Ha avuto una buona parola per tutti Galvagno. Alle commissioni ha imputato di non aver raccolto il suo invito “ad approfondire di più i testi delle leggi” prima che passino all’esame dell’aula; poi ha sfidato le opposizioni affinché presentino una proposta di modifica del voto segreto (purché al momento di votarla non facciano appello allo scrutinio segreto); e ha persino ipotizzato che quella di ieri potesse essere l’ultima cerimonia del Ventaglio, giacché lo spettro delle elezioni anticipate continua ad agitare il sonno – composto e imperituro – del parlamento più antico del mondo (sarà difficile arrivare a ottobre ’27).

A gestire le chiavi, nella conferenza di ieri, sono stati i massimi rappresentanti della stampa parlamentare, che hanno incalzato il buon Galvagno – a processo per corruzione e peculato – con il libretto sul resoconto dell’evento per i 60 anni dello statuto del Sindacato, “realizzato grazie agli uffici dell’Ars”. Un colpo basso. Eppure questi giornalisti, che tutti i giorni popolano il terzo piano di palazzo dei Normanni, avrebbero potuto farne di domande. Invece hanno concesso al presidente dell’Ars tutta la scena, senza contraddittorio, per rappresentare una situazione stagnante che racconta comunque di 1.196 decreti legge presentati nel corso della legislatura, e 113 leggi approvate. Senza uno straccio di riforma destinata a lasciare il segno… Wow!

Ma Galvagno ha sfoderato pure altri primati: “E’ estremamente significativo il dato relativo all’impugnazione governativa delle leggi approvate dall’Assemblea – ha detto -. Nell’ultimo anno della legislatura, il numero delle leggi e degli articoli impugnati si è praticamente azzerato”. Non si è parlato di una proposta legislativa sempre più carente, del rapporto – ormai logoro – con Schifani e il suo governo, dei deputati arrestati, della questione morale claudicante. Nulla che potesse aiutare a discernere fra buona e cattiva politica. Serviva una bonifica, è bastato un colpo di ventaglio.