La pausa di Ferragosto sembra aver alleggerito la tensione fra Gianfranco Micciché e Nello Musumeci. Ma non ha tolto sostanza alle osservazioni mosse dal presidente dell’Ars durante la cerimonia del Ventaglio. Quando, oltre a rassicurare il “rivale” che non si sarebbe candidato alla presidenza della Regione, aveva bacchettato per bene i suoi consiglieri politici, rei di aver eretto un muro fra i due palazzi e reso il dialogo impossibile. Miccichè, anche adesso, non abbandona la vena critica che lo caratterizza. Ad esempio sulla Finanziaria di cartone. Dopo quasi quattro mesi, non si è speso un solo euro per l’emergenza: “Credo si stia sottovalutando il problema – esordisce Micciché – e il fatto che da qui a poco, in Sicilia, potrebbero esplodere delle tensioni sociali. Non so quale sia la posizione di Musumeci in proposito. Il parlamento ha lavorato duramente per approvare questa Finanziaria di guerra, con la promessa che subito dopo sarebbe andata in porto quella “normale”. Non solo non si è fatto niente di tutto il resto, ma non si ha traccia nemmeno delle misure previste per fronteggiare l’emergenza. Non si è capito che, dopo la pandemia, la nostra economia sta attraversando una fase drammatica. Perderemo 11 punti di Pil, che equivalgono a circa 9 miliardi di produttività. Facendo i conti alla “femminina”, dalla casse della Regione potrebbero mancare circa 3 miliardi”.

L’unica delibera di riprogrammazione (dei fondi comunitari) è ferma al Comitato di Sorveglianza  e aspetta l’approvazione di Bruxelles: ma si parla di 400 milioni rispetto a una Legge di Stabilità che contiene misure anti-Covid per un miliardo e mezzo.

“Lo Stato ci ha garantito un risparmio sul contributo alla Finanza pubblica (780 milioni, di cui una minima parte utilizzabili per ragioni di Bilancio, ndr), ma per il resto non si muove foglia. Attenzione: la mia non è una critica per mettere in difficoltà il governo. Ma un tentativo per salvarlo. Questo deve essere chiaro. Invece ho come l’impressione che ci siano troppe situazioni anomale. Che si dia troppo credito alle cose sbagliate e poco a quelle giuste”.

Perché alla vigilia di Ferragosto ha ritenuto di dover mettere le mani avanti e precisare che non si candiderà alla presidenza della Regione?

“Perché io il presidente della Regione proprio non lo voglio fare. Più motivo di questo… Eppure continuano a mettere in testa a Musumeci che sono un suo avversario perché vorrei candidarmi. Non è così. Io non gioco, non dico una cosa per farne un’altra. Musumeci può stare sereno. Per fare il presidente della Regione ci vuole una enorme resistenza fisica, bisogna essere giovani. Penso che Musumeci sia un santo per voler fare questo mestiere. Io, pur avendo dato tutto alla politica e aver svolto i miei incarichi – spero – nel miglior modo possibile, non sono candidabile”.

Vi siete sentiti dopo il Ventaglio?

“No”.

Secondo alcune ricostruzioni giornalistiche, lei avrebbe messo nel mirino tre assessori: Armao, Cordaro e Razza. Sono loro i “cattivi” consiglieri di Musumeci?

“Io non ho mai fatto nomi. Ma chi continua a mettere in testa al presidente che siamo rivali o addirittura nemici, fa un danno incalcolabile alla coalizione. Il presidente dell’Assemblea e quello della Regione hanno il dovere di andare d’accordo, altrimenti possono nascere problemi su ogni cosa. Io, in un parlamento senza maggioranza, credo di aver fatto un certo tipo di lavoro per arrivare all’approvazione di leggi importanti, come l’ultima sull’urbanistica. Se qualcuno ritiene di dover mettere zizzania, sta facendo un’operazione pericolosissima. Ho invitato questi “cretini”, perché continuo a ritenerli tali, a finirla con questo gioco al massacro. Non si capisce, fra l’altro, a chi possa tornare utile”.

Sui tre assessori che le ho citato prima che mi dice?

