C’è una frase che oggi torna come un boomerang. Quando l’inchiesta per corruzione travolse Totò Cuffaro, finito ai domiciliari, Renato Schifani scelse la linea più netta: «Ritengo doveroso riaffermare la necessità che il governo regionale operi nel segno della massima trasparenza, del rigore e della correttezza istituzionale (…) In questa prospettiva, e fino a quando il quadro giudiziario non sarà pienamente chiarito, ritengo non sussistano le condizioni affinché gli assessori regionali espressione della Democrazia Cristiana possano continuare a svolgere il proprio incarico all’interno della Giunta regionale».
Era il gesto della purificazione. La revoca dei due assessori Dc come segnale etico, come cesura simbolica con un sistema. Oggi, però, mentre la Democrazia cristiana – commissariata e in cerca di nuova legittimazione – è a un passo dal rientrare in giunta con almeno un posto al tavolo, e Schifani detiene ancora l’interim dei due assessorati a distanza di 109 giorni, quella stagione appare meno come una svolta e più come una parentesi. Il cuffarismo non si è sciolto al sole del rigore proclamato, ma ha mantenuto la sua forma inalterata. Dove? Nel sottobosco di governo.
La Servizi ausiliari Sicilia, la più grande partecipata regionale, guidata dal farmacista Mauro Pantò – candidato Dc alle Regionali, primo dei non eletti – è diventata il termometro più affidabile dello stato delle cose. L’azienda fornisce servizi di supporto amministrativo e portierato nei musei, negli ospedali e nei dipartimenti regionali; di recente però si è trasformata in un enorme assumificio, grazie al meccanismo delle convenzioni con cooperative sociali per l’inserimento lavorativo delle categorie protette, secondo il decreto legislativo 276 del 2003 (la cosiddetta legge Biagi), che consente stabilizzazioni dopo 12-18 mesi senza concorso.
Il risultato è un mosaico di assunzioni che Repubblica, ieri, ha raccontato con dovizia di particolari. Nelle ultime infornate per digitalizzare l’archivio (anche attraverso l’assunzione di tutor per la formazione) sono comparsi la compagna del presidente, figli e fratelli di consiglieri di circoscrizione, mogli ed ex mogli di esponenti politici, soci di attività riconducibili alla stessa galassia imprenditoriale, candidati alle circoscrizioni, parenti di ex deputati regionali. Il presidente della commissione regionale Antimafia, Antonello Cracolici, proporrà un’indagine al fine di accertare eventuali casi di mala gestio e fenomeni corruttivi che si sarebbero prodotti nella gestione della società. Beninteso: non è un reato avere legami. Ma quando la mappa delle assunzioni coincide sistematicamente con la mappa delle appartenenze, monta il sospetto di una cooptazione clientelare.
E non è un caso che nelle intercettazioni agli atti dell’inchiesta su Cuffaro emerga una concezione della Sas come bacino strategico di consenso. «Pantò ha preso tutti i Pip ora… un giorno te lo voglio presentare, perché magari se avete interesse che in un posto arrivino persone, ve le faccio mandare», diceva l’ex governatore a rappresentanti della Dussman, che risulterà aggiudicataria dei servizi di ausiliariato all’Asp di Siracusa. Parole che non hanno oggi un rilievo penale per Pantò – non indagato – ma che restituiscono una cultura amministrativa: i precari come manodopera, leva, moneta di relazione.
È qui che la purificazione diventa cieca. Perché mentre Palazzo d’Orléans alzava il vessillo del rigore, nella partecipata più sensibile sul piano occupazionale si consolidava un sistema di reclutamento che ricalca proprio quella trama di fedeltà e riconoscenze che l’inchiesta aveva portato alla luce. Pantò, fino a poche settimane fa, era dato in odore di tesseramento con Forza Italia. A giorni è atteso un terzo avviso per nuove assunzioni, in una corsa contro il tempo prima della scadenza del mandato del presidente, prevista a giugno, mentre si lavora a blindarne la riconferma.
Intanto, tra i nomi che circolano per un eventuale rientro della Dc in giunta, spunta anche quello di Ignazio Abbate, ex sindaco di Modica, coinvolto in due filoni d’indagine: uno sugli indennizzi per la tromba d’aria del 2021, con presunte richieste di fondi anche per terreni non colpiti; l’altro sulla gestione dei buoni libro, con oltre 148 mila euro – su 472 mila – che, secondo gli inquirenti, non sarebbero stati destinati alle finalità previste. Anche qui: nessuna sentenza definitiva, ma un quadro che rende singolare l’idea di una restaurazione morale.
Schifani voleva dimostrare che il suo governo non sarebbe stato ostaggio di nessuno. Ma la moralità è una pratica quotidiana di selezione della classe dirigente e di controllo delle filiere pubbliche. Se la Dc rientra dalla porta principale mentre alla Sas continua a prosperare un sistema di reclutamento opaco e relazionale, la purificazione si rivela per quello che rischia di essere: un gesto simbolico e persino inutile.
Ma Schifani corre ai ripari: convocato il Cda
All’indomani dell’inchiesta di Repubblica sulle assunzioni clientelari alla Sas, Renato Schifani prova a correre ai ripari e scarica il presidente Mauro Pantò, uomo vicino a Cuffaro. Il governatore ha chiesto al cda di convocare entro quindici giorni l’assemblea dei soci per avviare l’azione di responsabilità e la revoca dell’amministratore per “mala gestio”. Una mossa che arriva subito dopo la pubblicazione dell’indagine giornalistica e mentre è in corso un’ispezione dell’assessorato all’Economia e un’inchiesta della Corte dei conti.
Nel mirino della Regione ci sono anche due transazioni milionarie (320 mila e 75 mila euro) riconosciute a dipendenti che avevano perso nei primi gradi di giudizio davanti al giudice del lavoro. E pesa il caso dell’autista escluso dalla graduatoria dopo un colloquio non previsto dal bando, con il posto poi assegnato a un ex socio d’affari del presidente.
Ma il tempismo – a due mesi dalla naturale scadenza del mandato – e il contesto, con la Sas indicata come ultima trincea cuffariana dopo l’uscita della Dc dalla giunta, fanno apparire l’iniziativa più come un tentativo di arginare il danno reputazionale che come una svolta strutturale sui meccanismi di reclutamento e controllo nelle partecipate regionali.


