Sezioni Tematiche

Giuseppe Sottile

Sono assessori?
No, sonnambuli

Ma dov’erano i dodici assessori quando Renato Schifani, rispolverando il ciarlatano gioco delle tre carte, ha tentato il bluff e ha annunciato il varo di una delibera che la giunta non aveva mai varato? Dov’era l’infaticabile Edy Tamajo o l’inafferrabile Luca Sammartino o la evanescente Elena Pagana o la sfuggente Elvira Amata, meglio conosciuta come la Piccola Balilla, quando il presidente della Regione diffondeva urbi et orbi la melanconica bugia di avere impegnato un miliardo di euro della Sicilia per il Ponte sullo stretto? Non c’è stato uno solo, di questi onorabili uomini di governo, che abbia avuto il coraggio di alzarsi e di smascherare la menzogna. Scusate la durezza dell’affermazione, ma questi non sono assessori. Non ne hanno lo spessore. Piuttosto metteteli insieme e fateli sfilare la notte di..

Il magliaro che governa
col gioco delle tre carte

Ricordate il gioco delle tre carte? Non lo praticano più neppure i ciarlatani che girano per le feste di paese allo scopo di trovare un pollo da spennare. Lo pratica invece Renato Schifani, un uomo che tutti immaginiamo immerso in una austerità istituzionale. Per dare sfogo ai propri rancori il presidente della Regione ha snocciolato una serie di bugie. Ha diramato un comunicato con il quale affermava che la giunta di governo, su sua iniziativa, aveva deliberato lo stanziamento di un miliardo di euro come cofinanziamento del Ponte sullo Stretto. E sbandierando quella notizia è andato dal ministro Salvini per chiedere la testa di un assessore che lui non sopporta più. Ma la delibera della giunta non c’è mai stata. Il comunicato stampa era una delle tre carte che il..

La politica sopraffatta
da umori e rappresaglie

Renato Schifani non riesce a controllare i suoi umori. Se Matteo Salvini non asseconda la sua voglia di silurare un assessore, il governatore della Sicilia iscrive il ministro nella lista dei rancori e convoca una riunione di giunta con la quale decide di ritirare il contributo di un miliardo che la Regione aveva stanziato per il Ponte sullo Stretto. Alla vendetta di Schifani segue la rappresaglia di Salvini che, d’imperio, sottrae alla Sicilia oltre 1300 milioni e li impegna per l’opera che a lui sta tanto a cuore. Sono guai. Non solo per l’economia dell’Isola. Anche per il governatore. Il quale ha già litigato con Meloni, con Tajani, con Raffaele Lombardo. Ed è riuscito a incrinare pure la sua alleanza con Cuffaro. Gli rimangono fedeli un ingordo pagnottista, un opaco..

Il Ponte, Schifani
e l’Opera dei Pupi

Tra il presidente della Regione, Renato Schifani, e il leader degli autonomisti, Raffaele Lombardo, volano ormai parole grosse. “Oggi è la sconfitta dei ricattucci, delle minaccette, delle squallide manovre”, dichiara Lombardo. Il retroscena sarebbe questo: Schifani voleva sottrarre all’assessore all’Energia, uomo del Mpa, le competenze non solo sui termovalorizzatori ma su tutta la gestione dei rifiuti. Il ministro Salvini, la cui Lega è federata con Lombardo, però non si è prestato al gioco e non ha dato a Schifani i poteri di commissario. Allora Schifani, per ripicca, ha cancellato il contributo della Sicilia, quasi un miliardo, alla realizzazione del Ponte sullo Stretto. Ma il ministro delle Infrastrutture ha inserito un vincolo, nella legge di Bilancio, che rende obbligatorio il sostegno finanziario della Regione all’opera. (All’opera dei pupi, va da sé).

Ma il governatore
taglia solo nastri

Nella questione morale non rientrano solo gli avvocati d’affari e i pagnottisti. C’è anche la sanità corrotta, quella degli appalti truccati. Ma l’assessore Volo non c’è – chi l’ha vista? – e il presidente della Regione ha una sola priorità: tagliare nastri. Non ne perde uno: da Siracusa a Ispica, dall'Ingrassia al treno diretto che collega l’aeroporto di Palermo con Agrigento. Nel frattempo la sanità sprofonda. E non solo perché le ruberie la stanno scorticando. Anche perché dal primo gennaio, se non si corre ai ripari, ambulatori e laboratori convenzionati chiuderanno bottega. Il ministero ha deciso di abbattere del 40 per cento le tariffe di ogni prestazione e, coi nuovi prezzi, nessuna azienda potrà garantire l’assistenza. I pazienti dovranno pagare gli esami. Qualcuno, tra una cerimonia e l’altra, ha avuto..

