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Su Agrigento capitale ronzano già le mosche di Sartre

Agrigento, Capitale Italiana della Cultura 2025, avrebbe dovuto rappresentare una svolta, un’occasione per uscire dall’isolamento e restituire centralità alla visione, alla progettualità, alla bellezza di un luogo senza pari. E invece si ritrova oggi invischiata in tensioni istituzionali, ritardi, comunicazioni opache e dimissioni che pesano come macigni. Quelle di Roberto Albergoni, direttore generale del progetto, hanno fatto rumore. Uomo di cultura, con esperienza e credibilità, ha lasciato un incarico cruciale, reso insostenibile non da motivi personali, ma da un clima che ne ha svuotato la funzione. Le parole riportate dalle agenzie, con cui la presidente della Fondazione – già prefetta, quindi figura del potere amministrativo, non della cultura – avrebbe commentato l’addio, lasciano interdetti: “Ha tolto dall’imbarazzo il consiglio di amministrazione, evitandogli un atto più doloroso”. Come se la cultura..

Agrigento capitale. La speranza non è morta, come salvarla

Pochi giorni fa, in modo provocatorio ho chiesto di spegnere i motori di Agrigento Capitale della cultura,  una macchina che del resto  finora ha girato su se stessa. Torno a scrivere sullo stesso argomento. Non per una fissazione, per un pregiudizio, per un fatto personale, ma perché questa vicenda è diventata una metafora che trasmette e diffonde un racconto negativo della città e della Sicilia. Torno a scriverne perché condivido - e cerco di farmene portavoce - una indignazione diffusa anche se in parte repressa da una inveterata predisposizione alla rassegnazione e da un controllo capillare e forte ad opera di un potere locale che mette in atto tutti i mezzi per bloccare il dissenso. Torno a scriverne perché, malgrado ogni evidenza, spero ancora, per quanto il tempo che rimane..

Caltanissetta, con la Faraoni, è la capitale della sanità

L’epicentro della sanità siciliana non è Trapani, dove l’ispezione dei commissari nominati dall’assessorato regionale della Salute ha portato alla luce un sistema marcio, ammettendo i limiti del manager Ferdinando Croce (che Fratelli d’Italia si ostina a difendere e che Renato Schifani vorrebbe rimuovere) nella refertazione dei campioni istologici. L’epicentro è Caltanissetta. E non solo – badate – per il centro per la Formazione permanente del personale sanitario, il Cefpas, diventato il braccio armato dell’assessorato durante il mandato Ruggero Razza. Quanto per la presenza di due personaggi “minori” che sgomitano per farsi strada e che hanno trovato un varco promettente grazie alla presenza di Daniela Faraoni ai vertici di piazza Ziino. Il primo si chiama Leonardo Burgio, sindaco di Serradifalco (la città che fu di Antonello Montante). Figlio della Faraoni. Burgio..

Manager? Che Dio ci aiuti

Il fallimento di Croce, gli errori di Messina, l'addio di Colletti. Sanità: la sfilza dei direttori inadeguati

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