Carmelo Caruso per Il Foglio

Borges, Flaubert, la Lapa assassina: il romanzo di Sottile

La lasciò scivolare a cena, a Palermo, la sua Palermo: “Per scrivere occorre tempo. Scrivere è come celebrare messa. Bisogna raccogliersi, pensare, attendere la pace, la luce. Solo il tempo permette di scrivere qualcosa di notevole. Il resto è cosuzza”. Era la frase di Giuseppe Sottile, il Flaubert di Gangi, un angolo di profonda Sicilia dove “l’eco della Bastiglia tardava ad arrivare”. Sottile usò la parola “notevole” e in cielo la luna ascoltava, nell’aria si respirava l’odore di gelsomino, a tavola c’era del vino bianco, ma un “tanticchia”. Un privilegio. Mi trascinò a Mondello e a metà serata iniziò a parlare di Borges, lo scrittore cieco dell’infinito, e poi a distinguere la parola che resta da quella che passa, e come Flaubert, nella sua “Educazione sentimentale”, voleva avvisare che la..

Bossi risorto. Ora i traditori
si dicono tutti figli suoi

Lo recuperano da morto ma lo avevano dimenticato da vivo. Figlio mio, figlio mio, perché mi hai abbandonato? “E ora dicono che sono tutti figli di Umberto Bossi, la Lega intera, la destra. Tutti”. E non lo sono? “Prima della sua morte, bella, mi creda, una morte che neppure Umberto avrebbe immaginato, celebrata dai quotidiani, i leghisti dicevano che erano figli di Maroni. Oggi sono tornati figli di Umberto”. Vi eravate sentiti al telefono? “Ero andato a trovarlo. A Natale. A Gemonio”. Bossi cosa pensava di questo tempo? “Pensava tutto il male possibile. Non si riconosceva. Da vivo lo hanno trattato malissimo, compreso chi diceva di amarlo”. Giulio Tremonti, l’amico di Bossi, ricorda che quando venne rieletto, l’ultima volta, per festeggiarlo Coldiretti volle organizzare un evento in suo onore, a..

Meloni sconfessa Bartolozzi
Delmastro vuole candidarla

Meloni è Sal Da Vinci e il referendum è accussì, accussì. Con la mano sul petto, da Milano, dal Teatro Franco Parenti, Meloni è versione “ve lo prometto”: “Non vogliamo liberarci dei magistrati, non vogliamo mortificarli” (Bartolozzi, dov’è il plotone?), “servono solo cinque minuti per votare. Non giratevi dall’altra parte. Votate”, “io non sono fatta per galleggiare”, “io non mi dimetterò in nessun caso e consiglio di votare Sì anche se il governo non vi piace. Non restate a casa”. Sembra una Leopoldina, con gli stacchetti di Sal Da Vinci, ma sul palco irrompe il tipo “ma questo chi è?”, uno sbandato, tale Orazio Maurizio Musumeci, che chiede a Meloni, stranita, “aspetto le dimissioni di Mattarella”. Va bene cambiare la magistratura ma anche gli uscieri e il servizio d’ordine. Ci..

Contro Kiev la triplice alleanza:
Cinque stelle, Avs e Vannacci

Le avete viste tutte. Non tutte. Ci sono affinità elettive giallo-nerorosse, M5s-Avs-Vannacci, le onde radio Putin. Oggi la Camera vota la fiducia al dl Ucraina e Meloni vuole sapere di quanti leghisti si può ancora fidare, quanti sono gli assenti, i felloni, gli imboscati, e cosa vogliono i marinettiani di Futuro nazionale. A ora di pranzo può nascere la Askatasuna con la pochette, gli anti Kyiv, la triplice alleanza M5s-Avs e vannacciani, i deputati Ziello-Sasso-Pozzolo. Questi vannacciani hanno capito il gioco. Si tengono la porta aperta con Meloni, insolentiscono Salvini. Ziello, la mente dei tre, sentite cosa pensa della Lega: “Molto presto finirà come l’Ilva”. Cosa votate oggi? Risponde Ziello: “Potremmo votare la fiducia e non il decreto o non partecipare alla fiducia e votare no al decreto. Riflettiamo. Ce..

