Giuseppe Sottile

L’eleganza di Cottarelli
e il baratto della Chinnici

Carlo Cottarellli, che è un economista di primissimo piano, si è dimesso da senatore. Era stato eletto con il Pd, ma l’arrivo di Elly Schlein al vertice del Nazareno “ha spostato il partito lontano dalle mie idee”. Da qui la rinuncia al seggio. Tutto un altro stile rispetto a Caterina Chinnici, transitata la settimana scorsa tra le file di Forza Italia e acclamata l’altro ieri alla kermesse milanese dei berluscones come simbolo della lotta alla mafia. La figlia del giudice Rocco, assassinato quarant’anni fa a Palermo, è stata eletta per due legislature al parlamento europeo nelle liste del Partito Democratico. Ma nel momento in cui ha deciso “di abbracciare i valori di Forza Italia” si è guardata bene dal lasciare il seggio di Strasburgo. Anzi. Da professionista dell’antimafia ha cambiato..

Alleluja, finisce
la guerra dei cieli

La Sicilia è salva. Donna Franca, consorte del presidente della Regione, Renato Schifani, ha potuto in questo weekend raggiungere Roma con un aereo Ryanair pagando appena 72 euro; contro quegli strozzini di Ita Airways che, per la stessa tratta, pretendevano una tariffa di 260 euro. Alla luce di questo importante ritocco dei prezzi, il Governatore annuncia che intende rivedere la propria posizione e, di fatto, chiudere la lunga ed estenuante guerra dei cieli. Basta dunque con le contumelie e con i ricorsi all’Antitrust. Scurdamoce ‘o passato, voliamo in pace. Risolta la questione del caro voli non facciamoci comunque troppe illusioni. Sui problemi che affliggono la Sicilia il presidente non intende ancora metterci la testa. Ha da distribuire una valanga di incarichi ad amici, suggeritori, consiglieri e consigliori. Un lavoro lungo:..

Ma ora sopra il re
comanda il viceré

Ci hanno detto che il commissario di Forza Italia per la Sicilia è Marcello Caruso, un bravo ragazzo al quale Silvio Berlusconi ha consegnato di suo pugno le mostrine del comando. Ma è un’illusione ottica e basta scorrere le cronache di questi giorni per capire che le questioni, interne ed esterne al partito, vengono risolte personalmente da Renato Schifani. Ci hanno pure detto che Renato Schifani, così impegnato su liti e rancori di Forza Italia, sarebbe in realtà il presidente della Regione. Se lo è stato, non lo sarà più. Da oggi le più delicate questioni di governo passeranno dalle callide mani di Gaetano Armao, un avvocato d’affari che è stato consulente non solo di Ezio Bigotti ma anche di Stefano Ricucci, due avventurieri di fronte ai quali tremano banche..

Era un bel partito
è diventato un taxi

Doveva essere il partito della libertà, liberale e libertario; doveva essere la casa dei moderati, dal grande respiro europeo e atlantico; doveva essere un punto di incontro per tutti coloro che credevano in un’economia ordinata, in un fisco sopportabile, in una giustizia giusta. E’ diventato un taxi. Senza colore, senza spessore, senza ambizioni. Il suo traguardo è spartire quattro incarichi di sottogoverno, tenere stretti gli amici e segnare a dito i nemici. Dove c’era slancio ci sono pigrizie, frasi fatte, accomodamenti. Dove si elaborava un futuro ora si amministrano rancori, risentimenti, livori. E’ il ritratto della nuova Forza Italia, quella presentata dal presidente Renato Schifani al Politeama: un taxi a disposizione di pentiti, spergiuri, impostori, funamboli, avventurieri; di chiunque abbia da barattare la dignità con un posticino da trenta denari.

La pagliuzza e le travi
della sanità siciliana

Da qualunque parte ti giri trovi abusi, ruberie, malversazioni. E’ il disastro della sanità siciliana: uno smottamento continuo dei livelli minimi di assistenza che il governo Schifani non sa come fronteggiare. In queste ore rullano a Catania i tamburi di un’inchiesta: la procura ha disposto quattro arresti e ha inviato un avviso di garanzia all’ex assessore Ruggero Razza: avrebbe raccomandato un amico per un incarico retribuito con diecimila euro: una cosuzza. Certo, i magistrati fanno bene a indagare sulle pagliuzze ma bisognerebbe pensare anche alle travi. Prendete l’Asp di Palermo. Da cinque mesi la capa, Daniela Faraoni, blocca i pagamenti. Con danni inestimabili per le strutture. Per scucire i soldi pretende che le rinnovino l’incarico per altri cinque anni. Forse è questa la vera, grande colpa di Razza: avere affidato..

