Insieme al gas tengono riserve di sudiciume. La propaganda russa, il conduttore Solovev, attacca Meloni. Le rovescia addosso la volgarità da caverna, la accusa di aver tradito Trump, stretto accordi con Zelensky, di essere “idiota patentata” e “vergogna della razza umana”. Qualcuno vuole acquistare ancora gas da loro? La sporcizia putiniana spazza queste ore da diritto creativo sul decreto Sicurezza, il decreto che nasce e muore come le farfalle. Anche la legge elettorale sta morendo, lo dice Francesco Boccia, “è finita”, lo pensa Giulio Tremonti, anche solo per dare un vitale scossone, “mi sembra morta”. Soffia il vento dell’incidente e si strattona Mattarella. È stata Meloni a volere questo decreto, al punto da far sapere ai suoi: o così o lascio.

L’unico prodotto senza dazi è la monnezza. Meloni viene insozzata dal Cremlino e riceve la solidarietà di Mattarella, “indignato”, Conte, Schlein, Salvini, Bonelli, Fratoianni e Tajani che convoca ovviamente l’ambasciatore. Vannacci tace. L’insulto russo sovrasta la cronaca del decreto sciagurato, il dl Sicurezza, con questo emendamento che è figlio di nessuno perché la madre sta a Chigi. Alla Camera, il ministro Piantedosi difende lo spirito della legge e si lega al banco tanto che c’è chi si domanda se si sia portato il pitale dietro o se evita, astuto, l’uscita e l’assedio. L’emendamento, quel contributo da destinare agli avvocati che favoriscono i rimpatri volontari, è stato definito dai dotti di Mattarella una specie di “patrocinio infedele”. Forza Italia e il suo Beccaria, Enrico Costa, il nuovo capogruppo, non si fanno vedere in Aula, ma FdI ricorda che era firmato da quattro relatori al Senato (Lisei, Gelmini, Occhiuto, Pirovano) e che il Colle lo aveva ricevuto già a metà marzo. Perché non c’è stato nessun rilievo allora? Salvini insinua il dubbio: “Il rilievo del Colle? Ormai non mi stupisco di nulla”. Solo Maurizio Lupi ha la grandezza di dire che “abbiamo commesso un errore, ma che la soluzione trovata è una buona soluzione, immagino del segretario Zampetti e Mantovano”. Continua su ilfoglio.it