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Dimenticare Palermo
(e la febbre del 2018)

Ricordate quel magico 2018, traboccante di speranze per una Palermo che si affacciava al mondo come capitale italiana della cultura? Sei anni dopo che cosa resta di quelle promesse, di quegli slanci, di quegli entusiasmi? Nulla. Il degrado ha proseguito regolarmente il suo corso; le periferie sono più sole e selvagge di prima; la monnezza ci ammorba sempre di più; il centro storico rimane immerso in un perenne odore di fritto; il nuovo sindaco, Roberto Lagalla, è più imbambolato e impotente del vecchio sindaco Leoluca Orlando, quello dell’antimafia e nulla più. E la cultura? Galleggia. Marco Betta, al Teatro Massimo, fa le stesse cose che faceva – con una visione più alta – Francesco Giambrone. Il Teatro Biondo è scivolato da Roberto Alajmo a Pamela Villoresi e poi nelle mani..

Salvare Agrigento
è ancora possibile

Ci sono state raffiche di malasorte, come la pioggia caduta sul palcoscenico del Teatro Pirandello; ma anche vampate di asineria, come il cartello stradale pieno di sgrammaticature piazzato sulla “strada degli scrittori”. Ci sono state ingenuità. Ma pure gli intrighi dei tanti pagnottisti arrivati ad Agrigento, capitale italiana della cultura, per affondare le mani nel ricco vassoio del denaro pubblico messo a disposizione della Città dei Templi. C’è il malumore del Presidente della Regione, Schifani, e ci sono le riserve del ministro della Cultura, Giuli. Tutte sacrosante verità, tutte posizioni legittime. Ma sabato prossimo, giorno dell’inaugurazione, che succederà? Disertare la cerimonia e lasciare da solo il Capo dello Stato, Sergio Mattarella, significherebbe radere al suolo il progetto. E condannare Agrigento a un futuro di solitudine. Non solo culturale.

Agrigento. Cercasi ombrello contro l’acqua del malocchio

Si troverà un ombrello “presidenziale”, un paracqua buono per il cerimoniale del Quirinale? Occorre fare in fretta, ché mancano quattro giorni a quando il presidente Mattarella darà il via all’anno della cultura. E dentro il Teatro Pirandello, dove è prevista la cerimonia, piove. Nella città dei templi spesso l’acqua non arriva ai rubinetti delle abitazioni. E gli amministratori comunali, piacevolmente sorpresi, saranno rimasti lì ad assistere, in un luogo improprio, a questa grazia di Dio. Avranno guardato incantati le gocce che lente, cristalline e uniformi scendono non «sulle tamerici salmastre ed arse», come cantava D’Annunzio, ma sulle tavole del palcoscenico e sul velluto delle poltrone. Se l’ombrello presidenziale non si trovasse, per proteggere il capo dello Stato gli si dovrebbe chiedere di indossare il K-way. Che apparirebbe magari come un’originale..

Qualcuno ha notizie
dell’opposizione?

Guardateli. Si aggirano tra i corridoi di Palazzo dei Normanni recitando la vecchia giaculatoria della legalità; ma appena annusano l’odore delle mance, distribuite a piene mani dal governo, diventano agnellini mansueti, pronti a qualunque inciucio. Oppure passano le ore e i giorni a piagnucolare dietro le tante emergenze che affliggono la Sicilia. Ma quando gli esplode davanti agli occhi la sanità, puntualmente si girano dall’altro lato. Pensate: non c’è stato un solo deputato del Pd o dei Cinque Stelle che abbia avuto il coraggio di scrivere una interrogazione per chiedere ai papaveri dell’assessorato quali sono le previsioni sul malefico “piano di rientro”, il macigno che da diciotto anni blocca gli investimenti. Per quanto tempo dovranno ancora patire gli operatori del settore? Diciamolo: alla Regione l’opposizione non esiste. E’ solo una..

Buttafuoco propone Luca Zaia governatore della Sicilia

In considerazione del grande amore che ho per la mia terra, la Sicilia, il proposito mio è di mettere vicini vicinissimi – fosse pure in forma di una pulce in testa – degli elementi tanto improbabili quanto felicemente possibili. La testa è quella di Luca Zaia, formidabile presidente della Regione Veneto, la pulce è l’Autonomia speciale che difficilmente potrà essere realizzata nell’obbligata doppia velocità tra lesto Nord e bradipo Sud. Tanto utile sarebbe al Settentrione quanto mefitica è da sempre in Sicilia, l’autonomia regionale potrebbe trovare finalmente senso solo con un vero campione e siccome anche il terzo mandato di Zaia è di fatto difficilissimo, altra soluzione non c’è che fare di questo formidabile governatore il futuro e definitivo presidente della Regione siciliana. Ne farebbe il luogo della compiuta modernità...

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