Elly misteriosa e inafferrabile persino negli auguri

Se questi sono gli auguri di Elly Schlein meglio il bianco silenzio. Perché partecipare a una gara di foto natalizie con Meloni, Salvini, Conte, Salis, quando il risultato è il Deserto Rosso di Antonioni, l’alienazione a Lugano? Cinque foto pubblicate da Schlein sui social raccontano la strategia politica da buio in sala, la linea dell’esisto io, il mio sogno (fare la premier), il mio piatto. Schlein rivolge gli auguri alle famiglie ma non si vede mai un viso. Non c’è un tavolo, ma un angolo di tavolo, sempre e solo il suo. Non c’è un parente, non c’è una smorfia, non c’è la casa. Non c’è neppure lei. Che Italia è? Si dirà: è una scelta di privacy, ed è comprensibile, ma se la ragione è questa perché non affidarsi..

“Volti nuovi”. Come gira a Mediaset la ruota della politica

Forza Italia vive giorni surreali: il partito fondato dal “Caimano” si ritrova improvvisamente a difendere Repubblica, il quotidiano della sinistra in agitazione per la possibile vendita al greco Kyriakou. Barachini convoca i vertici, La Russa rassicura, la redazione chiede italianità alla Meloni. E Pier Silvio Berlusconi dice persino che gli dispiacerebbe vedere Repubblica in mani straniere. La scena è questa: il giornale di Scalfari accarezzato da chi per decenni ne è stato il nemico. Intanto, negli stessi istanti, Pier Silvio prova a rimescolare anche Forza Italia. Tra Cologno e Mediaset predica “facce nuove”, bacchetta Tajani, valuta governatori, manager, direttori, fa scouting come fosse un palinsesto. Il partito vive come in zona sismica. Sorprese in vista. Roma. Il modello di Pier Silvio Berlusconi è semplice: metterebbe Gerry Scotti al posto di..

Mediasetpolitik. Si parte alti e si finisce nel retequattrismo

Forza Italia si tenga Tony Tajani: con la cura di Pier Silvio Berlusconi rischia di crollare al 2.8 per cento. Vi raccontiamo il nuovo esperimento informativo Mediaset. E’ Realpolitik di Tommaso Labate, ed è una prova ulteriore di come si manda a sbattere un talento, per cucinare, alla fine, i soliti straccetti di retequattrismo: carne da cannone, sorrisi finti e cronacaccia. Per inseguire La7 di Urbano Cairo, per riverniciarsi ancora e spiegare al mondo (in Germania) che Mediaset è una televisione aperta (a sinistra), viene reclutata una firma politica come Labate. E’ un volto nuovo, brillante, scrive sul Corriere della Sera, ed è perfetto per la prima serata. E’ così talentuoso che Mediaset gli propone di tutto. Vuoi l’assunzione? Ti assumiamo? Vuoi la tua squadra? Te la diamo. A Mediaset..

Casa Meloni. I fastidiosi scarabocchi di Salvini e La Russa

E sarebbero questi gli alleati di Meloni, gli amici che dovrebbero aiutarla? Si è assemblato un tandem di adorabili straparlanti su Ucraina e legge elettorale. Sono Matteo Salvini e Ignazio La Russa. Non vogliono far cadere il governo ma riempire i giornali, usare la provocazione come petardo di Natale. Ecco cosa dice La Russa, in visita alla Camera, sulla legge elettorale: “Sui tempi di approvazione della legge, il Capo dello stato non può intervenire. È una prerogativa del Parlamento, semmai può intervenire sulla costituzionalità delle norme contenute nella legge”. L’altro è Salvini. Quando minaccia di non votare il decreto Ucraina, sulle armi, lo fa soltanto per distrarre. In Cdm è stato approvato il ddl delega sull’edilizia, il ddl di Salvini, ma Salvini è in realtà scontento. È “irritato”, “offeso” con..

Gerenza

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