La Procura di Gela ha deciso di tornare indietro di quasi trent’anni per capire se, tra il 12 ottobre 1997 e il 25 gennaio 2025, ci siano state omissioni e inadempienze nella gestione della frana di Niscemi. L’esito di questo primo approfondimento investigativo è l’iscrizione nel registro degli indagati di tredici persone, tra cui quattro presidenti della Regione siciliana: Raffaele Lombardo, Rosario Crocetta, Nello Musumeci e Renato Schifani.

L’ipotesi contestata è pesante: “disastro colposo” e “danneggiamento a seguito di frana”. Oltre agli ex governatori, risultano indagati anche i dirigenti della Protezione civile che si sono succeduti negli anni — Pietro Lo Monaco, Vincenzo Falgarese, Calogero Foti e l’attuale Salvo Cocina — insieme ai soggetti attuatori dei piani di intervento rimasti sulla carta: Maurizio Croce, Giacomo Gargano, Sergio Tumminello e Salvatore Lizio.

Secondo quanto emerge dall’inchiesta, i soldi c’erano, i progetti pure, ma dal 1997 in poi poco o nulla sarebbe stato fatto per mettere in sicurezza l’area. Eppure già allora, dopo il primo grave movimento franoso che portò anche all’abbattimento di alcune abitazioni, la fragilità del versante era nota. Nemmeno la nuova frana del 2019, che provocò la chiusura di una delle tre strade provinciali di accesso al paese, sarebbe bastata ad accelerare davvero gli interventi, nonostante l’area fosse classificata con il massimo grado di pericolosità geomorfologica.

L’ultimo atto formale della Regione sulla vicenda risale all’agosto dello scorso anno e riguarda il progetto di consolidamento e sistemazione idraulica del torrente Bonifazio. Un iter che si trascina da anni e che vale circa 14 milioni e mezzo di euro. Ma i lavori, a oggi, non risultano eseguiti. Da qui anche la decisione di risolvere il contratto con l’appaltatore per gravi ritardi.

Il cosiddetto pool sulla frana di Niscemi, coordinato dal procuratore Salvatore Vella, ha ricostruito quasi trent’anni di attività amministrativa, raccogliendo documenti, ascoltando testimoni e persone informate sui fatti, nel tentativo di accertare eventuali responsabilità per i ritardi, le omissioni e i mancati interventi successivi al primo crollo del 1997.

La frana si estende per un fronte di quattro chilometri. Gli sfollati sono stati oltre 1.500, poi scesi a circa 900. E soprattutto c’è una zona rossa destinata a restare tale per sempre: chi ha lasciato la propria casa, in molti casi, non potrà più tornarci.

La replica di Schifani

«Ripongo massima fiducia nel lavoro della magistratura, convinto che accerterà i fatti in tempi brevi. Affronto questa situazione con tranquillità, consapevole di aver sempre operato con correttezza e senso delle istituzioni. Vado avanti nell’espletamento delle mie funzioni con serenità e determinazione, anche in virtù dei risultati fin qui raggiunti». Lo dichiara il presidente della Regione Siciliana, Renato Schifani, in merito all’inchiesta della Procura di Gela.