Talvolta non basta tutta l’esperienza del mondo, e una normale propensione all’ascolto, per cogliere i segnali che arrivano dall’esterno: “Non mi aspettavo che la gente stesse così male, non lo avevo capito” ammette Gianfranco Micciché, presidente dell’Ars, che sabato scorso ha chiuso una delle leggi finanziarie più difficili della storia dell’Isola. Condita da numerosi interventi per contrastare l’emergenza Coronavirus, che in Sicilia non si è ancora manifestata in pieno: “Rischiamo di bruciare 15 punti di Pil – annuisce Micciché –. Bisogna avere il coraggio di affrontare i problemi. Il pensiero che, di fronte alla morte, un funzionario possa decidere o meno di applicare un bollo mi fa stare male. Anzi, mi fa andare in bestia”. La burocrazia è uno dei tarli di Micciché, tanto da averci ricostruito su un’alleanza con la Lega: “Sarà il primo punto del prossimo programma elettorale” disse mesi fa il commissario regionale di Forza Italia. Ma non è detto che non si debba e non si possa intervenire prima. Oggi arriva all’Ars una proposta di legge di Luca Sammartino, giovane deputato di Italia Viva, che vuole snellire i processi burocratici in seno alla pubblica amministrazione.

Presidente, lo sosterrete?

“Ho quasi il doppio degli anni di Sammartino, ma è anche la mia battaglia. Questa legge è un’occasione da prendere al volo. La prima cosa che farò è chiedere di inserire un articolo in cui per le emergenze infrastrutturali ci si debba poter muovere come a Genova per il ponte Morandi. E’ impossibile che il viadotto Himera, a cinque anni dal crollo, non sia stato ricostruito. Perché a Genova sì e in Sicilia no? Abbiamo anche più autonomia… Dobbiamo fare una rivoluzione, non voglio altre rotture”.

Ci sarà una condivisione bipartisan di questa iniziativa?

“Ho tentato di convincere tutti i capigruppo a firmarla. Mi rattrista sentire qualcuno che viene a dirmi ‘questo dobbiamo modificarlo perché la legge non ce lo consente’. Certi meccanismi sono superati dal tempo. Bisogna avere il coraggio di romperli”.

Presidente, aveva votato una Finanziaria da oltre un miliardo e mezzo di euro. Ci tracci un bilancio. Cosa è stato fatto bene e cosa poteva essere fatto meglio?

“Se le risorse fossero vere, la Finanziaria non sarebbe male. Siamo intervenuti in tutti i settori in cui era possibile farlo. Ma le norme migliori – glielo dico con assoluta convinzione e onestà – sono quelle proposte da Forza Italia: il bonus facciate è importante perché crea opportunità di lavoro da Palermo ad Agrigento; l’esenzione dal pagamento dei canoni demaniali consentirà ai lidi l’immediata riapertura; quella del suolo pubblico, invece, è un incentivo a bar e ristoranti per la ripresa delle attività. Abbiamo fatto il possibile”.

Se le risorse fossero vere…

“Questa è una spada di Damocle. Finché non arriveranno informazioni più precise da parte del governo nazionale, per la rimodulazione dei fondi extraregionali e dei fondi Poc e per l’accordo di finanza pubblica con lo Stato, dovremo aspettare”.

Avete considerato lo scenario peggiore, cioè che quei soldi non arrivino?

“Non vedo prospettive rovinose. Magari ne arriveranno un po’ meno, ma bisognerà capire quanto tempo ci vorrà. Prima che la Finanziaria approdasse in aula, avevo chiesto al governo maggiore flessibilità sulle coperture, senza indicarle nel dettaglio. Invece si è andati nella direzione opposta. Quando conosceremo con esattezza le risorse, servirà un’analisi per capire quali voci togliere e quali rafforzare. Insomma, non vorrei essere nei panni del presidente della commissione Bilancio, l’onorevole Savona, perché ci sarà molto lavoro da fare. Mi lasci dire un’altra cosa…”.

Prego.

“Ho appreso dall’assessore alla Funzione pubblica, Bernadette Grasso, che la Sicilia è stata la prima regione d’Italia per lo smart working. Questa è un’iniezione di modernità. Uno spicchio d’azzurro in un cielo nuvoloso”.

I siciliani là fuori si chiedono perché con tanti dipendenti regionali, buona parte dei quali impegnati col telelavoro, siano così indietro le pratiche per la Cassa integrazione in deroga.

