambiamento. Che giorno dopo giorno ci travolge con la cupezza del “no vax”, del “no tav”, del “no tap”; e con la tristezza di un medioevo prossimo..

La stanca sceneggiata
di Leoluca Orlando

Che Dio ci salvi da Matteo Salvini. Non è un gioco di parole: con l’aria che tira sarebbe un gioco macabro e infelice, perché l’arroganza del vice premier in bermuda fa orrore e mette sinceramente paura. L’ultimo “me ne frego” il trombonesco ministro lo ha pronunciato per liquidare la richiesta della nave umanitaria Aquarius che, ancora una volta, si ritrova a vagare lungo le rotte del Mediterraneo alla ricerca di un porto che accolga i 141 naufraghi raccolti nelle acque internazionali davanti alla Libia. Ma chi insorge contro Salvini? Manco a dirlo, il solito Leoluca Orlando, sindaco palermitano delle apparenze. E sì, perché lui appare semplicemente quando c’è un nemico esterno da bastonare, una sceneggiata da recitare o una maglietta rossa da indossare. Se mostrasse lo stesso zelo nei confronti..

Ma il Parlamento
non deve morire

Vogliamo parlar male dell’Assemblea regionale, di quella nicchia dorata che avvolge e immiserisce la politica siciliana? Facciamolo pure. Ma ben sapendo che la nobile gara a chi denigra di più l’antico parlamento di Palazzo dei Normanni ha un risvolto che piace tanto ai grillini e a tutti coloro che sostengono il cosiddetto ordine nuovo, meglio contrabbandato come il “governo del cambiamento”. Certo, elencare difetti e privilegi dell’Ars è un esercizio facile, a tratti persino stucchevole: stipendi alti, assunzioni compiacenti, spartizione degli incarichi, e chi più ne ha più ne metta. Ma il vento sinistro che spira da Roma in giù è quello di farci accettare l’idea che i parlamenti, tutti i parlamenti, siano inutili e dannosi. Non è facile, con l’aria che tira, contestare questa tesi. Ma noi, testardi, siamo..

Ciò che a Santa Rosalia
non piace di Orlando

Sfuggente e rabdomante, Leoluca Orlando ha dato un’altra prova di come non sa fare il sindaco di questa infelicissima Palermo. Per carità, se dessimo ascolto ai suoi trombettieri dovremmo concludere che questa città è la capitale di un nuovo Rinascimento, che dietro ogni angolo c’è arte e bellezza, che il porto diventerà un paradiso terrestre, che l’aeroporto ci sorprenderà con gli effetti speciali, che i figli della lupa annicchiati dentro il Teatro Massimo spendono in libertà milioni di euro anche per la gioia dei poveri e delle periferie. Poi però ti accorgi che ci voleva un intervento della Procura per scoperchiare lo scandalo del campo rom e che il dettaglio, guarda un po’, per sei anni e passa era sfuggito al sindaco Orlando. Come sfuggono alla sua attenzione i cumuli..

Lezioni di storia
per gli autonomisti

Questa Regione, santa o disgraziata che sia, tiene sul groppone ottanta carcasse di elefanti. Sono alcuni degli enti creati in questi settant’anni di allegrissima autonomia e poi lasciati mori così, senza un perché. Morti ma non scomparsi. Perché il funerale di questi enti ha strascichi senza fine: pensate che l’Espi, l’ambizioso ente di sviluppo industriale, istituito negli anni Settanta del secolo scorso, sopravvive a se stesso per il solo fatto che c’è ancora da risolvere una insignificante causa di lavoro. Quindi la liquidazione non si può chiudere, quindi bisogna ancora tenere in piedi le impalcature, quindi tutto si crea e niente si distrugge. Un giochino, questo, che costa alla Regione qualcosa come 500 mila euro al mese. Evviva l’autonomia, viene da dire: quella che i bulli di questo governo, con..