Musumeci e la disfatta
del suo cerchio magico

Ma sì, lui – Nello Musumeci – l’ha avuta vinta. Per cinque anni ha evitato accuratamente di mettere un dito nell’acqua calda e quando si è presentato da Giorgia Meloni, per avere la giusta ricompensa, ha potuto mostrare le mani pulite. Ma per i tre del suo cerchio magico le cose non sono andate per il verso giusto. Ruggero Razza, ex assessore alla Sanità, è stato colpito ieri da un avviso di garanzia per corruzione. Manlio Messina, ex balilla del Turismo, si ritrova con due procure alle calcagna per gli sprechi di SeeSicily. Mentre Gaetano Armao, ex assessore all’Economia, ha guai pesanti col Fisco: l’Agenzia delle Entrate gli contesta tasse non pagate per oltre 600 mila euro. Tutti e tre invocano e meritano giustizia. In attesa mantengono un piedino alla..

Il gioco che piace
a Palazzo d’Orleans

Forse è arrivato il momento di ricrederci su Renato Schifani. E’ vero, non sa governare e gira a vuoto: un giorno si inventa il caro voli e il giorno dopo viene sbeffeggiato dal capo di Ryanair; protesta con l’Anas per i cantieri della Palermo-Catania e non si accorge che gli crolla addosso la Messina-Palermo, di competenza della Regione. Ma in questi ultimi giorni c’è stata la svolta: l’intrepido presidente si è travestito da comandante in chief di Forza Italia e ha buttato sul tavolo dell’opinione pubblica due acquisti che lui spaccia, va da sé, come una conquista: Giancarlo Cancelleri, trombato già dai grillini, e Caterina Chinnici, mollata con allegria già dal Pd. I problemi della Sicilia, ovviamente, non lo riguardano. Gli piace traccheggiare con i partiti. Lo intrigano i sottoscala..

Ma qualcuno fermerà
i capricci delle Asp?

Gli ottimisti credevano – ce ne sono ancora, malgrado Schifani – che l’Asp afflitta da sadismo burocratico fosse solo quella di Palermo retta da oltre cinque anni da quella funambola del nulla che risponde al nome di Daniela Faraoni. Pensate: ha in bilancio i soldi per pagare le prestazioni degli ambulatori e dei laboratori convenzionati, ma non li scuce. Le strutture possono anche chiudere, lei se ne frega. Purtroppo lo sciagurato “metodo Faraoni” ha contagiato molti altri commissari delle aziende sanitarie. A cominciare da quello di Trapani che si ostina a non pagare nemmeno quegli eroici camici bianchi – perché di questo si tratta – che assistono con alta professionalità e sensibilità umanitaria i malati terminali. Sanno, questi super burocrati, che la loro stagione volge al termine e si concedono..

Dal piccolo Cancelleri
al Grande Maneggione

Pure i bambinetti dell’asilo sanno che l’arrivo del transfuga grillino conta meno del due di coppe. L’acquisto di Cancelleri è solo un’anteprima: serve a schermare un’operazione ben più sostanziosa. Preparatevi. In Forza Italia sta per tornare il Grande Maneggione, l’uomo che sa come intrecciare politica e affari; il consulente dei tanti avventurieri che arrivano in Sicilia col proposito di mettere le mani sull’argenteria per poi scappare in un paradiso fiscale. Tornerà, sì che tornerà. Perché in realtà non è mai andato via. Certo, ha tentato di assecondare ben altre ambizioni. Ma è rimasto sempre qui, nascosto in un sottoscala di Palazzo d’Orleans. Ha solo da risolvere, in Cassazione, un conflitto col Fisco su seicentomila euro di tasse non pagate. Subito dopo, la sua relazione clandestina col Principe verrà ufficializzata. E..

Schifani, Cancelleri
e la risposta di Totò

A sei mesi dalle elezioni, i siciliani hanno consolidato alcune granitiche certezze. Sanno di avere un presidente della Regione che gira a vuoto: come Crocetta, peggio di Crocetta. Sanno di avere un assessore all’Economia incapace di predisporre un bilancio: succedeva ai tempi del Bullo, succede ora con Marco Falcone. Sanno pure che, dopo l’arrivo di Giancarlo Cancelleri, punta di diamante della cultura grillina, la maggioranza potrà contare su un pacchetto di valori non negoziabili: la coerenza, la trasparenza e, soprattutto, la corrispondenza tra la politica della parola e la politica dei fatti. Resta un dubbio: il popolo di Forza Italia che ieri affollava il Politeama era garantista come Schifani o giustizialista come Cancelleri? Torna in mente un film di Totò. Gli chiedevano: ma lei è milanista o interista? E lui..

Gerenza

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