Tra le numerose raccolte fondi presenti su gofundme ce n’è una promossa da Giulia Natale, un’imprenditrice di Capri del gruppo Isaia (accessori e moda), che in due giorni ha messo insieme oltre 15 mila euro per aiutare i lavoratori del comparto turistico che, a causa del Covid, a lavoro non ci torneranno. Non nel breve termine. Capri, infatti, è un’isola sigillata che già nel corso di questi primi giorni di primavera avrebbe dovuto attivarsi in vista della stagione estiva. Come Taormina, per citare un esempio vicino a noi. Ma il Coronavirus non fa prigionieri e in uno dei luoghi più mozzafiato d’Italia tutto rischia di rimanere fermo. Così, come raccontato da “Il Mattino” di Napoli, Giulia e la collega Maria Colella, caprese ‘doc’ e già molto attiva nel mondo del volontariato, hanno puntato tutto sul crowdfunding, sperimentato in questi giorni da tanti personaggi dello spettacolo. Chi per aiutare la Protezione Civile, chi per offrire ventilatori polmonari agli ospedali. A Capri lo scopo è un altro: alleviare le sofferenze di tutti coloro per i quali lo Stato non ha – fin qui – previsto aiuti.

“Ho pensato cosa avrei potuto fare di concreto per aiutare la comunità in cui sono cresciuta ed in cui opero da tanti anni – ha raccontato Giulia a “Il Mattino” – così ho avviato una campagna di raccolta crowdfunding proprio per sensibilizzare gli amici di Capri d’oltreoceano, in particolare americani che costituiscono più del 90% della nostra clientela. Per me definirli solo clienti è riduttivo, loro sono parte di questa grande casa, di questa famiglia che è Capri, quindi li ho chiamati a fare un piccolo gesto di sostegno verso di noi che siamo come il parente di questa grande casa al momento in difficoltà”. “Tutti noi che siamo nati e cresciuti a Capri ma anche i tanti che fanno parte della nostra comunità estesa, che vivono e visitano Capri per tanti mesi l’anno, siamo angosciati per la chiusura in blocco, sine die, di hotel, ristoranti, stabilimenti balneari ed attività commerciali senza alcuna opportunità di lavoro nel futuro più immediato”. Da qui l’idea di chiedere un contributo a persone più facoltose, che per un’estate dovranno rinunciare a un viaggio, ma – volendo – possono dare una mano e infondere un po’ di speranza. Un’idea che tornerebbe utile per la Sicilia, dove il comparto turismo – uno di quelli che determina la fortuna della nostra economia – è colpito in modo feroce dal virus, che impedisce gli spostamenti e ha portato alla cancellazione di numerose prenotazioni.