Il verdetto è chiaro: nei tre Comuni chiamati al ballottaggio il centrodestra non riesce a raddrizzare una tornata nata male e finita peggio. Ad Agrigento vince Michele Sodano su Dino Alonge, a Bronte Giuseppe Gullotta supera Giuseppe Castiglione, mentre a Ispica Pierenzo Muraglie torna alla guida della città battendo Serafino Arena.
Il dato più pesante arriva da Agrigento, dove il centrodestra si era presentato già frantumato al primo turno e non è riuscito a ricomporsi nemmeno al ballottaggio. Michele Sodano, candidato del centrosinistra e sostenuto anche dall’area di Controcorrente di Ismaele La Vardera, è il nuovo sindaco della città con il 72% dei voti, lasciandosi alle spalle Dino Alonge. Una sconfitta che pesa doppio, perché certifica il fallimento della coalizione di governo. La spaccatura provocata da Lega e Dc, che al primo turno avevano sostenuto Gentile (con Salvini intento a promettere un nuovo aeroporto), ha determinato in maniera incontrovertibile il flop.

La Vardera con Gullotta
Non va meglio a Bronte, dove Giuseppe Gullotta, candidato di Controcorrente, batte Giuseppe Castiglione. L’avvocato – anche in questo caso una “scoperta” di La Vardera – chiude con il 63% delle preferenze. Per il centrodestra è un colpo simbolico: Castiglione non era un candidato qualunque, ma un deputato di Forza Italia, ex sottosegretario ed ex presidente della Provincia (nonché il genero dell’eterno Pino Firrarello, sindaco uscente). Doveva essere il nome dell’esperienza e del radicamento. È diventato il volto di una sconfitta che conferma quanto la coalizione, anche quando schiera pezzi importanti del proprio ceto politico, non riesca più a trasformare il peso degli apparati in consenso sufficiente.
A Ispica, invece, Pierenzo Muraglie torna a Palazzo Bruno di Belmonte. Sostenuto da tre liste civiche, ha superato Serafino Arena, appoggiato da Movimento 5 Stelle, Alleanza Verdi Sinistra e Controcorrente, attestandosi attorno al 56 per cento dei voti validi. Per Muraglie, vicino alla Democrazia Cristiana e al deputato modicano Abbate, si tratta di un ritorno: era già stato sindaco dal 2015 al 2020. Anche nella città del Ragusano il centrodestra si era spacchettato al primo turno, presentando due candidati (finiti al quarto e quinto posto).
Il quadro complessivo è impietoso. Il centrodestra era partito da undici Comuni amministrati (col proporzionale) e ne conserva appena quattro. Una specie di Caporetto. Ma il vero trionfatore di questa tornata è l’ex Iena Ismaele La Vardera: “Non potevo ricevere regalo migliore per il mio compleanno – dice il deputato regionale – Abbiamo dimostrato che i cittadini hanno voglia di cambiamento e quando vogliono sanno scegliere bene. Ora iniziamo la nostra azione di governo in due città strategiche. Da oggi parte la nostra storia, da qui parte la liberazione della Sicilia. È un chiaro avviso di sfratto al governo Schifani, ad Agrigento un modello di governo da esportare anche per le prossime regionali. Siamo felici di poter essere la locomotiva di un campo alternativo all’attuale governo che dimostra di poter vincere e amministrare per davvero. Onore anche al terzo candidato sindaco, Serafino Arena, che ad Ispica ha fatto un grande lavoro ma purtroppo non ce l’ha fatta”.
Nel centrodestra, intanto, esplode la polemica. Ad accendere la miccia è Nicola D’Agostino, deputato regionale di Forza Italia (segnalato da settinmane fra gli ‘scontenti’): “Chi pensava che questa tornata non avrebbe comportato conseguenze, si sbagliava. Adesso è davvero crisi, ed il centrodestra dovrebbe finalmente fare autocritica. Perdere Messina, Marsala, Enna, Agrigento, Bronte per scelte personalistiche ed in assenza di regia politica, significa soltanto che manca un leader regionale di coalizione e che si continua a perdere tempo per debolezza e paura di scegliere. Il rischio è che la gente ci punisca ancora più severamente alle prossime elezioni politiche, dopo tutti gli scandali regionali di questi mesi, ed i primi dati elettorali ne sono una neppure clamorosa conferma. Sembriamo paralizzati dalla paura, ostaggio delle nicchie di potere che difendiamo avidamente, manchiamo di coraggio, onestà, visione. Servirebbero atti forti ed in controtendenza, sia del governo regionale che dei leader di partito”.
Anche il commissario regionale dei berluscones, Nino Minardo, si lancia in un’analisi lucida: “Senza mettere in discussione il doveroso garantismo, che resta un principio irrinunciabile dello Stato di diritto, mi pare altrettanto evidente che i siciliani siano stanchi degli scandali, del malcostume politico e di pretese degne di signorotti medievali. La politica deve essere sempre esempio di sobrietà, responsabilità e servizio. Questo – aggiunge – è un tema che non riguarda soltanto Forza Italia, ma tutta la politica. Possiamo fare tutti i vertici che vogliamo, ed è giusto che si facciano per definire strategie e programmi. Ma se non saremo capaci di guardare con onestà ai nostri errori e di dare spazio a una classe dirigente che abbia a cuore prima di tutto il bene comune, l’onorabilità delle istituzioni e il rispetto dei nostri elettori, ogni sforzo rischierà di essere vano”.
Raffaele Lombardo, fondatore di Mpa e Grande Sicilia, parla del «punto più basso di questa ex coalizione». «Mala tempora currunt – rincara, nella sua conversazione con ‘La Sicilia’ – e non mi riferisco solo a queste elezioni. Questa coalizione va ricostruita su basi nuove, ha bisogno di una cura ricostituente. Poi, a valutare se la cura è servita saranno gli elettori. Quando? Non dipende da me». Ma qualcosa si muoverà fin da subito: «Mercoledì sera mi riunirò insieme ad altri esponenti di Grande Sicilia per decidere cosa fare». Uno strappo e un salto nel centrosinistra? «Questo lo escludo», conclude categorico.


