Lo scontro con il pm Henry John Woodcock a Piazzapulita gli ha regalato una piccola rivincita televisiva. Il video del confronto con Giorgio Mulè – cominciato con la domanda ironica «Dottor Woodcock, ma lei ha un fratello gemello?» – ha superato il milione e mezzo di visualizzazioni su Instagram, quasi tre milioni contando gli altri account. E da allora il telefono del vicepresidente della Camera non ha smesso di squillare. «Sembra Natale – racconta – mi stanno scrivendo amici che non sentivo da anni».

Come scrive il Corriere della Sera, Mulè è uscito dal faccia a faccia con il magistrato – noto per inchieste ad alto impatto politico, da Vallettopoli alla P4 – con l’aria di chi sente di aver segnato un punto nella battaglia referendaria sulla giustizia. In studio aveva ribadito la sua posizione contro le critiche alla riforma Nordio: «I principi di democrazia sono in pericolo. Questa riforma è una batosta alla Costituzione». E ha respinto uno degli argomenti più usati dai contrari: «Giudici che si facessero schiacciare non ne ho mai trovati».

Nel duello televisivo Mulè ha sventolato anche un vecchio articolo firmato dallo stesso Woodcock, in cui il magistrato scriveva che i pm «sono abituati a vincere facile» perché devono persuadere giudici formati nella stessa scuola. «Infatti lei era favorevole alla separazione delle carriere», ha ribattuto il deputato forzista.

Il confronto aveva anche un retrogusto personale. Quando dirigeva Panorama, Mulè fu intercettato proprio in un’inchiesta coordinata da Woodcock. «Vendetta? Nessuna», ha spiegato al Corriere. «Anticipammo l’ordinanza di custodia cautelare di Tarantini e Lavitola. Fummo accusati di corruzione e intercettarono 24 telefoni, compreso il mio. Tutto archiviato».

Adesso Mulè è uno dei volti più attivi della campagna referendaria di Forza Italia. Batte l’Italia da Sud a Nord: Calabria, poi Novara, quindi Catania. Da Catanzaro ha replicato anche al procuratore Nicola Gratteri, che aveva detto che «mafiosi e massoni voteranno sì». «La Calabria voterà sì non per vendetta contro i magistrati», ribatte. «Qui si sa quanto può far male una giustizia dove il gip non riesce a intervenire rispetto al pm: tra il 2018 e il 2024 solo a Catanzaro sono state liquidate 580 ingiuste detenzioni».

Sui sondaggi preferisce non soffermarsi: «Bisogna spiegare la riforma nel merito». Anche se, ammette con un sorriso, quando si tratta di portare la gente alle urne la politica qualche scorciatoia comunicativa se la concede: «Se bisogna prenderli per mano per andare a votare, va bene anche passare per il bosco».