La Beatrice
della salvezza

L’Orchestra sinfonica è un baraccone di sottogoverno dove le nomine vengono fatte per accontentare clienti e pagnottisti. Se un artista finisce nelle sue spire prima o poi ne pagherà lo scotto. Lo sa bene Gianna Fratta, una pianista di raffinata cultura, chiamata nel 2021 a ricoprire il ruolo di direttrice artistica e costretta dopo due anni a tornarsene a casa. Fra non molto toccherà a Beatrice Venezi, la brava e famosa direttrice d’orchestra, salire sul palco del Politeama. Andrea Peria, il traballante sovrintendente della Sinfonica, l’ha scritturata per due concerti con lo scopo, va da sé, di dare prestigio all’istituzione ma anche per puntellare se stesso. Beatrice Venezi, come si ricorderà, è consulente di Genny Sangiuliano, ministro dei Beni Culturali. Peria non ha studiato musica, ma quando c’è da salire..

Ora Schifani annulli
il regalo alle compagnie

"Dopo interminabili doglie abbiamo partorito soltanto vento", scriveva nello smarrimento di un deserto il profeta Isaia. Ha partorito vento anche il presidente della Regione, Renato Schifani. Per dieci mesi ha martellato sul caro voli: ha insultato Ita Airways e Ryanair, ha traccheggiato con Aeroitalia, ha presentato ricorso all’Antitrust e ha messo pure sul piatto 33 milioni di euro. Ma ieri si è accorto di avere sprecato tempo e denaro: le tariffe sono più care dell’anno scorso, il bando per il rimborso è un papocchio burocratico, ai siciliani non resta che subire lo strozzinaggio. E per coprire i suoi fallimenti, il governatore ora invoca “una mobilitazione sociale”. Mentre il suo dovere sarebbe quello di annullare subito, hic et nunc, lo stanziamento di 33 milioni. Che ormai è da considerare un regalo..

Non sopportano più
né regole né controlli

Renato Schifani è partito, lancia in resta, contro la Corte dei Conti che si ostina a non esprimere il giudizio di parifica sul rendiconto del 2021. I giudici contabili aspettano che, sulla spalmatura dl 2,3 miliardi di disavanzo in dieci anni anziché in tre, si esprima la Corte Costituzionale. Ma il presidente della Regione non ci sta ed è passato al contrattacco. Per carità, è un suo diritto. Resta però il fatto che Palazzo d’Orleans diventa sempre più insofferente nei confronti delle regole. Gli esempi – gli scandali, stavo per dire – non mancano. L’ultimo caso è quello dell’Orchestra sinfonica e della nomina di un sovrintendente incompatibile con le disposizioni di una legge varata per evitare i conflitti di interesse. Indovinate chi è il consigliere – o il Bullo –..

La questione morale?
Il governo non ci sente

Toc toc. La questione morale bussa ancora una volta al portone di Palazzo d’Orleans ma il presidente della Regione non ci sente. Non apre nemmeno lo spioncino per capire le dimensioni del nuovo scandalo. Abbagliato dagli specchi che i pagnottisti del cerchio magico gli tengono davanti agli occhi per nutrire il suo narcisismo, Renato Schifani si è convinto che tutto gli è consentito. E si lascia perciò trascinare dagli umori, dalle simpatie, dalle logiche del clan. Al punto da ignorare le leggi costruite negli anni per evitare clientelismi e conflitti d’interesse. A cominciare da quella – la numero 26 del 2012 – che vieta la moltiplicazione degli incarichi e degli stipendi assegnati ai suoi fraternissimi amici. La questione morale, va da sé, tambureggia anche nelle dorate stanze dell’Ars. Ma non..

Il papocchio burocratico
di un assessore fru fru

Ha mobilitato trombettieri e ha strombazzato ai quattro venti la sua irritazione verso le compagnie aeree. Poi ha sbandierato i trentadue milioni inseriti in bilancio per riparare l’ingiustizia del caro voli e ha promesso un felice Natale ai siciliani “che finalmente potranno rientrare per le feste senza spendere un patrimonio”. Ma la campagna mediatica di Renato Schifani ha solo partorito un topolino. Torna in mente la disarmante profezia di Isaia: “Dopo interminabili doglie abbiamo partorito soltanto vento”. Il solo modo di ottenere uno sconto – su tariffe al di fuori di ogni decenza – è il rimborso. Dopo avere pagato il biglietto per intero, lo spennato viaggiatore dovrà connettersi a un sito della Regione. E lì si troverà di fronte a un papocchio burocratico che solo un assessore fru fru..

Gerenza

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