Tutto ha un ordine e un rigore matematico. Bisogna solo saperlo individuare. Piergiorgio Odifreddi, che venerdì scorso è stato ospite della Federico II e ha intrattenuto il pubblico assiepato nella Sala Mattarella di Palazzo dei Normanni, a Palermo, ha sfruttato l’occasione – che non capita spesso – per passare al setaccio le forme artistiche e geometriche contenute nei mosaici della stanza di Re Ruggero. E ne ha parlato a Repubblica. Con lo stesso tono entusiastico che gli permette di essere uno degli accademici più ricercati, non solo in Italia. Capace di diluire insieme la bellezza della matematica e la laicità dei numeri. “Esistono molti tipi di matematica – ha esordito Odifreddi, durate il tour a palazzo – , e qui senz’altro si tratta di matematica islamica, da non confondere con quella araba. Abbiamo dei mosaici che possono essere osservati sia dal punto di vista della geometria che da quello dell’arte. Sono due sguardi differenti su una stessa cosa, due facce della stessa medaglia”.

Portando il naso all’insù, il “matematico impertinente” si sofferma sullo sfondo dorato che incornicia la finestra che si staglia sulla città: “Quelli sono fiori ma anche geometri con petali – ribadisce osservando i mosaici – E sono anche oggetti che recano una simbologia, legata anche ai numeri dei petali che lo compongono, ad esempio. Ci sono messaggi culturali che sfuggono ai matematici e messaggi matematici che sfuggono agli storici dell’arte”. Lui sembra che li noti entrambi. La sala di Re Ruggero è il regno di geometri così perfette da fargli venire in mente Petr Mondrian, un pittore olandese vissuto a cavallo fra ‘800 e ‘900: “Gli artisti e i matematici che hanno lavorato a questa sala – prosegue la disamina a Repubblica – hanno anticipato l’Astrattismo con le sue linee geometriche, penso ad esempio Mondrian, o anche il Divisionismo, con queste tessere che sembrano confuse, e invece, proprio come nella pittura, si fondono perfettamente visualizzando una forma precisa”.

I segni ci parlano, la matematica è un linguaggio: “In chimica esiste un termine specifico: si chiama “chiralità”. Se vedi lo stesso elemento ribaltato, come in uno specchio, scopri che perde totalmente le proprietà che possiede. Questo avviene per la chimica, ma anche per la geometria”. L’osservazione non si limita al bello o al brutto, va molto oltre. La chiosa, in confronto, è persino più banale. “Il mio luogo preferito di Palermo? Ballarò. Mi hanno accompagnato lì e ho scoperto un posto pieno di energia. Da noi (lui è piemontese, ndr) il mercato è riba asetttica. Qui invece c’è un’energia primigenia”.