Nella Sicilia dei Tamajo e dei Balilla, degli sfasci e dei disastri, della spartenza e dell’indecenza, si erge la figura conventicolare di Alessandro Dagnino, il tecnico chiamato da Schifani per raddrizzare i bilanci della Regione. Grazie alle entrature presso la Corte dei Conti, l’impresa gli è in parte riuscita. E il resto? Poteva anche entrare nella lista dei benemeriti del buongoverno, se la fragilità politica della nomina non lo avesse spinto ad assumere l’odioso ruolo del sovrastante che uccide le opinioni che non piacciono al barone. Andate a vedere come ha storpiato la legge sull’editoria: offre spazio a trombettieri e pagnottisti; ma se un giornaluzzo come il nostro tralascia i furti di Roccaverdina per produrre ogni giorno analisi e confronto tra le forze in campo, il prepotente Dagnino gli taglia il sessanta per cento dei contributi. Morte alle idee!