Giuseppe Sottile

L’ultimo capolavoro
di Schifani allo sbando

In tre giorni Renato Schifani è riuscito a commettere tre errori che pregiudicheranno in maniera pesante la futura azione di governo. Primo. Ha sconfessato l’accordo dell’assessore Francesco Scarpinato con Cateno De Luca, costringendo Fratelli d’Italia, principale azionista della sua maggioranza, a sostenere le tesi del sindaco di Taormina, il suo più accanito avversario. Secondo. Stordito dalle batoste di Scateno, ha indirizzato i suoi rancori contro Gaetano Galvagno, che aveva tentato una mediazione, dimenticando che il presidente dell’Ars è nel cuore di Ignazio La Russa, il potente senatore che l’anno scorso lo ha portato a Palazzo d’Orleans. Terzo. Ritrovatosi con le spalle nude si è rifugiato sotto le ali della Lega senza considerare che Matteo Salvini oggi è la spina nel fianco di Giorgia Meloni, di Daniela Santanché e dello stesso..

La guerra dei titani
ha già un vincitore

Crede che dopo Dio – e dopo Silvio Berlusconi – ci sia solo lui. Crede che il sole e le altre stelle gli girino attorno con testarda sudditanza. E crede pure di essere il solo uomo politico capace di fregare tutti gli altri. Studia giorno e notte come acquisire fette di potere e come distribuire pane e pesci a chi gli si inchina davanti per baciargli la pantofola. Non è egoista. E solo affetto da inguaribile egolatria: si adora e crede che i siciliani non abbiano altro dovere se non quello di incensarlo. Ma la settimana scorsa, mentre incedeva sul tappeto rosso dell’universo, Renato Schifani, presidente della Regione per grazia ricevuta, si è scontrato con Cateno De Luca, un altro personaggio che ha un’altissima e inarrivabile considerazione di sé. Ed..

Il Grande Affanno
di governo e Ars

Forza Italia, tra il grande lutto per Silvio Berlusconi e gli inevitabili assestamenti, ha avuto il coraggio di prenderne atto: il governo presieduto da Renato Schifani, si è impantanato; galleggia tra il niente e il nulla e comincia a paralizzare anche l’Assemblea regionale. L'ultima schermaglia a Sala d’Ercole sta a dimostrarlo. La maggioranza, irretita dai propri rancori e dalle proprie paure, non ha identità e al primo inciampo va numericamente sotto. L’opposizione insegue un parlamentarismo privo di sostanza ed è talmente stordita dagli inciuci che non riesce nemmeno ad affrontare la questione morale maturata tra le mura di Palazzo d’Orleans. Resta solo una speranza: che dopo Forza Italia rinsavisca anche Fratelli d’Italia; che Giorgia Meloni e Ignazio La Russa riconoscano di avere puntato, nella corsa alla Regione, su un cavallo..

Ma c’è molto disordine
nella Asp che si indigna

Daniela Faraoni, commissario dell’Azienda sanitaria di Palermo, ha avuto un vigoroso slancio di legalità e ha immediatamente annunciato che la Asp si costituirà parte civile contro Agostino Genova, il medico che si arricchiva elargendo invalidità fasulle. “Siamo indignati e disgustati”, ha commentato. Evviva. Ma c’è un ma. Sarebbe anche opportuno che la dottoressa Faraoni considerasse il caos che regna nel suo feudo. Da quasi un anno l’Asp ha nella pancia i soldi per pagare le prestazioni extra budget eseguite dalle strutture private nel 2021. Ma non c’è verso. C’è stato il severo richiamo dei vertici dell’assessorato; c’è stato il richiamo dei sindacati; ci sono stati persino i decreti ingiuntivi, ma la dottoressa Faraoni, come il Marchese Del Grillo, se ne sbatte. Nel disordine machiavellico del suo regno ci sono sempre..

Ma non c’è un duello
fra Tajani e Schifani

Macché duello tra Antonio Tajani e Renato Schifani. Tra i due non c’è confronto e, forse, nemmeno la possibilità di un dialogo. Il coordinatore nazionale di Forza Italia, forte dell’investitura fatta da Marina Berlusconi subito dopo i funerali del padre, ha deciso di tirare dritto e di tutelare con ogni mezzo l’unità del partito. Una linea irreversibile che ha ha avuto non solo il sigillo di Arcore ma anche quello, politicamente più significativo, di Giorgia Meloni. No, Schifani non avrà il minimo spazio per le sue manovre da basso impero. Anche i vertici di Forza Italia si sono resi conto che il governo siciliano è da otto mesi sospeso tra il niente e il nulla. Assecondare le ambizioni del suo presidente sarebbe come appuntare una medaglia sul petto di un..

