La Sicilia attende ancora la prima riforma della legislatura, l’allocazione delle risorse per la prossima Finanziaria – due, forse tre miliardi da distribuire – e lo sviluppo delle infrastrutture di cui si parla da decenni. Su tutto questo il governo regionale procede a strappi. Ma una cosa la Sicilia la conosce già: il programma delle feste. Luci, palchi, concertoni, cartoline televisive. La grande estate dello svolazzo è cominciata. E promette di durare fino a Capodanno.

Il primo squillo è arrivato da Palermo, con l’annuncio gioioso del sindaco Roberto Lagalla: sarà il capoluogo siciliano a ospitare “L’anno che verrà”, il concertone Rai del 31 dicembre. Una comunicazione fatta con l’enfasi di chi pensa di avere appena portato a casa un colpo da maestro. Peccato che la Regione, pochi istanti dopo, abbia sentito il bisogno di fare ordine: attenzione, ha precisato l’assessorato al Turismo, l’operazione rientra nell’accordo firmato da Palazzo d’Orléans con RaiCom. L’accordo vale quattro milioni di euro e durerà due anni. Non prevede soltanto il Capodanno in diretta su Rai 1, ma un pacchetto di apparizioni dell’Isola dentro programmi televisivi, radiofonici e digitali, con spazi di comunicazione infilati nel grande frullatore del servizio pubblico: dalle trasmissioni del mattino a quelle del pomeriggio, dai format sul territorio ai contenuti per l’estero. Una Sicilia in formato cartolina, levigata e luminosa.

I quattro milioni, peraltro, sono soltanto la parte più visibile dell’operazione. Nel decreto con cui la Regione avvia la campagna, compare un’altra voce più interessante: 800 mila euro nel 2026 e altri 800 mila nel 2027 per i “servizi connessi all’organizzazione della trasmissione L’anno che verrà”. E lo stesso decreto precisa che per questa fetta si aprirà una procedura ulteriore per individuare gli affidatari. Insomma, qualcuno dovrà occuparsi dei contenuti, dell’organizzazione, della cornice promozionale costruita attorno al concertone. Nuova linfa per il sottobosco che vive ai margini della festa. E in cui spopolano pagnottisti della comunicazione, faccendieri di provincia, mediatori di relazioni, consulenti improvvisati, impresari farlocchi, come dimostrano anche le carte dell’inchiesta sul “cerchio magico” di Galvagno, capeggiato dall’ex portavoce Sabrina De Capitani. Il turismo, del resto, è stato per anni il laboratorio più generoso di questo metodo. Una filiera in cui il confine tra interesse pubblico e convenienza politica si è fatto sempre più sottile.

La relazione annuale dell’Anac ha segnalato che nel 2025 gli affidamenti diretti per servizi, forniture e consulenze hanno raggiunto quasi il 95 per cento delle acquisizioni complessive, con un addensamento significativo proprio a ridosso della soglia dei 140 mila euro. In Sicilia il modello si è visto più volte. SeeSicily, con un plafond per la comunicazione che si è quintuplicato negli anni, e Cannes, con l’affidamento da 3,7 milioni di euro alla lussemburghese Absolute Blue poi revocato in autotutela dalla Regione, non sono stati incidenti isolati, ma i momenti in cui il “sistema” si è mostrato in tutta la sua sfrontatezza. E dentro quello stesso mercato grigio della comunicazione istituzionale sono riemersi spesso nomi e società già noti alle cronache, con ricostruzioni giornalistiche che hanno attribuito a uno dei protagonisti più ricorrenti della filiera, Maurizio Scaglione, incarichi regionali per oltre 700 mila euro.

In questi giorni c’è anche il Taormina Film Festival, altra liturgia dell’estate. L’assessore Elvira Amata, rinviata a giudizio per corruzione ma rimasta miracolosamente in giunta, ne ha celebrato la settantaduesima edizione, la madrina Anna Valle, il ritorno del campus giovani, il concorso “Sguardi di Sicilia”, i cortometraggi, i talenti, il territorio, il consolidamento internazionale. Poi si apre il decreto del Dipartimento Turismo, ed ecco la spiegazione. Per il 2026 la Fondazione Taormina Arte Sicilia riceve un milione di euro per il potenziamento e la valorizzazione del brand “Taormina Film Fest”, con un’anticipazione del 90 per cento, cioè 900 mila euro, a valere sul Fondo unico nazionale per il turismo. Ogni anno la macchina va rimessa in pista.

Il Sicilia Jazz Festival, le Celebrazioni Belliniane, la Coppa degli Assi, la Settimana di Musica Sacra di Monreale non sono episodi isolati, ma una costellazione stabile della spesa turistica regionale. Per il triennio 2025-2027, il Dipartimento Turismo è autorizzato a spendere 3,5 milioni di euro l’anno per queste iniziative considerate di alto valore turistico-promozionale. Nel riparto iniziale, un milione e trecentomila euro andavano alle Celebrazioni Belliniane, un milione e duecentomila al Sicilia Jazz Festival, settecentomila alla Coppa degli Assi e trecentomila alla Settimana di Musica Sacra di Monreale.

Lo stesso copione si ritrova nella Fondazione Orchestra Sinfonica Siciliana. Nei mesi scorsi i sindacati hanno denunciato una crisi pesante, parlando di assenza di confronto, gestione commissariale, necessità di ripristinare gli organi statutari e criticità tali da mettere a rischio la sopravvivenza stessa della Fondazione. Poi cambia la scena: parte l’Estate musicale, Villa Filippina diventa il palcoscenico, l’Orchestra esce dal Politeama e porta in giro il suo cartellone. Il racconto torna quello del rilancio, della musica che incontra i territori, della cultura che si apre.

La Foss, del resto, continua a essere una macchina pubblica di peso. A dicembre la Regione ha liquidato quasi 300 mila euro per le prestazioni artistiche della Settimana di Musica Sacra di Monreale, affidate alla Fondazione secondo la formula “chiavi in mano”. Non una cifra enorme, nel bilancio complessivo della Regione, ma sufficiente a raccontare un meccanismo: quando c’è da finanziare eventi, la mano pubblica si muove; quando c’è da rimettere ordine negli enti, nelle governance, nelle responsabilità e nei risultati, il passo si fa molto più incerto. Intanto l’estate è cominciata: sarà una Sicilia bellissima, televisiva, piena di luce. Quella giusta per insabbiare il resto.