Ha annunciato e promesso che non si ricandiderà, il ministro della Giustizia Carlo Nordio. Vuole poter tornare, finalmente, ora che ha ottant’anni, alle sue amate letture, agli affetti di famiglia, ai gatti che ama. Chissà. Aveva sempre sostenuto che un magistrato, anche quando appende la toga al chiodo, non dovrebbe entrare in politica. Si è candidato, eletto al Parlamento col destra-centro. Ha detto che non gradiva incarichi ministeriali e avrebbe preferito lavorare da parlamentare in commissione. Ha accettato di fare il ministro della Giustizia… Ad ogni modo, prendiamolo in parola. Cosa lascia in eredità al prossimo ministro?

A parte la quantità di riforme promesse e non fatte, e un referendum perso in modo rovinoso (e fino al giorno prima dato per stravinto con ridicola sicumera), limitiamoci alla situazione delle carceri.

Situazione ben descritta da cifre che rivelano una cruda realtà indiscutibile, incontestabile. Queste cifre dicono che nel 2025 nelle carceri italiane 63.449 detenuti erano stipati in 46.077 posti effettivamente disponibili: un tasso di affollamento pari al 133,77 per cento, ben 1.638 detenuti in più rispetto al 2024. In compenso 744 posti disponibili in meno, sempre rispetto al 2024, e un tasso di affollamento aumentato del 13,22 per cento. Le strutture penitenziarie con un sovraffollamento superiore al 150 per cento erano 59. Il 2025 si è chiuso con 80 detenuti suicidi ufficiali, e 174 detenuti morti per cause diverse o da accertare; vale a dire 254 persone ristrette, morte “in e di” carcere. La cifra più alta, in assoluto, dal 1991.

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