C’è un altro mondo
a Palazzo delle Aquile

Anche lui ha ricevuto un’eredità pesante, un groviglio di inefficienza e guapperia, di populismo e inganno. Eppure Roberto Lagalla, da un anno sindaco di Palermo, non si è armato di fucile per la decimazione dei nemici, non ha reclutato gli arruffoni, non ha elargito consulenze da sessantamila euro l’anno ai suoi amici più cari, non ha fatto atto di sudditanza a Fratelli d’Italia, il partito dei vincitori, e non ha gridato, come un Brenno al fico d’India, “guai ai vinti”. Anzi quando si è posta la questione delle nomine, si è assunto la responsabilità di confermare al Teatro Massimo il sovrintendente Marco Betta, che era stato insediato lì da Leoluca Orlando. “Non condivido la logica dell’angelo sterminatore”, ha commentato nel corso di una intervista a Daniele Ditta, di Palermo Today...

Un arruffone pagato
con i soldi di tutti noi

Con una sentenza appena depositata, la Corte dei Conti affonda Gaetano Armao, l’avvocato d’affari che per cinque anni è stato assessore al Bilancio del governo Musumeci. I magistrati gli contestano un caos contabile di proporzioni gigantesche. In sostanza: o era un asino oppure piegava la spesa a indicibili ragioni politiche. Ma le brutte sentenze non arrivano mai da sole. Un secondo verdetto, emesso dalla Commissione tributaria, condanna Armao a risarcire il fisco di oltre seicentomila euro e all’un tempo rivela un paradosso: l’assessore che doveva garantire le entrate della Regione tentava di evadere le tasse. Bene, questo personaggio così benemerito sia sul piano amministrativo che sul piano privato, è stato appena premiato da Schifani con una consulenza pagata 60 mila euro l’anno da tutti noi siciliani. Uno scandalo. Che l’opposizione..

Ma qui di Berlusconi
non resta quasi nulla

Ora che Silvio Berlusconi ha concluso il suo viaggio su questa terra, ora che Mediaset ha trasformato il funerale di Stato in una ascensione al cielo, ora che si sono spente anche luci del Duomo di Milano, quale insegnamento trarranno coloro che, soprattutto in Sicilia, governano in suo nome, che dicono di averlo avuto come amico e come leader, che promettono di restare per sempre fedeli ai suoi valori e alla sua idea di libertà? “La luce taglia le tenebre ma le tenebre non l’afferrano”, recita il Vangelo di Giovanni. Oggi, a otto mesi dall’elezioni, vi raccontiamo il fallimento simultaneo dell’Assemblea regionale e della giunta presieduta da Renato Schifani: due istituzioni che non riescono a formulare una proposta di riforma, che non hanno nemmeno un sussulto di indignazione. La questione..

Muore con Berlusconi
anche la sua Forza Italia

Doveva essere il partito della libertà, liberale e libertario; doveva essere la casa dei moderati, dal grande respiro europeo e atlantico; doveva essere un punto di incontro per tutti coloro che credevano in un’economia ordinata, in un fisco sopportabile, in una giustizia giusta. E’ diventato un taxi. Senza colore, senza spessore, senza ambizioni. Il suo traguardo è spartire quattro incarichi di sottogoverno, tenere stretti gli amici e segnare a dito i nemici. Dove c’era slancio ci sono pigrizie, frasi fatte, accomodamenti. Dove si elaborava un futuro ora si amministrano rancori, risentimenti, livori. E’ questa la Forza Italia che Silvio Berlusconi lascia in Sicilia: un taxi a disposizione di pentiti, spergiuri, impostori, funamboli, avventurieri; di chiunque abbia da barattare la dignità con un posticino da trenta denari. Requiem per un partito..

La questione morale
dal Balilla ad Armao

Ma la questione morale non ruota solo attorno al Balilla e ai patrioti che si sono succeduti all’assessorato del Turismo. Certo, lo scempio di SeeSicily grida vendetta, come gridano vendetta gli allegri traffici con Cannes. Poi però bisognerà soffermarsi su un altro avventuriero della politica, scelto dal governatore Schifani come consulente e gran consigliere. Si tratta di Gaetano Armao, un avvocato che, negli anni del governo Musumeci, è stato assessore al Bilancio. Teoricamente controllava le entrate e le spese della Regione. Ma mentre si assicurava che i siciliani pagassero le tasse, lui tentava di evadere. Al punto che l’Agenzia delle Entrate l’ha trascinato in giudizio e c’è una sentenza che lo condanna a versare al fisco oltre seicento mila euro. Era proprio opportuno che Schifani, pagandolo a peso d’oro, gli..

Gerenza

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