“Questo non c’entra con lo smart working. E non è colpa dell’assessore Scavone. Lui si limita a recepire le direttive e dare le disposizioni. E’ un problema di personale, che non capisce cosa va fatto. Alla pubblica amministrazione italiana, ma soprattutto a quella siciliana, servirebbe un pieno ricambio generazionale. Ma queste non sono cose che puoi fare con una legge”.

E come?

“Con il coraggio, come le dicevo all’inizio. Se oggi qualcuno si presenta alla Regione con un progetto innovativo, pensando di aver risolto dei problemi, in realtà non fa che peggiorarli. Perché purtroppo non siamo nelle condizioni di usarlo. Mi sono fatto consegnare l’elenco del personale della Regione: il più giovane ha 51 anni. E non c’è niente da fare: molti di noi pensano ancora in modo analogico, cercando di trovare un perché a tutto. Là fuori il pensiero si è evoluto: prevale quello digitale, i ragazzi si attivano subito e arrivano prima. Le racconto questa: domenica mattina, appena sveglio, sono andato sul sito dell’Assemblea per cercare le ultime notizie sulla Finanziaria. Non ne ho trovate. Non c’è un solo funzionario o dirigente che si sia preso la briga di farlo, ma d’altronde non gli compete. Come puoi pensare di tenere un sito vuoto, immobile? Non sto dando la colpa a nessuno, se non a me stesso. Ci mancano le strutture”.

Vi manca il personale.

“Certo, bisognerebbe assumere. Ma non possiamo farlo perché Giletti non vuole… Poi ci costruirebbe sopra una trasmissione. Ma chi se ne frega di Giletti”.

Scusi presidente, ma perché è colpa di Giletti anche stavolta?

“Sa che la Regione aveva fatto partire un concorso per assumere trecento persone, e dopo la trasmissione di Giletti l’ha abolito? Non è possibile dipendere da Giletti. Se continuiamo così ci autodistruggiamo. La mancanza di coraggio è il vero male di questa Regione”.

Avete già annunciato in aula una nuova legge sulla ricostruzione: cosa ci sarà dentro?

“Io posso dirle cosa vorrei che ci fosse, ma questa è una domanda da rivolgere al governo. All’aula toccherà correggere, modificare, migliorare. Comunque, per me, il “domani” nasce solo dalla distruzione e dall’annientamento di questo metodo amministrativo. Sa qual è uno dei problemi? Che noi siciliani viviamo con l’idea che qualcuno debba truffarci. E’ una specie di malattia. Così, col pretesto di evitare la truffa, si trova il modo di impedire che qualcosa venga fatto. Mi sono stancato. Abbiamo sconfitto la mafia e non possiamo sconfiggere le truffe amministrative? La politica non può vietare a prescindere”.

In aula si è consumato uno strappo tra Musumeci e le opposizioni. E più in generale il rapporto tra il presidente della Regione e Sala d’Ercole è ai minimi termini. Farà qualcosa per ricucirlo?

“Sono disponibile a tutto, ma non devo insegnare niente a nessuno. Il presidente della Regione qualche sforzo dovrebbe farlo per recuperare i rapporti. Fossi stato al suo posto, avrei evitato quell’intervento. Lo dico con dispiacere, ma è quello che penso. Attenzione: Musumeci non ha per niente torto sul ‘voto segreto’. Ma quante cose non vanno e andrebbero sistemate? Non è che per ogni cosa che non piace, uno evita di venire in aula… Oggi, mentre si discute di una Finanziaria complicatissima, da cui dipende la vita o la morte di milioni di persone, non credo che il ‘voto segreto’ debba essere all’ordine del giorno. Poi credo ci sia un altro problema”.

Quale?

“Se quando avvengono questi episodi, ci fosse più gente disposta a raccontargli la verità e le reazioni, anziché dargli ragione a prescindere, forse il presidente agirebbe diversamente. I servi sciocchi causano sempre la rovina di una persona e portano a commettere degli errori che possono diventare irreparabili. Il mio è un ragionamento che vale per tutti, non solo per la singola questione”.

Alla vigilia della sessione finanziaria, in una riunione coi capigruppo, venne fuori l’esigenza del rimpasto. E’ ancora d’attualità?

“E’ una cosa di cui al momento non mi frega nulla. Durante l’iter del Bilancio ho ascoltato tante persone e rappresentanti di categoria. Ho capito che stiamo vivendo in un momento drammatico. Se dovrà esserci un rimpasto, siamo pronti ad affrontarlo. Ma non è la nostra prima preoccupazione. Se dovessimo farlo dopo aver archiviato l’emergenza sarei decisamente più contento”.