“Zelensky è un cocainomane, non vedi come tira con il naso? Si fa di coca”. E l’Ucraina? “Se fossi Putin lancerei una bella atomica e la guerra finisce. Ma sai perché Putin non lo fa? Perché a Kyiv c’è la cattedrale cara agli ortodossi”, mi dice il Barone nero Jonghi Lavarini, il fascista neo-vannacciano, prima che la figlia “Fiammetta” lo porti via: “Oggi è il suo compleanno”. Sylvie Lubamba racconta che il generale è “ghiotto di branzino”. Sono la sporca dozzina di Vannacci. Non hanno la decima tatuata sul polpaccio, e neppure il teschio ma lo stuzzicadenti, anche se Alessandro, 27 anni, avvisa, “la decima no, ma fai attenzione, qui i maranza girano con il machete. E zac!”

Hanno trovato la parola d’ordine: la dozzina. Alle 19,30, un’ora prima che Vannacci si presenti da Lilli Gruber, individuo la sua “sporca dozzina” sotto un chiosco a Quarto Oggiaro, in questo Parco Verga che nessun autista conosce perché “non è più Milano, maforse Villapizzone. Chi viene fin qui?”. Spaccio, omicidi, ovvio, erba alta, due grattacieli di colore nero, che sembrano la scala per l’inferno. Si sono inventati “l’Aperi-Vannacci”, l’aperitivo per seguire in diretta Vannacci a La7, da Gruber, la prima volta, come la finalissima del Mondiale, e hanno girato l’invito alle televisioni, ai giornalisti, “venite”. Saranno dieci tavoli, pieghevoli, e, sopra una botte, c’è lo schermo che, racconta Max Bastoni, ex consigliere regionale della Lega, un uomo alto emagro, uno di quelli che aveva pensato di rifare la Lega con l’ultimo Bossi, “ci di quelli che aveva pensato di rifare la Lega con l’ultimo Bossi, “ci sarebbe servito per seguire la nazionale, solo che la nazionale non c’è. Questa serata è un modo per conoscerci in vista di sabato e domenica, la grande assemblea costituente che si tiene a Roma. Ci sarai?”. Ne parla come una San Sepolcro e come ne parlavano, nel 2009, i grillini, quelli del meet-up che pregavano sul web, scrivevano sul web, quelli del Parlamento da aprire come una scatoletta di tonno.

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