“Con Cordaro ho un ottimo rapporto. Con Armao, lo sapete, ci sono sempre stati dei problemi. Con Razza non ho un gran rapporto, ma ci rispettiamo sul piano istituzionale. Fra l’altro, sapete pure che la scelta del primo assessorato era di Forza Italia e a noi sarebbe piaciuto prendere la Sanità. Il presidente ci chiese di tenerla per metterci Razza, che era uno molto in gamba, e gliel’ho lasciato fare con assoluta serenità. Io non ho idea di chi si diverta a mettere zizzania. So soltanto che Musumeci non si fida, è molto diffidente nei miei confronti e nei confronti dell’Assemblea. Questa cosa non può durare, perché rischia di rompersi qualcosa. E se si romperà qualcosa, abbiamo già perso le prossime elezioni”.

Anche la delibera che ha assegnato poco meno di 600 mila euro a Dolce e Gabbana per la promozione turistica è stato un elemento di tensione col presidente della Regione. Anche l’onorevole Saverio Romano ha chiesto a Domenico Dolce di rinunciare a quella cifra, e di offrire un contributo per l’acquisto di banchi monoposto per le scuole siciliane.

“Sono felice che il presidente Musumeci abbia capito l’importanza di questa iniziativa e messo a disposizione questa cifra, che è comunque “ridicola” rispetto alla portata di un evento che ha convogliato 60 milioni di persone”.

Perché 60 milioni?

“Sono i follower dei due stilisti sui canali social. E mi dispiace che qualcuno, come l’onorevole Romano, non l’abbia capito. Dolce e Gabbana hanno organizzato tutto quanto senza guadagnare un euro. Hanno toccato i punti più significativi della Sicilia, individuati assieme alla Regione, e ci hanno fatto un regalo immenso. La Sicilia – scusi se mi ripeto – ha avuto una vetrina di 60 milioni di persone per sei volte in pochi giorni. Abbiamo promosso dei posti pazzeschi come Castellammare del Golfo. C’ero stato solo per fare dei comizi, ma solo adesso ho avuto la possibilità di visitarla: è un incanto. Di certo una multinazionale come Dolce e Gabbana, per sopravvivere, non ha bisogno dei soldi della Regione siciliana. Dobbiamo solo dire grazie”.

Ultima nota di politica. Qualche settimana fa aveva chiesto a Musumeci un rimpasto in giunta. Che fine ha fatto?

“Io non ho chiesto il rimpasto, ma un’altra cosa, che sono certo di poter ottenere. Diversamente sarebbe una follia”.

Cosa?

“Ogni partito ha le proprie strategie. La nostra è dare a tutti la possibilità di poter fare un’esperienza da assessore. Non c’è gente nata per fare l’assessore e gente che non potrà mai farlo. Tutti devono mettersi in gioco e far apprezzare la propria bravura. Ma c’è una cosa ancora più evidente: la Sicilia è formata da nove province e tutte hanno diritto a un assessore di riferimento. Per il mio partito è così. Mi viene difficile pensare che qualcuno non accetti questo ragionamento”.

La politica non si è ancora occupata – non ufficialmente – di Marianna Bonomo, la 39enne palermitana che nei giorni scorsi si è recata a Houston, negli Usa, per salvarsi da un linfoma al quarto stadio. Non si può lasciar morire così una ragazza, perché non ha abbastanza soldi per curarsi. Farete qualcosa?

“Sono intervenuto con un fondo in dotazione all’Ars, che non è ricchissimo, per contribuire alle spese di viaggio. Ora ho saputo che la ragazza dovrà rimanere negli Stati Uniti più tempo per affrontare le cure. Quando ero al governo nazionale, ricordo che un migrante sbarcato in Sicilia aveva urgente necessità di un trapianto. La Regione e il Ministro della Salute dell’epoca, Francesco Storace, trovarono una soluzione. Se si è fatto allora, credo si possa fare anche adesso. Che non si salvi qualcuno perché mancano 100 mila euro è inaccettabile. Auspico che l’assessore regionale alla Salute e il Ministro facciano appello alla propria coscienza e trovino una soluzione per aiutare questa ragazza”.