Quattromila non bastano. Così il coordinatore leghista per la Sicilia, Stefano Candiani ha chiesto a Pontida l’invio di nuove tessere per tenere a bada la voglia tutta siciliana di legarsi al Carroccio. Anche nell’Isola il partito di Matteo Salvini potrebbe cambiare status e passare dallo “zero virgola” a qualcosa di più. Gli ultimi sondaggi rivelano che nel Sud e nelle Isola la Lega avrebbe varcato il 22%. Ben distante dal Movimento 5 Stelle (che impera), ma più del doppio rispetto a Forza Italia.

Ecco che le manovre in vista delle Europee diventano affascinanti. Pare che la Lega, al momento, rifugga da alleanze facili. Lo ha detto Candiani: “Non saremo il treno di nessuno”. Parafrasando, il Carroccio non è intenzionato a imbarcare transfughi – o politici “che furono” – né tanto meno a stringere alleanze meramente elettorali, che permettano ad altri partiti (Diventerà Bellissima su tutti) a piazzare l’uomo forte nella lista giusta e strappare un seggio a Bruxelles. Nada. La Lega vorrà presentarsi con i suoi uomini, politici “vergini” che hanno tutto da dire e da guadagnare. Si fanno i nomi di un paio di consiglieri comunali: Gelarda a Palermo e Cantarella a Catania. Nessun big.

E nessuna partnership con Musumeci, che era sembrato possibilista (dalla visita a Pontida in più). Un’operazione del genere imporrebbe un ingresso leghista in giunta, ipotesi che il governatore attualmente tiene in stand-by. Il rischio è di sembrare troppo nordista mentre la Sicilia affonda.