Borges, Flaubert, la Lapa assassina: il romanzo di Sottile
La lasciò scivolare a cena, a Palermo, la sua Palermo: “Per scrivere occorre tempo. Scrivere è come celebrare messa. Bisogna raccogliersi, pensare, attendere la pace, la luce. Solo il tempo permette di scrivere qualcosa di notevole. Il resto è cosuzza”. Era la frase di Giuseppe Sottile, il Flaubert di Gangi, un angolo di profonda Sicilia dove “l’eco della Bastiglia tardava ad arrivare”. Sottile usò la parola “notevole” e in cielo la luna ascoltava, nell’aria si respirava l’odore di gelsomino, a tavola c’era del vino bianco, ma un “tanticchia”. Un privilegio. Mi trascinò a Mondello e a metà serata iniziò a parlare di Borges, lo scrittore cieco dell’infinito, e poi a distinguere la parola che resta da quella che passa, e come Flaubert, nella sua “Educazione sentimentale”, voleva avvisare che la..

