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Alfonso Raimo per Huffington Post

I 128 commissari straordinari che governano l’Italia

Quello per il granchio blu, per la frana di Niscemi, per i posti letto degli studenti, per il Pnrr, per le aree terremotate, per la peste suina: sono 73 nominati da Palazzo Chigi, più 55 scelti all’interno dei ministeri

Zaia vicesegretario. Salvini
ne ha un grande bisogno

Luca Zaia vuole un ruolo pieno nella Lega e garanzie sulle liste elettorali. Matteo Salvini - alle prese con la fuga di parlamentari e amministratori - vuole arginare l’onda vannacciana, ma nello stesso tempo non apparire commissariato. Sta in questo difficile equilibrio la via d’uscita della Lega da una crisi che gli ultimi sondaggi attestano in maniera inclemente. Il braccio di ferro potrebbe avere ripercussioni sulla legge elettorale. Il segretario smentisce le anticipazioni di Libero e degli altri quotidiani del gruppo di Antonio Angelucci – nota bene: Angelucci è deputato della Lega – che raccontano di una riunione, il 3 giugno scorso, tra Matteo Salvini e i maggiorenti del partito, tra cui lo stesso Luca Zaia e Giancarlo Giorgetti, al termine della quale Salvini ha dato il via libera alla..

Lega. Zaia vuole il congresso
Troppi addii, nordisti scontenti

Un congresso straordinario della Lega prima delle politiche. Con la presa d’atto che il partito a trazione sovranista è superato, si deve tornare alla Lega “original”: federale, ancorata ai territori, liberale in economia e sui diritti. La Lega sbarca nella terra del prosecco. Ma la due giorni di Treviso, chiesta da Matteo Salvini ai governatori del nord, e in primis al presidente del consiglio regionale veneto Luca Zaia, si annuncia come un amaro calice per il segretario del Carroccio. L’appuntamento era stato fissato per il 19 e 20 giugno, ma sarà spostato probabilmente alla settimana successiva per la concomitante visita di Papa Leone nel nord. Cadrà dunque il giorno dopo l’inizio dell’iter parlamentare della della legge elettorale. Continua su Huffington Post

Meloni indecisa su tutto
La agita il fattore Marina B.

Lo stallo in maggioranza è tale che all’ultimo consiglio dei ministri, che doveva essere quello decisivo, se n’è parlato sì, ma en passant. Eppure Giorgia Meloni, il 28 aprile scorso aveva promesso: “Avremo le nomine Consob e Antitrust la settimana prossima”. Di settimane, intanto, ne sono passate due. E servirà un altro vertice di maggioranza, lunedì prossimo, nella speranza che sia quello buono. “Ma meglio non scommetterci. Visto che si parlerà anche di legge elettorale”, spiegano fonti azzurre. I leghisti confermano: “Ad oggi sulle nomine non si muove niente”. Ironia dello stabilicium: in teoria serve a stabilizzare la maggioranza che verrà dopo le prossime politiche. Ma intanto destabilizza quella attuale. Tajani e Salvini su questo hanno litigato, e lunedì il banco potrebbe saltare. Continua su Huffington Post

Board of Peace, il meraviglioso mondo sottosopra di Tajani

Il ministro degli Esteri dice che è andato a Washington perché l'evento "è voluto dalle Nazioni Unite" ed era lì "insieme alla maggioranza dei Paesi dell'UE". Insomma, ha partecipato a una cosa che ha visto solo lui

Il generale Vannacci se ne va
E nella Lega c’è chi fa festa

A giudicare dalle reazioni, Roberto Vannacci ha fatto bene a lasciare la Lega. Nel partito sedotto e abbandonato, solo Salvini e i leghisti sovranisti se la sono presa a male. “Sono amareggiato sul piano umano prima che politico”, dice il segretario. Gli fa eco Claudio Borghi: “Roberto, che delusione… fai il gioco di chi divide le forze sovraniste”. Ma tra gli altri, nessuno si straccia le vesti per il suo addio. A cominciare dal partito del nord, che ora torna a dettare legge. Un passo indietro. A metà mattina, la notizia rimbalza a Montecitorio. I cronisti informano la deputata leghista Simonetta Matone: pare ci sia un estremo tentativo di Matteo Salvini, sta provando a convincere Vannacci a restare. “Eh no, non mi dovete dire queste cose…”, ironizza Matone. Il capogruppo..

Carroccio, correnti, guerriglie
E’ la Lega, ma somiglia al Pd

C’era una volta la Lega “ultimo partito marxista leninista”, come diceva Bobo Maroni. Quello in cui a decidere era il Capo Umberto Bossi – lo chiamano ancora così – e si poteva dissentire, certo, ma potevi dirlo solo ai familiari più stretti. Le correnti non esistevano. Men che meno i voti in dissenso. Il partito più vecchio del Parlamento, per giunta. Dove i segretari si avvicendavano a colpi di putsch. In principio c’era Umberto Bossi, poi Roberto Maroni, quindi Matteo Salvini: i congressi servivano a ratificare, a cose fatte. Col voto contrario sul decreto Ucraina di Rossano Sasso ed Edoardo Ziello, in nome e per conto del Mondo al contrario di Roberto Vannacci, nasce ufficialmente la prima corrente leghista. Che si aggiunge tuttavia a reti, associazioni e correntine che da..

Dopo la litigata con Trump,
Salvini e Meloni mollano Musk

Dal grande freddo tra Donald Trump e Elon Musk arriva una ventata di aria fresca sulla torrida estate romana. Tra i meloniani e il magnate di Starlink e Tesla più di qualcosa si è rotto. Non lo citano più, non lo celebrano, e neppure cercano di portarne avanti i piani ambiziosi. Di rimando Musk non fa niente per frenare Andrea Stroppa, che lo rappresenta nel Belpaese, che da esaltatore del governo Meloni s’è trasformato in un commentatore puntuto e critico. Musk progetta un nuovo partito - "America" vorrebbe chiamarlo con poca originalità - e Stroppa vagheggia un “piano per salvare l’Italia”. Ma da chi, dall’ex amica Meloni? Ingrato. Continua su Huffington Post

Gerenza

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