Le confessioni
di un garantista

Dicendo quello che sto per dire so perfettamente – perfettissimamente, stavo per scrivere – che finirò nella lista di proscrizione stilata con puntiglio prefettizio dal reverendissimo padre Inquisitore della molto autorevole Confraternita della Trattativa. Ma non posso esimermi. Nonostante le intimazioni speditemi con sigillo e cera lacca dal priore del Sant’Uffizio sono stato, resto e sarò sempre un garantista. Perinde ac cadaver. Tutto ciò premesso, andiamo alla confessione. In tre notti bianche ho letto le laudatissime motivazioni della Corte d’Assise di Palermo e sono arrivato alla conclusione che la sentenza sottoscritta dal presidente Alfredo Montalto più che rendere onore al sacrificio di Paolo Borsellino, assassinato in via D’Amelio con gli uomini della scorta, renda omaggio alle teorie di Salvatore Borsellino, il santissimo fratello predicatore.

Quelle consorterie
che nessuno vede

Sandro Pappalardo, assessore regionale al turismo e allo spettacolo, ha promesso qualche mese fa che avrebbe messo mano nel paludoso mondo dei teatri siciliani. Soprattutto in quelli di seconda e terza fila dove pochi direttori artistici, che sono anche scrittori o attori o musicisti o registi, si scambiano spesso favori e prebende: tu porti il tuo spettacolo da me e io porto il mio spettacolo da te. Ottenendo così un beneficio privato dalla gestione del denaro pubblico. Certo, le iniziative per incrementare il turismo sono determinanti per l’economia siciliana. E l’assessore Pappalardo, bisogna riconoscerlo, si spende oltre ogni limite. Ma sulle sue spalle gravano anche le questioni dello spettacolo. Non si può essere onesti governanti e poi chiudere gli occhi davanti a un malcostume o, peggio, di fronte a certe..

Ma per le certezze
c’è ancora da aspettare

Tutti a dire che è stata una coincidenza. Invece la scelta di depositare la sentenza sulla Trattativa nel giorno di via D'Amelio ha un significato preciso, inequivocabile. Con tale gesto la Corte di Assise ha voluto rendere certamente un omaggio a Paolo Borsellino e agli uomini della scorta trucidati 26 anni fa dal terrorismo mafioso di Totò Riina e dei suoi sanguinari corleonesi. Ma ha voluto pure significare che per consegnare alla storia "verità e giustizia" ci sarà bisogno almeno di un altro processo. Perché quello celebrato nell'aula bunker di Palermo è riuscito a mettere insieme solo una verità "logico-fattuale" e non una certezza suffragata da prove inoppugnabili. Più che le motivazioni della sentenza, le cinquemila pagine sottoscritte da Alfredo Montalto, presidente del collegio giudicante, contengono un severo messaggio agli..

Ma non sparate più
sul povero Crocetta

Povero Crocetta. Per cinque anni ci ha regalato motivi di esilarante divertimento. Le sue fanfaronate da duro e puro dell'antimafia, le sue invettive da pappagone della politica, le sue goffe smemoratezze sullo stipendio che la Regione gli elargiva, queste e altre amenità sono state il tutto e il niente dei suoi cinque anni di regno. Ma ora che la Corte dei Conti pretende da lui un risarcimento milionario e non perde occasione per avvelenare il suo crepuscolo politico, ora no: non possiamo più ridere. Perché l’ex Governatore avrà pure dissipato parecchi soldi per garantire uno stipendio (e non un lavoro) ai soliti precari, ma certamente quelle somme non sono finite nelle sue tasche. Schernirsi di lui sarebbe come avallare l’eccesso di giustizia che lo sta travolgendo. E dietro ogni eccesso..

Regione, il governo
dei lunghi silenzi

Nello Musumeci non dice una parola sul bullo che gli sta accanto e Giusy Savarino, che gli vuole molto bene, scrive un articolo per sostenere che il Presidente non parla perché lavora. In silenzio, naturalmente. Poi insorge la questione dei disabili che non hanno ricevuto il contributo della Regione: Davide Faraone, leader dei renziani, avvia uno sciopero della fame e Ruggero Razza, assessore alla Salute, replica: noi non cediamo al sensazionalismo, noi lavoriamo in silenzio. Di silenzio in silenzio arriviamo a Sebastiano Tusa, assessore ai Beni Culturali, che di fronte allo scandalo del castello Maniace, la cui piazza d’armi è stata ceduta ai privati per quattro lire, sceglie la via di mezzo: meglio una parola in meno che una parola in più. Provate a immaginare una riunione di giunta: un..

Gerenza

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