Quasi 8 milioni (7,8 per la precisione) in soli tre anni. Sono i contributi erogati dalla presidenza dell’Ars, targata Gaetano Galvagno, nel triennio 2023-2025 a 2.700 tra associazioni, Comuni, parrocchie e scuole: il triplo di quelli distribuiti nello stesso arco temporale della scorsa legislatura sotto la reggenza di Miccichè.

I dati arrivano da uno studio del deputato regionale M5S Adriano Varrica, che ha passato ai raggi X i contributi decisi dal vertice di Palazzo dei Normanni nei primi tre anni di questa legislatura per evidenziare le “storture di un sistema che va assolutamente cambiato per restituire credibilità e autorevolezza alla politica regionale, dopo gli scandali e le tante e continue ombre di questi anni”.

“Quasi 8 milioni – commenta Varrica – sono una cifra enorme, specie se raffrontata con i fondi erogati dall’ex presidente dell’Ars Miccichè, che non mi pare abbia avuto un approccio frugale relativamente alla gestione dei contributi. Questa pioggia di soldi, purtroppo, può alimentare la triste convinzione che i contributi pubblici arrivino grazie al filtro della politica e che, per avere qualcosa, bisogna chiedere al potente di turno, al conoscente, in una rete di relazioni che rischia di prevalere sul merito”.

I dati raccolti da Varrica mostrano che i quasi 8 milioni di euro distribuiti nella prima tornata di questa legislatura sono andati per il 67,8% ad associazioni e altri enti no profit, per il 19,5% a enti locali, per l’11,4% a parrocchie e altri istituti religiosi, mentre solo l’1,5% è andato a scuole e università. A livello di distribuzione provinciale, il grosso delle risorse è andato ai territori del Catanese e del Ragusano, che, con il 29% della popolazione, hanno ricevuto più del 40% delle risorse stanziate.

Per quanto riguarda i territori che hanno ricevuto contributi significativi (almeno 50.000 euro complessivi), a fare la parte del leone è stato Paternò, il comune di origine di Galvagno, cui sono andati 268.700 euro, più di cinque volte quelli arrivati a Trapani e quasi sette volte quelli indirizzati a Caltanissetta, che pure sono capoluoghi di provincia. In base a una ipotetica ripartizione demografica, il comune catanese avrebbe dovuto avere circa un quarto di quanto invece ha ricevuto. Seguono Ragusa (210.000 euro), Agrigento (161.500), Comiso (152.500), Acireale (145.600), Belpasso (134.000), Chiaramonte Gulfi (105.500), Giarre (87.500), Avola (73.000) e Piazza Armerina (69.500).

“La quasi totalità delle migliaia di beneficiari di risorse di questi tre anni – afferma Varrica – sono realtà che operano in assoluta buona fede e che sono costrette a piegarsi a una logica che favorisce distorsioni e discredita le istituzioni: con il totale arbitrio decisionale tutto appare come un favore concesso dalla politica. L’Assemblea regionale, nell’immaginario dell’opinione pubblica e dei portatori di interesse, non dovrebbe essere il luogo in cui si vanno a elemosinare risorse per le proprie specifiche micro realtà, bensì il posto in cui porre e approfondire le tematiche di interesse collettivo e generale, pur nella tutela di interessi specifici ma diffusi”.

Per il deputato regionale occorre cambiare drasticamente rotta. Per questo ha messo a punto una serie di proposte di modifica al regolamento che prevedono un’enorme sforbiciata al budget presidenziale, portandolo a soli 100 mila euro annui, con un taglio di circa il 96% rispetto alla dotazione attuale. “La Presidenza dell’Ars – dice il deputato – dovrebbe disporre di un ridotto budget per contribuire in casi del tutto straordinari, inattaccabili e trasversalmente riconosciuti per il loro significato istituzionale. Si bloccherebbe così la logica dei contributi a pioggia. Se l’Ars volesse – com’è giusto fare – garantire il finanziamento di attività culturali e di sostegno a chi si occupa di beneficenza e solidarietà, dovrebbe stanziare con legge le risorse utili a tal scopo, garantendo meccanismi di selezione dei beneficiari in base a criteri specifici e oggettivi, commissioni giudicatrici di altissimo profilo e procedure cristalline e trasparenti”.

“Si dovrebbe inoltre diminuire – continua Varrica – il budget destinato alle spese di rappresentanza del presidente dell’Assemblea regionale (oggi di 150.000 euro annui), creando meccanismi di trasparenza per garantire, tramite la pressione dell’opinione pubblica, un’attenta valutazione dell’opportunità istituzionale di qualsiasi spesa. Infine, bisognerebbe ridurre o azzerare i budget per spese di rappresentanza dei deputati questori (oggi 15.000 euro annui) e, soprattutto, dei deputati segretari (8.000 euro annui), il cui ruolo è limitato alle attività d’Aula e non ha nulla a che fare con le esigenze di rappresentanza istituzionale dell’Assemblea, se non allo stesso livello di qualsiasi altro deputato”.