“Sarà una Biennale strepitosa, avanti tutta Pietrangelo Buttafuoco”. Luca Zaia, ex governatore leghista del Veneto e oggi presidente del Consiglio regionale, sposa in pieno la linea del presidente dell’esposizione veneziana. Le polemiche sulla partecipazione di Russia e Israele sono “incomprensibili”. Almeno per Zaia: “Meloni con Buttafuoco ha fatto la scelta giusta”.
Ispettori in Laguna, padiglioni da chiudere, fondi europei in bilico. Presidente, cosa sta succedendo alla Biennale?
È una polemica a tratti incomprensibile. La Biennale è una vetrina internazionale. Abbiamo una responsabilità storica e culturale da tenere di fronte alla comunità internazionale. Credo che il presidente Buttafuoco stia facendo bene. Su entrambi i fronti.
Partiamo dal primo: il padiglione russo riaperto.
Giusto così. Ma perché mai dovrebbero tenerlo chiuso? La Biennale ha sempre ospitato tutti, deve parlare di pace, è una piattaforma in grado di veicolare questo messaggio. Non deve censurare nessuno. La Russia, peraltro, lo possiede dal 1914.
C’è chi vede nel ritorno degli artisti russi lo spettro dell’influenza del Cremlino.
Tutti siamo d’accordo che l’Ucraina è l’aggredito e la Russia l’aggressore. Abbiamo sostenuto ogni azione e campagna politica per ribadirlo. Detto questo, che è fondamentale, Buttafuoco ha ragione. Assistiamo a una rumba incomprensibile, nel frattempo alle Paraolimpiadi i russi possono sfilare con la loro bandiera e un grande manager come Claudio Descalzi (ad di ENI ndr) chiede giustamente di togliere i dazi sul gas russo, al pari di quanto fatto dagli Stati Uniti.
Restiamo sull’arte.
Allora cosa facciamo? Dobbiamo fare la risonanza magnetica a tutti i padiglioni? Così non è più arte. Così avremmo estromesso anche il Guernica di Picasso, realizzato nella Spagna franchista. Gli artisti, poi, sono sempre pacifisti. Se ci fosse un artista nazista, antisemita o guerrafondaio andrebbe cacciato. Ma a quel punto il problema è il singolo, che non rappresenta più la sua comunità.



