Stella insiste. Mercoledì 24 giugno, nella sua rubrica sul “Corriere della Sera”, torna sul dissalatore di Filicudi, la meravigliosa isola delle Eolie. Per ricordare che i lavori di ammodernamento del vecchio dissalatore sono iniziati nel 2011 per ottenere cento litri al secondo. Ma ad oggi sono stati realizzati solo parzialmente per “le numerose inadempienze della ditta” e i lavori sono fermi, l’impianto lavora a metà e non si può installare il previsto impianto fotovoltaico.
Una fotografia consueta per le infrastrutture siciliane. Che ricorda la vicenda di Niscemi, con lavori interrotti, abbandono della pratica e disastro conseguente. È un’opinione, magari dettata da una volontà di criticare il governo attuale della Regione? Nessuno onestamente potrebbe dirlo. A meno di non essere paranoico. E di pretendere una sorta di distacco della memoria, in nome di un consenso certamente ottenuto, ma che non assolve dalle responsabilità politiche.
Si gradirebbe che fossero ricordati gli sforzi e il lavoro compiuto. Ed è giusto. Diversamente si accentuerebbe il già grave distacco dell’opinione pubblica, quel volgersi altrove che porta al declino della democrazia. Alla disaffezione degli elettori. Bisogna riconoscere gli sforzi e la buona volontà quando ci sono. Così come chiede il presidente della Regione che parlando ai giovani della loro fuga dalla Sicilia ha detto che non è una terra condannata.
Non lo è sicuramente ma certo è una terra desolata. In cui i tempi si allungano anche quando serve urgenza e speditezza. È una terra che soffre per la fuga dei suoi giovani più preparati, come certifica la recente ricerca della Svimez. Che ha messo in luce anche il fenomeno dei “nonni con la valigia”. Che vanno a raggiungere i nipoti e cercano anche migliori servizi, specialmente assistenza sanitaria.
Si tratta di una fase difficile che tutti speriamo non definitiva. Ma c’è bisogno di non ignorare o negare i fatti. Di non rifiutare le opinioni dissenzienti. Di non incoraggiare il servo encomio e la cialtronaggine interessata. In una parola si tratta di osare più democrazia. Di cercare sul serio e più di tutto, l’interesse pubblico. Di migliorare i contesti in cui si svolge la vita comunitaria.
E per farlo non c’è bisogno di compiacere il pubblico. Di vezzeggiarlo, di viziarlo con incanti e promesse fallaci. Urge la verità anche se spiacevole. Ma la verità è esigente. Non si accontenta di pannicelli caldi. Di sospiri e rimpianti. Di furori e risentimenti. Vuole limpidezza, chiarezza esemplare, risultati visibili.
Chi ama la Sicilia non può illuderla con argomenti elettorali. Non può consumarla nel gioco degli specchi. Nel vuoto delle mancate realizzazioni. Forse a Filicudi non serve un dissalatore che potrebbe danneggiare la posidonia. Forse invece ci sono metodi più efficienti e meno discutibili per dissetare i siciliani. A partire dalla manutenzione delle reti e dagli impianti di nuova generazione.
Soprattutto ci vuole occhio, pazienza e merito. Cioè l’amministrazione. Proprio quello che funziona male in Sicilia. E Stella non fa altro che raccontare i fatti anche se dispiacciono. Per contribuire, come tenta di fare questo giornale, a cambiare mentalità e verso.


